Posted by dariodenni on Gennaio 20, 2007 under Generale |
di Dario Denni
Immaginate di essere clienti della Banca di Roma. La mattina, accedendo alla casella di posta elettronica, leggete che il vostro conto è stato bloccato.°

Le reazioni possono essere molteplici. C’è chi, come me, cancella senza dubbio il messaggio.° Non sono cliente della Banca di Roma e comunque una banca non avverte della chiusura di un conto. Semmai, interrrompe i pagamenti. In ogni caso, anche se fossi cliente,° sarebbe impossibile° risolvere la questione on line. (Il post dovrebbe finire qui, ma per il gusto di parlare… andiamo avanti…)
Poi c’è chi inizia a sbagliare, facendo mille congetture° perchè non riesce a spiegarsi° cosa sia successo – magari perchè ha fatto pagamenti alti, fuori copertura, non saprei…. -° e° giustamente, va in banca a chiedere spiegazioni. Male non fa, di sicuro.
Poi, incredibilmente, c’è pure chi – spinto dalla curiosità – si legge il testo dell’email, anche se è sgrammaticato e pieno di errori di italiano.° Questo dovrebbe essere un vero campanello d’allarme: si presume che in banca lavorino addetti che abbiano superato la scuola dell’obbligo. In ogni caso, l’email potrebbe essere stata scritta pure da Alessandro Manzoni in persona, con un linguaggio corretto, semplice e comprensibile. Ragione che, semmai,° dovrebbe preoccuparci il doppio, considerato che le banche, di solito, cercano di farsi capire poco -° pur usando un linguaggio da Norme bancarie uniformi.
A questo punto, le strade percorribili vanno oltre la mia immaginazione.
Presumo però che, la vittima° - convinta di accedere al sito della Banca – fa un bel click sul link che si trova all’interno dell’email, e invece finisce dentro un sito molto simile a quello di cui è cliente, ma che gli carpisce i dati di accesso.
A dirla tutta, c’è un altro passaggio, intermedio.° Il malcapitato che crede di essere entrato nel sito della Banca di Roma, non solo non° si accorge di essere finito dentro www slovensky/ ecc ecc… ma addirittura immette e digita i suoi dati di accesso, come se dovesse entrare nell’area riservata del suo conto corrente on line. Magari, poi, si stupisce che l’operazione di accesso non produce alcun effetto -° se non una pagina di errore. E se volete saperla tutta, magari quel cliente è pure uno di quelli che non pagano con la carta di credito su Internet, per paura che gli venga clontata -° (un mito che presto sfateremo).
ESEMPIO:

Passando il mouse, senza toccare i pulsanti, sopra il link, si vede con chiarezza che il sito a cui° saremo collegati cliccando, non appartine alla bancadiroma.it ma a slovenski//ecc/ecc
Lo stesso discorso° vale per Ebay, Paypal e altri servizi simili sul web. Nessuno di questi servizi vi chiederà mai password o modifiche/conferme di dati personali con una email. Se avete dubbi, al limite, accedete direttamende dal sito della banca° digitandolo sul browser, via web, ma certamente non dal link interno all’email.
Sono convinto che queste regole siano, anzitutto, regole di buonsenso e rappresentano armi validissime per difendersi da molti raggiri compiuti sulla rete.
Posted by dariodenni on Gennaio 6, 2007 under Generale |
di Dario Denni°
L´analisi compiuta di quello che ruota attorno al Decreto Gentiloni per l´oscuramento° dei siti che offrono materiale pedopornografico, richiederebbe un´approfondita conoscenza di come funziona la rete Internet, delle differenze tra DNS, URL, IP, FQDN e molti altri aspetti tecnici che, presumo, la quasi totalità degli italiani ignori. Di fatto accade che la Polizia Postale e delle Comunicazioni stilerà una black-list di siti a cui inibire l’accesso° e che i fornitori di connettività (Provider) avranno sei ore di tempo per provvedere. In realtà non si tratta di un vero ‘oscuramento’, quanto piuttosto di evitare che il navigatore medio inciampi in detti siti. I veri poteri inibitori nascono da quel decreto attuativo firmato da Gentiloni. O meglio, dalla legge che lo ha previsto (Legge Prestigiacomo).
In pratica, ci saranno dei siti che, contenendo materiale pedopornografico, subiranno questo trattamento. Si tratta di un° provvedimento che° voleva provare a dare una risposta° anche ai recenti accadimenti di abusi commessi sui minori,° filmati, ripetuti e amplificati nella grande Rete. L’opinione pubblica è stata molto scossa dal famigerato° video in cui un bambino down veniva sottoposto a percosse durante l´orario di lezione. Quasi come se il problema pi๠grande fosse la diffusione del video su Internet° e non la sua creazione e, ancora prima, il fatto di bullismo° con l’aggravante dello status particolare della vittima. Ma il decreto in questione prende in considerazione solo la pedopornografia on line e -° sia chiaro -° non avrebbe potuto disporre oltre, considerato il quadro normativo che lo ha reso possibile.°
Questo tipo di contenuti° può essere inibito solo° con l´aiuto di strumenti legislativi° idonei° che vadano ad autorizzare quelli messi a disposizione dalla tecnologia. Siccome la tecnologia si evolve piu velocemente della legislazione, la domanda nasce spontanea:° siamo sicuri che questi contenuti potranno essere veramente oscurati? Lo abbiamo detto in premessa che non si tratta di un vero oscuramento. Non è un caso che fino ad oggi se ne sia occupato un Codice di autoregolamentazione (detto ‘Internet e Minori’) e il relativo Comitato di controllo, in seno al Ministero delle Comunicazioni. La° soluzione° può essere ricercata° solo con un incontro tra l’Autorità e le Istituzioni che sappia° accogliere i suggerimenti tecnici forniti da° chi poi, dovrà occuparsi materialmente° di° inibire l’accesso a questi contenuti sulla Rete.
Molto pi๠utile di qualsiasi decreto contro la pedopornografia, sarebbe una campagna di educazione per un uso consapevole di Internet, fatta per le famiglie nelle scuole.° Perché la diffusione di materiale pedopornografico è un reato nella realtà come su Internet.° Ma il reato pi๠grave è sicuramente quello che sta a monte, cioè l´abuso del bambino prima che venga prodotto un contenuto e pubblicato su Internet. E a livello di indagini, Internet stesso è stato uno strumento formidabile per scoprire determinati abusi che, altrimenti sarebbero rimasti sommersi. Ad esempio, l´immagine diffusa su° Internet° di un campanile e di un edificio, ha permesso alla Polizia di individuare la casa in cui era avvenuto un abuso e di indagare meglio° per poi scoprire il colpevole.
Questo dimostra che Internet, in se considerato, è neutro. E´ un formidabile mezzo di comunicazione, di studio e di lavoro. Ed ha permesso anche di scoprire determinati reati. Vi invito quindi a ricercare tutti gli elementi che sono coinvolti in questi fenomeni, andando a focalizzare l´attenzione anche sugli aspetti sociologici.
Vi racconterò un piccolo aneddoto.° Per Natale volevo regalare un cavalluccio a dondolo alla mia nipotina. Ma ne avvertivo la pericolosità intrinseca e ho chiesto alla mamma cosa ne pensasse. Lei° mi ha risposto: “Che problema c´è? Tanto quando ci giocherà , ci saremo sempre vicini noi genitori”. Ripeto: “Tanto quando ci giocherà , ci saremo sempre vicini noi genitori”. Ecco questa è una affermazione che dovrebbe essere tradotta anche per l’uso consapevole di Internet che, prima che venga compiutamente raggiunto, deve necessariamente passare attraverso il controllo dei genitori ed un percorso formativo che può essere fatto anche a livello scolastico.
Invece, oggi si prevedono meccanismi che possono andare a restringere la libertà di comunicazione. Perché andando ad oscurare uno di quei siti Internet, andiamo ad agire a livello IP e quindi ad oscurare tutto quello che su quell´indirizzo IP giace. Immaginate che un albero ha una foglia malata e io, invece di asportare la foglia o un ramo, sego via tutto il tronco. Quel sito poteva contenere un link ad un altro sito che a sua volta conteneva l’immagine incriminata. Molto piu semplice sarebbe introdurre i principi di° sicurezza nell’uso del° computer affiancati da un’educazione nelle scuole, per far si che l´utilizzo consapevole di Internet vada ad affiancare lo sviluppo psicologico del bambino, e non lo ostacoli.°
Oggi esistono dei software che permettono la navigazione differenziata e quindi, ad esempio, si può scrivere quante volte si vuole la parola ‘sesso´ nel motore di ricerca, ma questo non produrrà mai contenuti non idonei ai pi๠piccoli. Purtroppo però, restano comunque dubbi sul fatto che il server riconoscerebbe che dietro a quel computer ci sta un minore, e la cosa appare quasi come un regalo per i criminali in Rete.
Pensiamo anche a tutti i° servizi che non sono adatti ai bambini. Ad esempio, non è opportuno che un bambino utilizzi le chat"room che sono dei formidabili momenti associativi in cui si fanno nuove amicizie, ma che spesso nascondono insidie per i pi๠piccoli. Purtroppo restano ° uno degli ambienti multimediali pi๠a rischio,° in cui vengono adescati i bambini e allora credo sia necessaria una campagna di formazione che abiliti i minori ad un progressivo utilizzo di questi servizi, altrimenti° è meglio inibirli già a monte, sul pc di casa, a scuola, nei servizi foto e video dei cellulari.
E questo lo dovrebbe fare un controllo parentale pi๠approfondito, che non abbandoni il bambino davanti ad Internet, che non consenta l’accesso a servizi a rischio e che si avvalga di una alfabetizzazione informatica messa a disposizione nelle scuole.