Posted by dariodenni on Marzo 31, 2007 under Generale |
di Dario Denni
Mi rendo perfettamente conto " mio malgrado – che è solamente il risultato politico parlamentare, l´unico ad interessare i giornali e l´opinione pubblica. Io invece, resto ancora arroccato sulle premesse teoriche " per me inviolabili " su cui si basa buona parte del diritto costituzionale italiano. Non me la sento, almeno per il momento, di rinnegarle.°
Un decreto legge è già di per sé un piccolo ricatto confezionato ad arte dal Governo, quando si impossessa – in via eccezionale – del potere legislativo costituzionalmente riservato al Parlamento. Ciò gli è permesso solamente a fronte di casi che per ragioni di necessità e di urgenza, non potrebbero essere efficacemente regolati, attenendosi alla normale procedura legislativa.
Si tratta di una speciale deroga " ammessa e positivamente prevista dalla Costituzione -° al principio della separazione dei poteri. Tra l´altro ci sono intere materie che restano ontologicamente precluse a questo strumento, proprio perché riservate alla legge. A questo punto ci starebbe bene spendere almeno due parole sull´istituto della riserva di legge, ma ve le risparmio solamente per non tediarvi ancora e a lungo sulle regole di comparto della competenza tra gli organi dello Stato. Non mi sembra così ostico comprendere che un Bilancio, ad esempio, non può validamente essere approvato con decreto legge, ma che deve necessariamente passare per l´Aula.
Ora il punto della situazione è capire se anche una materia " quale è quella delle liberalizzazioni " può essere suscettibile ad essere disciplinata con un atto avente forza di legge, piuttosto che con un regolare percorso parlamentare. Io credo di no.
Lo strumento della decretazione d´urgenza, l´ho gia detto e non sono l´unico a pensarla così, è un ricatto che dura 60 giorni ma che produce nefaste controindicazioni per il solo fatto di esistere. Anzitutto non ci sono le premesse di coerenza tipiche di un atto normativo con tutta quella serie di ammortizzatori parlamentari che sono le analisi di impatto economico e le indagini conoscitive. E così il dibattito si sposta direttamente dalle commissioni alle pagine dei giornali. In casi estremi, sfocia nella protesta delle piazze. Limitatissimi risultano essere i poteri emendativi dell´aula in sede di conversione e il danno è ancora maggiore se questo castello cade per mancata conversione, una volta scaduti i 60 giorni. Anche in questo sta il ricatto: in una sorta di prendere o lasciare, dove se prendi il Parlamento risulta castrato e nella seconda ipotesi, si sviluppa solo un lavorio per i giudici, poi tradotto in business dagli avvocati.
Questa premessa non pretende di esaurire in alcun modo tutte le problematicità della decretazione d´urgenza, ma ci offre quanto basta per passare all´analisi della cosiddetta questione di fiducia. Una pratica da non confondere con la fiducia che invece chiede ogni nuova formazione di Governo, quando si presenta alla Camera dopo essere passata per il Quirinale.
Detto brutalmente, la questione di fiducia è un altro ricatto del Governo, solo che stavolta non è diretto al Parlamento nella sua interezza, quanto piuttosto alla stessa maggioranza politica che lo legittima a stare alla guida del Paese. Si intende in questo modo, bypassare per intero la discussione in aula, e andare direttamente alla fase di voto. La cosa è doppiamente frustrante per l´opposizione politica, che da un lato viene messa a tacere, e dall´altro vede sfumare ogni tentativo ostruzionistico posto in essere con la presentazione di una valanga di emendamenti, oppure con l´iscrizione di tutti i deputati, a prendere parte al dibattito. Ma si tratta senza dubbio di un´arma a doppio taglio per il Governo, che infatti rischia di cadere laddove la sua stessa maggioranza non cede al ricatto, determinando poi l´apertura della crisi.
Ecco spiegato perchè la questione di fiducia mal si concilia con la decretazione d´urgenza. E´ un doppio salto mortale carpiato che il Governo fa prima al Parlamento, imponendogli un testo chiuso, poi alla sua stessa maggioranza, imponendole come votare per non morire, e infine all´opposizione politica, impedendole la sua naturale posizione di critica democratica.
Posted by dariodenni on Marzo 24, 2007 under Generale |
Pochi giorni fa, ho scritto un articolo su Morse° in cui cercavo di esporre quali potrebbero essere i° rimedi per rilanciare il cinema italiano. Mi sono quasi sentito costretto a passare prima in rassegna, tutti i mali che oggi affliggono questo settore e solo successivamente, è stato possibile ipotizzare qualche possibile via d´uscita. E´ come se un cuoco, prima di iniziare a dire gli ingredienti della pasta alla carbonara, precisasse che il sugo e le olive nere non fanno parte della ricetta. E´ giusto il caso di precisare che l´occasione per approfondire simili tematiche, mi è stata offerta da una recente indagine sulla produzione dei contenuti audiovisivi. Una indagine che, come sovente accade, cerco di non metabolizzare subito, ma di ruminarci su almeno qualche giorno prima di digerirla. Purtroppo stavolta non è andata come speravo. Non ci sono riuscito a mettere in ordine tutte le tessere che compongono il grande mosaico del cinema italiano. Tra tasse di scopo e file sharing, la produzione dei contenuti sembra incastrata in un fraseggio di piattaforme e di possibili ambiti per fare investimenti. Il risultato finale è che oggi, si fa fatica a distinguere e mantenere distinte le questioni sulla protezione dei diritti, dalle esigenze pubblicistiche di un incentivo al settore. E´ come se si sapesse già che una riforma del cinema, prima o poi, arriverà , imminente, ma non si sa quando. Nè si capisce bene come gestirla, dove concertarla. A me sembra che "in questo caso – il timore dei danni che potrebbe procurare un intervento, è pi๠grande dell´attesa dei benefici che andrà a produrre. Ma come ho detto prima, è meglio ruminarci su ancora un po´ che imboccare la prima via di uscita.
Posted by dariodenni on Marzo 8, 2007 under Generale |
di Dario Denni
Incontrare l´altro on line. Una rivoluzione che perfino i medici si apprestano a definire come la prossima sfida dell´era telematica, con sicuri effetti nell´area affettiva e – perché no " anche in quella ben pi๠solida, legata all´economia e al business. Ed è così che nascono i primi fenomeni di social networking, cresciuti nel web come isole emerse in mezzo ad un mare d’informazione e comunicazione. Vere aree di incontro specializzate nel gettare dei ponti virtuali, cresciute fino ad azzerare il tempo, sfidando tutte le barriere geografiche e i freni inibitori inter-relazionali.
E´ vero: il sesso ha fatto da volano alla nascita dei primi network. Ma è anche vero che la politica ed il business (e in alcuni casi perfino la religione), non hanno tardato ad arrivare sulla scena con fenomeni di massa, specializzati a far incontrare persone, in un ambiente virtuale che° rappresenta il preludio a un reale scambio di informazioni e soluzioni, contatti e conoscenza, che nella vita reale " tutti sappiamo – costano tanta fatica e impegno.
Su Internet tutto funziona pi๠velocemente e si traduce in opportunità : opportunità di lavoro, opportunità di crescita, opportunità ° di scelta. Abolita la netiquette, già altamente sfoltita da un linguaggio ridotto all´osso, si è passati direttamente ad un tipo di relazioni pi๠snelle che non si lasciano chiudere alla dualità di un incontro ma si aprono alla pluralità di occasioni di incontro che ciascuno ha " se solo lo desidera" semplicemente entrando a far parte di° un network.
Si può decidere di osservare questi fenomeni dall´esterno, proprio come si fa° davanti ad un acquario. Oggi ti iscrivi, dici chi sei, carichi la tua storia e sei subito pronto, bello, impacchettato in vetrina. Posso sbagliare, ma così com´è stato interpretato il social networking in Italia, a me sembra solo un gran calderone di curriculum arricciati su se stessi come una pila di carte. Tutto sembra statico, rincretinito, assonnato. Ci vuole pi๠slancio, non c’è dubbio. Qualcuno ha pensato quindi di° iniziare a spammare amici e conoscenti, chiedendo per email, di farsi aggiungere ad una lista di contatti pubblici che è andata a declinarsi in una specie di elenco abnorme.
Ma tu quanti contatti hai? E’ inziata così una gara tra adolescenti che si misurano la virilità calandosi le brache. Non dico che sia sbagliato contarsi. Dico solo che mi sembra riduttivo aprire la rubrica, chiamare gli amici e dire che quello è social networking.
Io ad esempio, ho ricevuto molti inviti per entrare a far parte della lista di contatti di persone a me totalmente sconosciute. Sono paradossalmente entrato in contatto con migliaia di persone che si spacciavano per conoscenti. Quando poi finalmente ho trovato un pulsante per cancellare questi buontemponi, mi è comunque rimasto un dubbio: ma qual è l´effettiva utilità del social networking, se poi si resta appoggiati alle velleità vetrinistiche di cui parlavo poco fa?
Una risposta mi è venuta da un business club che opera nell´area di Milano e che funziona egregiamente perché organizza incontri ricorrenti, appuntamenti che uniscono occasioni sociali allo scambio di idee, di opinioni, di soluzioni. Questo è vero social networking: ci si incontra in un posto, si discute un argomento, ci si presenta. E´ chiaro che serve una regia per fare tutto questo: una vera organizzazione in senso oggettivo e soggettivo che a Milan in – devo dire – non manca di certo. Oggi questo club conta circa 800 iscritti: giudicare se siano pochi o tanti fa parte di quel giochino adolescenziale che è bene evitare se si vuole° fare business networking in modo serio. L’idea di fondo è quella di ripetere quell’esperienza anche a Roma e a Torino e così via anche in altre città , fino a creare un vero network radicato e interattivo sul territorio nazionale. Io lo trovo un caso di successo. Detto con uno slogan: meno elenchi, tanto business. Voi che ne pensate?
° Business Club MilanIn