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Il “cloud sovrano” di Amazon: una promessa che non convince

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Immaginate di tenere i vostri documenti più importanti, le cartelle cliniche, i bilanci aziendali o i dati della pubblica amministrazione in una nuvola lontana, gestita da qualcun altro che si trova a 14 ore di volo da noi. È questa la realtà di oggi per milioni di cittadini, aziende e organizzazioni in Europa. E da qualche giorno, a gennaio 2026, Amazon ha acceso i riflettori su una novità che chiama “cloud sovrano europeo”. Una specie di cassaforte tutta nostra, dicono, per rassicurare che quei dati non saranno trasmessi a terzi e siano immuni dal Cloud Act degli Stati Uniti.

La vera sovranità digitale non si compra con un contratto: si costruisce giorno dopo giorno, appalto dopo appalto.

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In pratica: i server restano in Europa, i tecnici che li toccano sono cittadini residenti in Europa, che vivono qui, e questo dovrebbe bastare per dire che siamo al sicuro. E’ chiaro che non è Amazon a rischiare di dipendere dal giudice americano o qualcun altro: siamo noi, europei, a dipendere da Amazon AWS e da altri cloud provider globali detti “Hyperscaler”. Una volta entrati nel loro sistema, uscirne costa caro, in tempo, in soldi e in competenze. E allora anche una separazione societaria in questo momento, suona più come una scappatoia che come una garanzia vera. E comunque una region cloud separata in termini societari non risolve il tema dell’indipendenza digitale e dell’autonomia strategica che sono il vero cuore del problema. Perché il controllo ultimo – la proprietà della tecnologia, le chiavi del software, le decisioni su prezzi e aggiornamenti futuri – resta indirettamente nelle mani di un’azienda americana. È come affidare le chiavi di casa a un custode del posto, ma sapere che il proprietario vero può cambiare la serratura quando vuole. Questo accade quando il potere è troppo concentrato, chi lo subisce deve svegliarsi, parlare, organizzarsi. La pubblica amministrazione non può continuare a firmare contratti solo perché il nome è rassicurante o perché “lo fanno tutti” da sempre specialmente adesso che deve irrobustire le proprie difese. Deve scegliere con criterio nuovo di affidamento del procurement digitale, altrimenti resterà sempre in una posizione di debolezza.

Allora come si esce da questa situazione di dipendenza digitale? Non si tratta di chiudere la porta in faccia ad Amazon o alle altre grandi aziende americane che sono indubbiamente leader dell’innovazione. Sarebbe sbagliato e poco realistico. Il mercato deve restare aperto. Ma c’è una leva potente che l’Europa può usare subito: gli appalti pubblici. La pubblica amministrazione è uno dei clienti più grandi e affidabili del settore. Di solito è il primo cliente dei servizi cloud e AI. Quando uno Stato, una regione o un comune sceglie un fornitore per gestire i propri dati, non dà solo soldi: dà visibilità, fiducia e un biglietto da visita per conquistare altri clienti. Se gli appalti più importanti – quelli che riguardano dati sensibili, come sanità, giustizia, fisco, sicurezza – venissero indirizzati con decisione verso aziende nativamente europee, cambierebbe tutto in fretta. Non serve inventare divieti. Basta mettere regole chiare nei bandi: i dati devono restare in Europa, la gestione quotidiana deve essere fatta da società che rispondono alle leggi europee, nel perimetro fiscale europeo senza vie preferenziali, quindi inclusa la nuova proposta di AWS.

Solo indirizzando meglio il procurement pubblico a prova di PMI del cloud e dell’AI, ovvero le aziende locali che già esistono e che in molti casi offrono prezzi più bassi e un servizio altrettanto buono, avremmo la possibilità di crescere davvero. Se le nostre aziende innovative guadagnassero clienti importanti, potrebbero investire di più in server, sviluppo applicativi e chip più potenti, assumere persone qualificate, inventare servizi digitali nuovi. In pochi anni diventerebbero concorrenti seri, non più comprimari o rivenditori.

Se la pubblica amministrazione fa da apripista, il mercato si muove. Gli altri clienti – banche, assicurazioni, industrie – iniziano a guardare con più attenzione le alternative europee. Oggi il mercato europeo del cloud è ancora dominato da nomi stranieri. Ma con una scelta intelligente e costante negli appalti pubblici, l’Europa potrebbe riappropriarsi di una parte importante del controllo dei dati e delle infrastrutture digitali. Senza traumi, senza protezionismi esagerati, ma con decisione.