La Fondazione Fare Futuro ha organizzato un Barcamp a cui ho avuto il piacere di partecipare.
La formula prevedeva interventi molto veloci, non in ordine e non programmati e con una legittima possibilità di interrompere il discorso con varie domande.
In questo video ho cercato di dare concretezza ad alcuni dati che erano stati esposti, provando anche a sfatare alcuni luoghi comuni su Internet:
1- Si dice spesso che la Politica è ignorante e che per questo crea problemi allo sviluppo di Internet. Cosa che in parte è anche vera, ma i privati non hanno dimostrato di saper far meglio. Ad esempio – nel mio intervento – cito il caso del portale web www.italia.it. In ogni caso questo è un problema che a mio avviso non si risolve con un rafforzamento della lobby.
2- Comunicare agli altri. Spesso capita di dover discutere dei temi e problemi legati ad Internet con degli esperti del settore, in contesti ristretti e con contenuti tecnici di carattere non proprio divulgativo. Nel mio intervento al barcamp di Fare Futuro, sostengo invece che si dovrebbe rafforzare la comunicazione verso l’esterno per diffondere il verbo anche verso la gente comune.
3- Ho voluto sfatare anche un terzo mito, quello per cui i figli non ne sanno pi๠dei genitori in fatto di computer e di Internet. Questo luogo comune va sfatato. Se conoscessero davvero il mezzo, non cadrebbero in certe trappole digitali, e non installerebbero virus nel PC. O comunque sarebbero in grado di risolversi da soli il problema, quando invece così non è.
Sono parole molto forti quelle di Bernabè che non sembrano tenere in considerazione la posizione emergente che spinge sempre di piu’ verso la creazione di una società della rete dove far confluire la fibra esistente e dove portare capitali da investire nell’infrastrutturazione di nuova generazione.
E’ chiaro adesso che Bernabè è un ostacolo. E non fa crescere Telecom (sosteneva correttamente il Viceministro Romani sulle colonne de Il Foglio) questo atteggiamento. Nuoce soprattutto l’assenza di un piano industriale con investimenti in tal senso.
Nell’era «dell’accesso la connessione alle reti è un diritto che deve essere garantito a tutti e, di conseguenza, è necessario che la collettività si faccia carico di sostenere gli oneri per garantire l’universalità dell’accesso alle reti, anche nelle aree di fallimento di mercato».
Lo ha detto Franco Bernabé, amministratore delegato di Telecom Italia, che ha tenuto all’università La Sapienza una lectio magistralis presso la facoltà di Economia, chiarendo che oltre al digital divide, un altro problema principale per la crescita delle tlc in Italia «è quello di sviluppare e qualificare la domanda di servizi Ict: di favorire, cioè, la digitalizzazione e l’ammodernamento delle imprese e della Pubblica amministrazione, nonché di aumentare la cultura informatica e l’attitudine all’uso delle nuove tecnologie da parte dei cittadini».
Sulla rete l’agenda deve essere dettata dal mercato con una pluralità di sperimentazioni, ha peraltro chiarito Bernabé. «Noi siamo fortunatamente in un’economia di mercato, con tanti soggetti, e il mercato fa la cosa che saggiamente deve fare. In Italia non c’è la Gosplan (la commissione sovietica dei piani quinquennali, ndr), c’è il mercato». Quindi, niente pressioni di tipo dirigistico del governo sull’azienda, soprattutto per quanto riguarda il futuro della rete, almeno nella visione del top manager. «C’è la necessità – ha spiegato Bernabè – che l’agenda venga dettata dal mercato, che vengano fatte una pluralità di sperimentazioni, perchè nessuno ha la ricetta giusta». Ribadito il no ad una società della rete: «Mi sembra – ha aggiunto – di averlo detto a chiare lettere».
Bernabè ha poi ricordato come gli investimenti in infrastrutture «che sono stati enormi, fatti tra gli anni ‘90 e il 2000, hanno portato fallimenti catastrofici di aziende di cui alcuni ancora portano i segni. Tutto va guidato dal mercato con la sperimentazione di diverse soluzioni di concerto – ha sottolineato – con le autorità delle comunicazioni e della concorrenza, le uniche titolate a dire che forme possono avere le sperimentazioni con soggetti che operano nello stesso settore».
Del resto, ha aggiunto Bernabé, Telecom Italia «ha non solo la consapevolezza, ma la volontà di essere attore protagonista di questa crescita. Abbiamo investito 18 miliardi di euro in 5 anni: quando mi si dice che Telecom non è in grado di fare investimenti, questo francamente non é accettabile». Intanto, non ci sono cambiamenti in vista nel piano industriale presentato l’anno scorso. In cda «facciamo solo stati di avanzamento», ha precisato l’ad. In Borsa Telecom Italia (-1,96%) sconta l’abbassamento del target price (prezzo obiettivo) da parte di Goldman Sachs e le decisioni decisioni dell’autorità per le tlc di tagliare il tetto del prezzo sugli sms.
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(ANSA) – STRASBURGO, 24 NOV – Via libera definitivo dal parlamento europeo alla riforma delle Tlc. Le nuove norme entreranno in vigore da dicembre. Prevedono la costituzione di un’Authority, maggiori tutele e privacy per gli utenti,piu’ garanzie per la libera concorrenza e lo sviluppo della banda larga. Gli Stati membri dovranno recepire la riforma entro il giugno del 2011