Italian Tlc Power Lunch

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25 Giu 2010, | Filed under Foto
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Certezza e fiducia – a cura di S. Natoli

Certezza e fiducia sono due termini che hanno un elemento in comune che è quello della sicurezza. Ecco, nella certezza la sicurezza non è problematizzata. Cioè si è talmente sicuri del contenuto, della condizione in cui ci si trova da non essere minimamente toccati dal sospetto che la situazione possa essere altra o che cio’ che si crede possa essere diverso dal modo in cui si crede.

Ecco, diciamo quindi che nella certezza, c’è una sicurezza compiuta in qualcuno o in qualcosa, nella fiducia invece la sicurezza c’è ma in qualche modo è una sicurezza concessa, data. Data anche con buone ragioni. E in ogni caso c’è un atteggiamento dove si anticipa il credito.

Evidentemente se lo si fa, lo si fa per buone ragioni o perché si è insicuri e allora si cerca un affidamento, oppure perché si vuole rischiare un di piu’ e allora in qualche modo bisogna crederci. Ecco quindi l’altra parola che appartiene a tutte e due le dimensioni, sia quella della certezza che quella della fiducia.

E parlo di questo perché noi ci troviamo in una società in cui si dice che sono cadute le certezze. Siamo in una società in cui è aumentata la sfiducia. Ci sono delle ragioni di lungo periodo che mostrano perché si è oggi in questa condizione, perché la gente si sente in questa condizione.

Sono venute meno le certezze perché il vecchio mondo, il mondo consueto in cui si credeva è stato scalzato dalle accelerazioni della storia, dai processi di globalizzazione. E infatti molti hanno una sintesi di una sindrome da sradicamento e non solo questo. Accanto a una sindrome da sradicamento sono riemerse le radici come nostalgia di cio’ che è stabile. E quindi in un mondo dove l’accelerazione produce indeterminatezza e dispersione quantomeno c’è una nostalgia delle radici, anche se poi queste radici si sono in parte disseccate o quantomeno sono irreperibili.

E questa perdita delle certezze ha diminuito la capacità di dare fiducia e quindi il clima di incertezza in cui ci si trova fa in modo che o si ha la nostalgia di antiche fiducie che riemergono o si chiede una sicurezza di natura sicuritaria, cioè giuridica. Si chiedono garanzie, si chiedono protezioni.

Queste cose evidentemente sono espressioni di un disagio. Bisogna vedere se le soluzioni sono adeguate allo stato. Molte volte un eccesso di richiesta di sicurezza e di garanzie produce una separazione, una cecità nei confronti degli altri una incapacità di attenzione verso il nuovo, e quindi una forma di regressione.

Dall’altro lato una riscoperta di antiche radici può riportare uno spirito identitario e quindi separato, ma soprattutto uno spirito identitario ma anche ideologicamente identitario.

Perché quando si apparteneva a un mondo di certezze c’era la calma di un’appartenenza. Quando si vogliono ritrovare certezze perdute c’è un’apoteosi, un’apologia dell’identità. C’è qualcosa di volontaristico. Perché in effetti la certezza veniva e viene quando si ha familiarità. Ecco: il bambino nei confronti dei genitori ha una spontanea fiducia perché si vede protetto.

Nelle società abbastanza ripetitive, rituali, c’erano forme di comportamento che erano talmente uniformi che si prevedeva piu’ o meno quello che sarebbe potuto accadere. Ti conosco, so come vanno le cose. L’andatura del mondo mi è presente, e allora in questo caso bastava avere delle fedeltà rituali. Delle obbedienze convenienti. E sostanzialmente si stava in una situazione di orizzonte di sicurezza.

Perché si possa trovare una soluzione a questa insicurezza bisogna in primo luogo essere capaci di rischio. E si è capaci di rischio se si ha una fiducia in se’ stessi. Cioè se si è convinti che vale la pena avventurarsi, vale la pena di fidarsi di qualcuno per stabilizzare il proprio futuro. Se in qualche modo non ci si affida a qualcuno, e non si crede a qualcosa si entra in una forma progressiva di regressione perché non c’è lo scatto in avanti. Ma questo non può avvenire per una deduzione. E’ chiaro che quando si da credito a qualcuno – la figura è anche economica, è anche bancaria – si fa un calcolo. Ma un calcolo ha sempre un ordine di probabilità. Non c’è una deduzione assoluta. Ci deve essere un salto e il salto si ha e si fa, soltanto quando il soggetto è preventivamente capace di tollerare la sconfitta. E in un gioco costo-beneficio, vale la pena rischiare ed aprirsi all’avvenire che essere sostanzialmente chiusi in se stessi, dove si è ugualmente sconfitti senza averci provato.

L’apertura al futuro esige uno slancio e una fiducia in se’ stessi, non fosse altro come capaci di tollerare il dolore perché soltanto fronteggiando questo richio noi siamo capaci di avvenire.

23 Giu 2010, | Filed under Cultura
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La dieta mediatica di Dario Denni

Prendo spunto da Luca Conti per snocciolare la mia dieta mediatica, ossia le fonti di informazione principali con le quali mi nutro ogni mattina.

Anzitutto ci sono i miei abbonamenti ai quotidiani che leggo rigorosamente un po’ perchè li pago e un po’ perchè mi piacciono. Ed è così da molti anni ormai. Una vera dipendenza.

Inizio il riscaldamento con il Corriere della Sera (nazionale e locale, Roma). Passo ad una lettura veloce de Il Tempo (nazionale). Approfondisco con Il Giornale, Libero e il Riformista. Completo l’opera con La Stampa e chiudo gli ultimi 20 minuti con Il Sole 24 Ore che mi richiede piu’ tempo, specialmente il giovedi. Non mi faccio mancare una rapida sfogliata anche alla Gazzetta dello Sport. Come sapete, non leggo Repubblica ma ci inciampo tre volte al giorno on line.

A questo punto passo al Guardian, al WSJ Europe e a Usa Today che adoro e a cui sono abbonato..Se ho tempo leggo anche il Chicago Tribune ma raramente e alcuni giornali inglesi solo il sabato e la domenica.

Sono abbonato a tre settimanali: Economist, Internazionale, Panorama. Questi li lascio sempre in bagno perchè è l’unico ritaglio di tempo che ho per leggerli.

Ho il feed ai post di 800 blog che ricevo sulla casella di posta elettronica come se fossero email. Una volta li leggevo TUTTI, mentre ora ho sviluppato una specie di vista laser e dal titolo del post che poi diventa l’oggetto dell’email, cerco di capire se l’argomento mi interessa o no.

Leggo anche 8 rassegne stampa di associazioni italiane e internazionali, enti culturali, privati e pubblici, e lo faccio solo perchè spesso buco giornali importanti come MF o meno importanti come il Messaggero che alle volte ti spiazzano con un articolo interessantissimo che devi assolutamente sapere. Le rassegne stampa mi permettono di conoscere anche gli orientamenti dei giornali schierati (Il Fatto Quotidiano, Unità, Europa, Il Secolo, l’Opinione) e dei giornali esteri che si occupano di politica e di economia.

Leggo certamente anche Key4biz e Cor Com, ma solo perchè mi mandano la loro fantastica dailyletter altrimenti sarebbe difficile trovare il tempo. Leggo Dagospia, ascolto molti podcast RAI e Feltrinelli. Non guardo mai i telegiornali perchè non accendo la televisione dal 2006. Certi programmi di approfondimento politico li seguo su RAI.TV e spesso di notte, il giorno dopo.

Uso molto un servizio di Google, ‘Alert’ in cui si impostano le parole chiave e si riceve giornalmente sulla casella di posta, tutto ciò che viene indicizzato sul web su quel tema. Credo di avere un centinaio di allarmi di questo tipo, tutti virgolettati per avere i risultati esattamente inerenti alla parola chiave. Ad esempio: “Expo2015″, “Telecom Italia”, “Franco Bernabè”, “Corrado Calabrò”, ecc. ecc.

Alla fine ho deciso di aprire un altro blog, esclusivamente per metterci i ritagli stampa degli articoli che mi interessano di piu’. Una specie di archivio dove torno a frugare quando la memoria mi abbandona.

17 Giu 2010, | Filed under Interviste, articoli e dichiarazioni
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E’ aperto il dibattito sulla nostra Costituzione – di Dario Denni

Si è aperto il dibattito sulla nostra Costituzione e mi viene in mente il mio professore di Diritto Romano che vantava tanto la Costituzione del Brasile per l’azione popolare, pensate un po’. Si tratta di un istituto arcaico che ancora oggi sopravvive in due o tre Paesi al mondo e che apre la via alla tutela paesaggistica da parte dei privati cittadini. I Romani – non c’è da stupirsi – avevano già inventato tanti secoli fa una soluzione del genere, ma qui da noi non è pervenuta alcuna traccia. I nostri Padri costituenti erano tutti presi con la famiglia (che già oggi non c’è piu’), con i diritti umani (che sono violati in tutto il mondo), con la costruzione stessa della Repubblica, che non era proprio una cosa da poco, lo capisco, introdurre anche un’azione popolare. Era necessario inventarsi le Province, poverini… cosa ne sapevano che a distanza di qualche lustro non sarebbero piu’ servite?

Ecco. Le esigenze moderne sono ben altre e questo si sa. Si dice spesso che l’impresa è da sostenere. L’impresa di solito fa profitti e distribuisce dividendi, ma paga anche i salari ai dipendenti, non ve lo dimenticate mai. E badate bene che fin qui ci arriva anche la nostra Costituzione – diciamo – che tutela appunto la libertà d’impresa. Manca però un’azione popolare. Ma che bel problema che vi pongo oggi, eh? Beh, intanto vi dico che è vero che manca in Italia, ma se manca in Italia, manca anche in altri ordinamenti giuridici e quindi oggi che il caso diBP ed il disastro ambientale nel Golfo del Messico offrirebbero spunti sufficienti per esperire azioni su azioni, e tra queste, o forse l’utima di queste, dovrebbe essere proprio un’azione popolare, mi viene in mente che se fosse successo da noi lo stesso disastro ambientale, sicuramente avrebbe invaso l’intero bacino del Mediterraneo, da Civitavecchia a Olbia, da Palermo a Livorno e io mi sarei sentito danneggiato, tremendamente danneggiato per quanto accaduto. E vivo in Italia e non ho uno strumento per difendermi.

C’è una generazione di giuristi eruditi che si è formata su ipotesi di scuola come queste. Potrebbe essere il caso di ascoltare cosa hanno da proporre. Chissa’ che non si trovi il modo giusto di avvicinare il dettato costituzionale alla mutata realtà dei fatti.

Corrado Passera: “Telecom farebbe meglio a pianificare la fibra con gli operatori rivali”

Ieri sul WSJ dichiarazioni forti di Passera (riprese oggi da tutti i giornali)

Mr. Passera dismisses the notion that austerity drives are obstacles to infrastructure spending. “Good management of public spending is totally consistent with a certain percentage of long-term investments,” he says, adding that much of the funding can come from private investors if the government backs the investment with guarantees. “There has to be a mechanism of … public guarantees,” he says.

One example of how Italy’s infrastructure has fallen behind its European neighbors is the country’s broadband network. Much of Italy’s Internet access is slow and spotty; many Italian cities rely on networks made of copper wire rather than high-speed fiber optic cable. Telecom Italia SpA, the former state-owned monopoly, has recently said it plans to invest €7 billion in infrastructure projects, including fiber optic networks. Many analysts, however, have questioned whether Telecom Italia can finance a new network while digging its way out from under a €33 billion mountain of debt.

Mr. Passera says Telecom Italia should simply band together with smaller rivals, rather than trying to finance a fiber-optic network on its own. “We should concentrate our efforts in a very modern, effective kind of network, because competition (at) that stage is not the best possible way to invest money,” he says. At the end of 2008, Intesa Sanpaolo wrote down its 10% stake in Telco, Telecom Italia’s controlling shareholder, by €165 million to €378 million.

8 Giu 2010, | Filed under Telecomunicazioni
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I vantaggi della telepresenza

5 Giu 2010, | Filed under Telecomunicazioni
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Ultrabroadband life-style

5 Giu 2010, | Filed under Cultura, Telecomunicazioni
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