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Enel Open Fiber: operatore di lungo periodo o investitore finanziario?

Enel Open Fiber: operatore di lungo periodo o investitore finanziario?
Il pericolo piu’ grande è il massacro del mercato wholesale
Di Dario Denni

Enel Open Fiber è un esperimento di politica industriale intentato dal Governo in collaborazione con un partner privilegiato come Enel per la stesura della fibra ottica non solo nelle aree a fallimento di mercato, ma anche nelle aree piu’ ricche dove si verifica una concorrenza tra operatori infrastrutturati.

Molto spesso il focus è centralizzato sull’aspetto del risparmio che Enel Open Fiber potrebbe avere nella stesura della fibra ottica per via della sostituzione dei contatori, rispetto a un qualunque altro operatore – pure impegnato nello stesso business – che però è appesantito da una struttura di costi irrecuperabili legati ai lavori di scavo e senza il privilegio di poter godere di sinergie con settori economici attigui, come ad esempio quello elettrico.

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Agcom sfida gli OLO sulla segmentazione geografica

Litigiosità e orientamento al costo come motivi del ritardo infrastrutturale italiano. L’Italia rischia di essere doppiata dagli altri Paesi in termini di penetrazione di Internet in banda ultra-larga.

L’identificazione e l’analisi dei mercati di accesso alla rete fissa di Telecom Italia è un argomento tecnico che interessa solo gli addetti ai lavori. In questo articolo semplificheremo al massimo terminologie e concetti fino a raggiungere un livello di comprensione basico, sufficiente per capire perché l’Italia rischia di essere doppiata dagli altri Paesi in termini di penetrazione di Internet in banda ultra-larga.

  • Litigiosità come motivo di ritardo
  • Un occhio di riguardo al giudice amministrativo
  • I mercati rilevanti: il palleggio tra Roma e Bruxelles
  • La differenziazione geografica e dei rimedi
  • Perché’ gli OLO si oppongono alla segmentazione?
  • Ma di quale rischio stiamo parlando?
  • Il rischio dell’operatore concorrente
  • Dove sta la concorrenza nella fibra?
  • Conclusioni

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Ecco la verità su AGCOM e DDAONLINE

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Non è bello, non mi piace e non ho nemmeno voglia di fare da controcanto alle critiche infondate che sono piovute contro il regolamento AGCOM sul diritto d’autore on line. Continua a farsi sentire una frangia violenta di scrittori, per lo piu’ legulei, capaci di invertire il senso delle parole e di dare ai fatti interpretazioni malevole che mi spingono tutte le volte a chiedermi perché chi ha la responsabilità editoriale di quel giornale, sito o blog, lascia che siano pubblicate falsità e sciocchezze create probabilmente ad arte per attrarre lettori ed avere visibilità.

Ed è così che un semplice rinvio del dibattito sul regolamento alla Camera, diventa una notizia se viene fatta passare come un’inammissibilità di interventi e repliche. Così come, allo stesso modo, le congratulazioni della Commissione Europea, che ben possono arrivare per molti canali, diventano un intrigo internazionale. Infatti esce fuori una lettera contenente i rilievi europei alla delibera che all’epoca era solo in bozza e i detrattori la trasformano in un orpello per chiedere un’ulteriore notifica della versione finale a Bruxelles. Un atto non dovuto e che semplicemente non esiste. Altrimenti nel caso sarebbe l’Europa a chiederlo e non certamente un quisque de populo.

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Può AgCom disattendere una Raccomandazione europea?

La Raccomandazione offre linee guida cui i singoli Stati devono uniformarsi. E’ quindi chiaro che AgCom può disattenderle. Va sottolineato però che la prassi nel settore TLC affida un’efficacia alle Raccomandazioni che nella teoria del diritto non hanno.

di Dario Denni (promotore de L’Osservatorio della Rete)

TELECOMS – L’Autorità indipendente preposta in Italia a regolare il settore delle TLC, la televisione, l’editoria è l’AGCom.

L’impalcatura normativa che guida le scelte del regolatore scaturisce dal Parlamento nazionale e da Bruxelles, ma nel caso delle telecomunicazioni, quest’ultima istituzione pesa molto di più nel definire i framework normativi nazionali, a sostegno dell’idea che l’Europa necessita di regole omogenee per lo sviluppo del mercato comune.

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Organo di Vigilanza della Parità di Accesso: un organo autoreferenziale che non rappresenta gli operatori alternativi

Perchè è necessario un rappresentante designato dagli operatori alternativi
nell’Organo di Vigilanza della parità di Accesso

Questa lettera è stata spedita al Presidente ed ai Commissari di AGCom e dell’OdV della Parità di Accesso.

Di Dario Denni * promotore www.osservatoriodellarete.net

Insieme a quattrocento amici regolamentaristi, blogger, esperti delle TLC, abbiamo creato un Osservatorio della Rete, che tra le molte tematiche affrontate nel quotidiano, ha avuto modo di elaborare anche una “controrelazione” all’evento annuale tenuto dall’Organo preposto alla Vigilanza degli impegni assunti da Telecom Italia nel 2008 per sfuggire alle sanzioni conseguenti ad una serie di procedimenti aperti dalle due Authorities che presidiano il settore.
Come spesso capita, nei contesti pubblici i toni pacati e talora buonisti possono coprire le tante cose che non vanno. Dispiace quindi constatare l’assenza di un contraddittorio alla relazione del Presidente dell’OdV Antonio Sassano a cui, come Osservatorio della Rete, vorremmo porgere alcune questioni urgenti.

NECESSARIA INDIPENDENZA TOTALE – Il caso europeo che ha portato recentemente il Commissario Almunia a sanzionare una nota multinazionale per inottemperanza degli impegni assunti, prendeva le mosse dal fatto che il suo predecessore alla concorrenza, la commissaria Kroes, aveva permesso che a controllare l’attuazione degli impegni fosse un soggetto scelto dal controllato. “Un’ingenuità che non dovrà ripetersi” – ha dichiarato il Commissario Almunia. Se portassimo su questo stesso piano, mutatis mutandis, anche l’esperienza dell’Organo di Vigilanza della Parità di Accesso noteremmo da subito due cose: la prima è che il budget annuale minimo che ha a disposizione deriva da uno stanziamento da parte di Telecom Italia in misura pari o superiore a 880mila euro (ex art.2 co.2 regolamento OdV). La seconda anomalia è che a norma del citato regolamento, Telecom Italia decide il quantum (“I Componenti hanno diritto a un emolumento stabilito dall’Amministratore Delegato di Telecom …”) e il qualis allorchè Telecom Italia stessa può anche sollevare dall’incarico i componenti in un contesto dove quasi l’intero Ufficio risulta composto da dipendenti di Telecom.

L’imbarazzo ora è tanto che non si capisce perché continuare ad essere così ingenui. L’esistenza stessa dell’Organo di Vigilanza sarebbe messa in pericolo se dal suo lavoro derivasse una rottura degli impegni di Telecom con l’Autorità delle Comunicazioni. Infatti, se venisse meno la sua funzione, verrebbero meno i componenti, dunque manca un incentivo a soluzioni rigorose, che se assunte comporterebbero la fine del mandato per i componenti dell’Organo.

 

REVISIONE DEGLI IMPEGNI – Il Presidente di AGCom Angelo Cardani durante il suo intervento alla Relazione annuale OdV, ha chiarito che nel pacchetto di impegni che Telecom Italia ha assunto nel 2008, si rinviene l’obbligo a fare e non anche un’obbligazione di risultato. Vale a dire che se gli impegni non hanno prodotto lo scopo desiderato, ma ad essi Telecom è rimasta aderente, il fatto che persistano ragioni di mancata compiuta competizione non è ascrivibile alla responsabilità dell’Incumbent. E’ una questione molto capziosa, da giuristi più che da economisti. Se si esclude una forma di responsabilità in capo a Telecom quando adempie agli impegni ma questo fatto non produce effetti sperati in termini di apertura della concorrenza ci sembra quantomeno opportuno rivedere gli impegni. Altrimenti ci troveremmo nella condizione sconcertante di dichiarare che l’operazione degli impegni è riuscita ma il paziente (competizione) è morto!

Ci sono dunque due cose urgenti e il Presidente OdV Sassano ha diritto a proporlo all’Autorità insieme a noi dell’Osservatorio della rete.

Anzitutto, rivedere la nomina dei componenti in modo tale che siano scelti tra i dipendenti dell’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni, non necessitino di sussidi diretti, che Telecom dovrà bensì corrispondere ad AGCom.

In alternativa uno dei componenti dovrebbe essere proposto dagli operatori concorrenti a Telecom Italia, perché sono loro i primi ad aver interesse che le cose funzionino.

Come constatato anche da procedimenti Antitrust pendenti persistono gravi ostacoli alla concorrenza, con comportamenti abusivi già condannati in passato. Sarebbe opportuno rivedere gli impegni presentati nel 2008 da parte di Telecom con l’apertura di un procedimento AGCom di revisione che raccolga le posizioni degli altri stakeholder sul mercato.

 

Per informazioni: [email protected]