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Enel Open Fiber: operatore di lungo periodo o investitore finanziario?

Enel Open Fiber: operatore di lungo periodo o investitore finanziario?
Il pericolo piu’ grande è il massacro del mercato wholesale
Di Dario Denni

Enel Open Fiber è un esperimento di politica industriale intentato dal Governo in collaborazione con un partner privilegiato come Enel per la stesura della fibra ottica non solo nelle aree a fallimento di mercato, ma anche nelle aree piu’ ricche dove si verifica una concorrenza tra operatori infrastrutturati.

Molto spesso il focus è centralizzato sull’aspetto del risparmio che Enel Open Fiber potrebbe avere nella stesura della fibra ottica per via della sostituzione dei contatori, rispetto a un qualunque altro operatore – pure impegnato nello stesso business – che però è appesantito da una struttura di costi irrecuperabili legati ai lavori di scavo e senza il privilegio di poter godere di sinergie con settori economici attigui, come ad esempio quello elettrico.

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Quando arriva Netflix in Italia?

– In attesa di Netflix in Italia, ChiliTV e Telecom Italia si stanno preparando per conquistare fette importanti di mercato. In Francia Carrefour. In UK Tesco ha gettato la spugna.

– Fossati è uscito da Telecom Italia e per la public company si profila un solo socio stabile. Bollorè con Vivendi.

– Vi spiego come Google interpreta il diritto all’oblio in maniera diversa in Europa.

– Operazioni di concentrazione per la musica liquida: Spotify e Deezer.

Tim, Vodafone, Wind, H3g: La grande guerra degli operatori telefonici – di Dario Denni

 

 

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Gli ultimi 5 anni sono stati difficili per il mercato della telefonia mobile. Gli operatori italiani o, per meglio dire, gli operatori che offrono servizi in Italia (visto che Wind è russa, Vodafone inglese, H3G cinese) hanno combattuto tra loro una guerra fratricida. Dopo l’iniezione di nuove SIM necessarie per far navigare i Tablet-pc come l’iPad, il mercato è tornato a crescere facendo salire il livello di competizione al punto che la concorrenza è degradata ad una semplice guerra di tariffe infra-operatore (ossia tra reti diverse) e addirittura intra-operatore – ossia all’interno della stessa rete tra proprietario infrastrutturato e l’operatore mobile virtuale (cioè quello che compra traffico e lo rivende con un suo brand e una sua scheda). Per il resto si sono tutti allineati a una selling proposition uniforme che non mi sembra abbia portato alcun vantaggio. Se mi seguirete in questo lungo post, cercherò di non annoiarvi troppo con acronimi e numeri.

Dunque: tradizionalmente il mercato della telefonia ha ricevuto delle forme di incentivi per l’infrastrutturazione. Vale a dire che si è cercato di garantire un ritorno del capitale a chi – dopo aver investito fior di quattrini per l’acquisto delle frequenze – era chiamato anche a mettere le antenne ed i tralicci e l’informatica necessaria per farli funzionare. Un delicato sistema di pesi e contrappesi ha dato vita a una serie infinita di compromessi. Storica fu l’abolizione dei costi di ricarica barattata con il rinnovo gratuito della durata delle licenze. Ma andiamo avanti.

  • PROFITTI, EXTRAPROFITTI e SUSSIDI INCROCIATI
  • LA MESSAGGISTICA ISTANTANEA e LE OFFERTE FLAT
  • VENDITORI DI TRAFFICO TELEFONICO O DI TELEFONI CELLULARI?
  • LE OFFERTE PREDATORIE COME SEGNALE DI DECLINO
  • IL RUOLO DEL MARKETING NELLA FORMAZIONE DEI CLIENTI DI TELEFONIA
  • MA COME RISOLLEVARE I PREZZI DOPO LA GRANDE SVENDITA?

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Te la do io l’America! Ecco come cambia la netneutrality dopo il caso FCC Netflix

 

La Commissione europea ha superato la neutralità della rete, un principio ormai obsoleto e dannosissimo per l’evoluzione dell’infrastruttura di nuova generazione. Ecco perché in un nuovo intervento della serie di approfondimenti avviati da Formiche.net sulle sorti della televisione in Rete.

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Ecco la verità su AGCOM e DDAONLINE

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Non è bello, non mi piace e non ho nemmeno voglia di fare da controcanto alle critiche infondate che sono piovute contro il regolamento AGCOM sul diritto d’autore on line. Continua a farsi sentire una frangia violenta di scrittori, per lo piu’ legulei, capaci di invertire il senso delle parole e di dare ai fatti interpretazioni malevole che mi spingono tutte le volte a chiedermi perché chi ha la responsabilità editoriale di quel giornale, sito o blog, lascia che siano pubblicate falsità e sciocchezze create probabilmente ad arte per attrarre lettori ed avere visibilità.

Ed è così che un semplice rinvio del dibattito sul regolamento alla Camera, diventa una notizia se viene fatta passare come un’inammissibilità di interventi e repliche. Così come, allo stesso modo, le congratulazioni della Commissione Europea, che ben possono arrivare per molti canali, diventano un intrigo internazionale. Infatti esce fuori una lettera contenente i rilievi europei alla delibera che all’epoca era solo in bozza e i detrattori la trasformano in un orpello per chiedere un’ulteriore notifica della versione finale a Bruxelles. Un atto non dovuto e che semplicemente non esiste. Altrimenti nel caso sarebbe l’Europa a chiederlo e non certamente un quisque de populo.

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Quel che resta dello scorporo della rete e dell’agenda digitale

(…) Meno Internet significa meno posti di lavoro, meno economia, meno risparmi per i servizi della Pubblica Amministrazione, meno efficienza, e maggiori costi. Una litania ripetuta ossessivamente da tutti noi dell’Osservatorio della rete, rimasti in attesa del piccolo miracolo laico: che qualcuno che lo sa fare traendone profitto investa in fibra ottica e che si dia finalmente corso in Italia ad una moderna democrazia elettronica.  (…)

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