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Ribera chiede rispetto agli USA dei principi costituzionali europei ma sembra un monito agli Stati Membri a non tentennare

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Quando qualcuno sente il bisogno di dire ad alta voce «questi sono i nostri obblighi, li dobbiamo rispettare», spesso significa che quei principi stanno vacillando. Teresa Ribera non richiama i principi costituzionali perché sono ben saldi e ovvi per tutti, ma proprio perché qualcuno li sta mettendo in discussione, li sfida o li ignora. E non sono solo gli USA.

Ribadirli serve a difenderli, ma allo stesso tempo può far vedere che non sono più così forti da soli. Forse la regola già scricchiola, ed è quello che sta succedendo con l’Unione Europea e il Digital Markets Act (DMA), la legge che regola le grandi aziende tecnologiche (tra cui Apple, Google, Meta e simili). La commissaria Teresa Ribera ha detto chiaramente: «Abbiamo l’obbligo costituzionale, scritto nei trattati europei, di difendere un mercato che funzioni bene e che sia giusto per tutti nel nostro continente». Ha usato parole forti: “obbligo costituzionale”. Perché lo fa proprio ora?

Perché in questo momento l’UE subisce attacchi duri. Le grandi aziende americane, definite “gatekeeper” (cioè guardiani delle porte digitali), criticano pesantemente il DMA, il DSA e tutto il digital package. Tutte le bigtech americane fanno causa o annunciano ricorsi contro le multe ricevute nel 2025. E non solo loro: anche l’amministrazione Trump attacca l’Europa, minaccia sanzioni, tariffe, dazi e ritorsioni contro aziende europee se l’UE continua a punire le piattaforme statunitensi. È una pressione esterna fortissima, che mette in dubbio il diritto dell’Europa di fare le sue regole nel proprio mercato.

Ecco allora che Ribera tira fuori l’espressione “obbligo costituzionale”. Vuole ricordare a tutti (e soprattutto agli avversari) che non si tratta di una scelta politica casuale o di una moda regolatoria: è un dovere profondo, scritto nei trattati fondanti dell’UE. I trattati sono la “Costituzione” dell’Unione, quindi è come dire: «Non possiamo mollare, sarebbe tradire noi stessi».

Ma se l’UE deve sottolineare con tanta forza il suo “obbligo costituzionale”, significa che quel principio è sotto attacco reale. Non basta più applicarlo in silenzio: serve ribadirlo a voce alta perché qualcuno ( e non solo le aziende potenti e un governo straniero ma anche internamente tra Stati Membri dell’UE) lo sta apertamente contestando. Ribadirlo rafforza la posizione europea davanti al mondo, mostra unità e determinazione anche se qualcosa sembra vacillare. Indirettamente, fa anche vedere che le norme digitali europee non sono più intoccabili come sembravano qualche anno fa. Pensate al Digital Omnibus che contraddice anni e anni di legislazione privacy e applicazione GDPR in nome dell’Intelligenza Artificiale.

Ribera vuole proteggere tutto l’operato della Commissione Europea e degli organi di controllo, ma soprattutto l’idea che l’Europa possa regolare il digitale a casa propria, una sovranità legislativa che non cede alle minacce. Il timore è che quel monito sia anche interno, diretto agli Stati Membri che cercano accordi bilaterali con l’America per indebolire il contesto unitario.

Facciamo un esempio. L’Unione Europea ha messo sotto accusa la piattaforma X per gravi violazioni del Digital Services Act (DSA), la nuova legge europea sui servizi digitali che mira a rendere il web più sicuro e trasparente. Il cuore della disputa riguarda l’uso ingannevole della “spunta blu”: un tempo simbolo di autenticità per enti e personalità, oggi è un servizio a pagamento che, secondo Bruxelles, confonde gli utenti facilitando la diffusione di account falsi o manipolatori. La sanzione finanziaria citata di 120 milioni di euro, dovuta proprio in questi giorni, rappresenta il primo vero segnale di rigore economico contro le Big Tech che non si adeguano alle regole comunitarie.

Per evitare ulteriori ripercussioni, X deve intraprendere azioni concrete: entro le scadenze fissate, l’azienda di Elon Musk è obbligata a presentare proposte di miglioramento per eliminare i “dark patterns” (trucchi grafici ingannevoli) e deve garantire l’accesso ai dati ai ricercatori indipendenti, come previsto dall’articolo 40.12. Inoltre, entro il 28 aprile, X dovrà consegnare un piano d’azione dettagliato per rendere trasparente la sua libreria pubblicitaria (articolo 39), permettendo a chiunque di sapere chi finanzia gli annunci politici o commerciali. Questo procedimento è considerato un precedente storico: l’Europa sta dimostrando che il rispetto del DSA non è facoltativo e che la protezione degli utenti viene prima del profitto delle piattaforme.

Ribera in missione negli USA su concorrenza, innovazione e transizione climatica.

La commissaria europea per la Concorrenza, Teresa Ribera, è giunta lunedì negli Stati Uniti per una missione di sette giorni che la porterà in California, Washington e New York. Secondo quanto riferito dal suo entourage, la commissaria ha fatto tappa iniziale in California, dove nella serata di lunedì (ora europea) era in programma un colloquio con il governatore Gavin Newsom. Al centro dell’incontro, più che la regolamentazione del digitale, la politica climatica. Oggi, martedì 24 marzo 2026, Ribera è attesa nella Silicon Valley con una fitta agenda di appuntamenti: visiterà lo Stanford Institute for Human-Centered AI e incontrerà i vertici di alcune delle principali big tech americane. Sono previsti colloqui con il CEO di Alphabet Sundar Pichai, il fondatore e CEO di Meta Mark Zuckerberg, il CEO di OpenAI Sam Altman e una visita all’incubatore di startup Y Combinator. Mercoledì la commissaria europea ha in programma un incontro con i vertici di Amazon, nel corso del quale ci si attende che le discussioni si concentrino principalmente sull’applicazione del Digital Markets Act (DMA) e sulla regolamentazione delle piattaforme digitali. Da giovedì Ribera si sposterà sulla costa orientale: a Washington D.C. incontrerà, tra gli altri, rappresentanti del Dipartimento di Giustizia statunitense. A New York è previsto un colloquio di alto livello con il Segretario generale delle Nazioni Unite, António Guterres. La missione di Ribera si inserisce nel quadro delle relazioni transatlantiche su concorrenza, innovazione e transizione climatica.