Vai al contenuto
Home » IA: IPOTESI GIGAFACTORY IN ITALIA

IA: IPOTESI GIGAFACTORY IN ITALIA

Il progetto europeo per le “Gigafactory dell’intelligenza artificiale” sta subendo rallentamenti e tagli al budget. La gara d’appalto, inizialmente attesa per giugno, è stata posticipata a un generico “quest’estate” a causa di ritardi burocratici, anche se i vertici europei assicurano che i dettagli sono in via di finalizzazione.

Il problema principale riguarda i fondi ridotti per via della scadenza del bilancio europeo nel 2027. Per questo motivo, le super-infrastrutture verranno ridimensionate e costruite a tappe, partendo con molti meno processori del previsto. In alternativa, l’Europa potrebbe finanziare centri dati di medie dimensioni anziché poche grandi fabbriche. Questo nuovo approccio a tappe, sostenuto anche dagli Stati membri, permetterà di scaglionare i costi e aprirà la strada a una competizione più equa tra i vari paesi, con l’obiettivo finale di far nascere tra le cinque e le dieci strutture IA in tutto il territorio.

Roberto Viola DG di DGConnect: 200 Miliardi per le Gigafactory

Intervenendo al Sustainable Economy Forum in corso a San Patrignano, il direttore generale della Dg Connect della Commissione europea, Roberto Viola, ha dichiarato che l’Europa sta compiendo sforzi significativi per l’infrastruttura dell’intelligenza artificiale. Egli ha precisato che, grazie a un investimento di 10 miliardi di euro, il continente vanta attualmente la rete di super-calcolatori più estesa a livello globale e che si appresta a lanciare le cosiddette “gigafactory dell’AI”, ovvero imponenti centri di elaborazione dati sostenuti da investimenti comuni tra Stati membri, istituzioni europee e attori privati.

Viola ha inoltre spiegato che i sondaggi condotti per testare l’interesse del mercato hanno dato risultati molto rassicuranti, rivelando un potenziale di oltre 200 miliardi di euro per lo sviluppo di tali infrastrutture. Alla luce di questi dati, il direttore ha confermato la volontà di proseguire lungo questa direzione, puntando su una stretta simbiosi tra investimenti pubblici e privati e tra i settori dell’energia e dell’intelligenza artificiale. Ha infine ribadito l’impegno della Commissione nel fare squadra con il settore privato per concretizzare i grandi investimenti infrastrutturali necessari al progresso tecnologico europeo.

In corsa anche Germania e Olanda: ma quanto costa avere una Gigafactory?

Il governo tedesco punta a diventare il principale fruitore delle future infrastrutture dedicate all’intelligenza artificiale, ma il progetto delle Gigafactory in Germania è attualmente avvolto da una fitta nebbia di incertezze. Nonostante le rassicurazioni del Ministero dell’Istruzione sulla capacità di questi impianti di soddisfare il fabbisogno nazionale, le autorità federali mantengono il massimo riserbo sulle cifre reali, invocando ragioni di sicurezza e la delicatezza dei negoziati in corso con l’Unione Europea. Questa mancanza di trasparenza ha sollevato forti critiche da parte delle opposizioni, che denunciano una carenza di dati concreti sulla domanda di potenza di calcolo sia a livello regionale che nazionale.

La digitalizzazione della pubblica amministrazione in Germania è frenata da troppi sistemi isolati e incompatibili. Il tentativo di digitalizzare singolarmente oltre 11.000 comuni si è rivelato insostenibile, riducendo l’efficienza e minando la fiducia dei cittadini. Per superare questo stallo è necessaria una collaborazione più stretta basata su standard comuni e componenti condivisibili, evitando che ogni ente sviluppi da zero le proprie soluzioni. L’obiettivo del Ministero per gli Affari Digitali è proprio quello di standardizzare i processi, rendendo obbligatorio il riutilizzo dei sistemi che funzionano meglio per aumentare sicurezza e velocità.

Questo consolidamento non deve però tradursi in un monopolio centralizzato o nella cancellazione delle autonomie locali. I comuni rimarranno centrali nell’applicazione pratica dei servizi e la modernizzazione dei registri seguirà un modello uniforme ma flessibile. Inoltre, il ruolo delle piccole e medie imprese informatiche locali resta cruciale: la loro capacità di innovare e rispondere rapidamente alle esigenze del territorio è indispensabile. Il futuro della digitalizzazione tedesca risiede quindi in un equilibrio che unisca regole e infrastrutture standardizzate alla competitività e all’esperienza delle PMI e delle realtà comunali.

Le difficoltà non riguardano solo la pianificazione dei dati, ma colpiscono duramente anche il fronte finanziario. A fronte di un investimento colossale stimato in venti miliardi di euro, il contributo previsto da Bruxelles appare decisamente esiguo, spingendo persino esponenti della maggioranza a riconsiderare l’eccessiva ambizione dei piani iniziali. In questo clima di scetticismo e opacità comunicativa, la credibilità dell’iniziativa sta vacillando, portando molti osservatori e politici locali a proporre un drastico ridimensionamento dei progetti.

L’idea che sta prendendo piede, supportata anche dai vertici del settore tecnologico, è quella di abbandonare la cosiddetta gigantomania in favore di data center più piccoli, flessibili e scalabili, capaci di crescere in base alle effettive necessità del mercato. Questa tendenza verso la prudenza è alimentata anche dagli esempi internazionali, come il caso dei Paesi Bassi, che hanno già rinunciato alla costruzione di mega-centri di calcolo per privilegiare uno sviluppo infrastrutturale più agile e calibrato sulla domanda reale.

Il progetto francese del consorzio Aion

Un consorzio di 28 aziende francesi, chiamato “Aion”, si è candidato per realizzare una Gigafactory europea dell’intelligenza artificiale. L’alleanza comprende grandi nomi come Iliad, Orange, Capgemini ed EDF, e prevede un investimento iniziale di almeno 10 miliardi di euro, con Iliad pronta a coprire fino a 4 miliardi. Il progetto punta a coprire l’intera filiera dell’IA, dall’energia pulita (sfruttando il mix nucleare e idroelettrico francese) fino ai servizi cloud e alle startup, con trattative in corso anche per includere Mistral.

L’infrastruttura, che potrebbe sorgere a sud-est di Parigi, partirà da una capacità di 100 megawatt con l’obiettivo di raggiungere 1 gigawatt nel lungo termine. Nonostante l’Europa stia rivedendo i requisiti delle Gigafactory per renderle potenzialmente più piccole del previsto, e sebbene un consorzio concorrente tedesco non si sia ancora formato, i vertici di Aion hanno ribadito con forza l’importanza strategica di accaparrarsi il progetto, dichiarando che, a prescindere dal numero finale di strutture approvate dall’Unione Europea, una di queste dovrà nascere tassativamente in Francia.

A quando una Gigafactory in Italia?

Il deputato Fabrizio Benzoni (Azione), membro della Commissione Attività Produttive, ha presentato un’interrogazione a risposta scritta (n. 4-07869) rivolta ai Ministri delle Imprese e del Made in Italy e dell’Università e della Ricerca, in merito all’ipotesi di realizzazione di una Gigafactory europea per l’Intelligenza Artificiale in Italia.

Nel documento, l’esponente di Azione sottolinea come la sfida globale sull’IA dipenda oggi strettamente dalla disponibilità di datacenter e sistemi energetici d’avanguardia. Citando fonti di stampa, Benzoni richiama l’attenzione su una possibile candidatura italiana – con baricentro a Genova – per una infrastruttura strategica basata su un partenariato tra pubblico e privato.

“La realizzazione di tali infrastrutture – si legge nel testo – è un elemento cruciale per la sovranità tecnologica europea e la competitività nazionale, capace di attrarre investimenti ad alto valore aggiunto”. Tuttavia, il deputato rileva come l’orientamento del Governo sul tema non sia ancora del tutto chiaro, evidenziando la necessità di una programmazione che punti su sostenibilità energetica e competenze specialistiche.

Nello specifico, l’interrogazione pone ai Ministri tre quesiti chiave:

  • Conferma della candidatura: se esista effettivamente un progetto per la Gigafactory italiana, quali siano i soggetti coinvolti e l’entità degli investimenti previsti;
  • Impatto territoriale: quali siano le stime sulle ricadute occupazionali, industriali e di ricerca per l’area coinvolta;
  • Strategia Nazionale: quali misure intenda adottare l’Esecutivo per rafforzare le infrastrutture IA, garantendo approvvigionamento tecnologico, sostenibilità ambientale e formazione di talenti in collaborazione con Università ed enti di ricerca.