Vai al contenuto
Home » Nel nuovo Executive Order di Trump l’IA diventa asset della difesa USA

Nel nuovo Executive Order di Trump l’IA diventa asset della difesa USA

L’ha detto e dopo un mese l’ha fatto. Trump ha firmato un nuovo Executive Order che trasforma definitivamente l’Intelligenza Artificiale come Asset del Dipartimento della Guerra USA.

Questo ordine esecutivo delinea la strategia del Presidente Trump per garantire la dominanza tecnologica degli Stati Uniti attraverso la promozione dell’intelligenza artificiale avanzata. L’amministrazione americana mira a ridurre i vincoli burocratici per accelerare l’innovazione privata, rafforzando contemporaneamente le difese informatiche delle infrastrutture critiche nazionali. Viene istituito un sistema di collaborazione volontaria con gli sviluppatori per valutare i modelli di frontiera e proteggere la proprietà intellettuale americana dai furti stranieri. Inoltre, il testo incarica diverse agenzie federali di modernizzare i sistemi di sicurezza e di perseguire penalmente chi utilizza l’IA per attività criminali o attacchi informatici. L’obiettivo finale è promuovere un approccio “America First” che unisca lo sviluppo economico accelerato alla protezione della sicurezza nazionale.

Dario Denni: “L’intelligenza artificiale ha completato la sua metamorfosi. Non è più un prodotto commerciale per la produttività, ma una tecnologia “dual-use” con impatti esistenziali sulla sovranità delle nazioni. Il corretto inquadramento dell’ordine esecutivo di Trump ci deve portare a riflettere sulla nostra dipendenza tecnologica dagli USA che peraltro si apprestano alla guida del prossimo G7″.

L’Unione Europea si ritrova nella scomoda posizione di spettatrice dei decreti di Washington. Nonostante l’AI Act e la NIS2, l’assenza di campioni tecnologici continentali riduce la sovranità digitale a una dichiarazione d’intenti. Il rischio attuale, sottolineato dal Garante Privacy Europeo (EDPS), è la proliferazione di “Shadow IT” e “Agentic AI” che operano al di fuori del controllo centrale.

Senza una reale indipendenza infrastrutturale, l’Europa continuerà a delegare la propria sicurezza nazionale alle necessità tattiche del Dipartimento della Guerra statunitense o ai capricci delle tecno-monarchie.

Dalla Regolamentazione alla Difesa Nazionale

Dario Denni “Dobbiamo iniziare a ragionare in termini diversi: l’Intelligenza Artificiale non è più un tema industriale o legato alle regole europee ma è un tema di Difesa strategica al servizio del Dipartimento della Guerra USA”.

L’Executive order ha sancito il tramonto definitivo dell’intelligenza artificiale intesa come mero prodotto di consumo, cristallizzandone la natura di tecnologia dual-use a impatto esistenziale. La transizione epocale non si gioca più sul terreno della conformità alle norme civili europee o della competizione industriale con Pechino, ma è stata elevata a pilastro inscindibile della sicurezza nazionale sotto la direzione del Dipartimento della Guerra. Questo spostamento di paradigma segna l’abbandono del principio di precauzione a favore di una logica di kinetic readiness, dove l’innovazione non-stop è perseguita indipendentemente dai costi sociali o burocratici. In questa nuova dottrina dell’America First cybersecurity, il controllo dei sistemi avanzati non risponde più alla logica della safety, bensì a quella della dominanza strategica. Lo Stato cessa di essere un semplice regolatore per farsi architetto di una forza computazionale che trasforma l’algoritmo in un asset bellico primario, forzando un legame simbiotico tra i laboratori della Silicon Valley e le necessità tattiche del Pentagono.

“Collaborazione Volontaria” e Integrazione Militare

Il quadro normativo ha subito una mutazione genetica con l’Executive Order di Trump emanato il 2 giugno 2026, un documento che smantella sistematicamente l’impalcatura burocratica della precedente amministrazione. L’ordine ha introdotto la categoria dei covered frontier models, spostando il baricentro del potere decisionale dai corridoi civili a quelli dell’intelligence.

Dario Denni: “Tutte le grandi aziende americane di intelligenza artificiale, compresa Google e OpenAI, hanno sottoscritto accordi con il Pentagono, tranne Anthropic. Questo spiega perchè l’Executive Order parla di collaborazione volontaria con l’industria dell’IA e gli operatori di infrastrutture critiche. C’è una causa in corso tra Amodei ed il Pentagono e nel frattempo è entrato Mythos sulla scena”.

Un segnale inequivocabile di questo cambio di rotta è la trasformazione del CAISI (Center for AI Standards and Innovation), che ha visto la rimozione della parola Safety dal proprio mandato a favore di una missione focalizzata esclusivamente sull’Innovation. La vera svolta strategica risiede però nella proposta di trasferire la verifica dei codici sorgente e la valutazione delle capacità dei modelli sotto l’egida dell’ODNI (Office of the Director of National Intelligence). Questa securitizzazione del codice segna il passaggio definitivo dell’IA da asset commerciale a questione di spionaggio e difesa nazionale, dove il controllo preventivo sui modelli diventa il nuovo terreno di scontro della sovranità computazionale, riducendo il Dipartimento del Commercio a un ruolo marginale in un panorama dominato dai falchi della sicurezza.

Mythos: La sentinella algoritmica e la sicurezza europea

Il dispiegamento del modello Mythos di Anthropic, specificamente denominato Claude Mythos Preview, incarna il paradosso di un’arma di offesa informatica utilizzata come strumento di difesa collettiva. Dotato di capacità sovrumane nell’individuare vulnerabilità software, il modello ha spinto Claudia Plattner, presidente del BSI tedesco, e le autorità francesi dell’ANSSI/CERT-FR a lanciare allarmi urgenti sul rischio di attacchi a catena automatizzati, capaci di far collassare infrastrutture critiche in pochi secondi. La gestione di questo asset è stata caratterizzata da una tensione estrema tra segretezza e cooperazione: inizialmente limitato a un circolo ristretto, l’accesso è stato concesso all’ENISA attraverso il Progetto Glasswing, ma rigorosamente vincolato a soli 50 soggetti selezionati tra agenzie governative e grandi operatori di infrastrutture. Questa condivisione responsabile evidenzia la fragilità del perimetro cibernetico europeo, dove la dipendenza da una sentinella algoritmica straniera trasforma la sicurezza informatica in una concessione diplomatica soggetta agli umori di Washington.

In questo scenario, l’Europa è ridotta a una condizione di dipendenza vulnerabile, spettatrice passiva di decreti esecutivi che decidono le sorti della propria infrastruttura digitale. L’eclissi della politica tradizionale a favore della logica bellica o del profitto autoreferenziale richiede una riflessione profonda sull’urgenza di rifondare istituzioni capaci di imporre regole non negoziabili sulla dignità umana. Senza una riappropriazione della sovranità tecnologica, il futuro delle democrazie occidentali rimarrà ostaggio di una deriva dove l’intelligenza artificiale non è più uno strumento di progresso, ma l’asse portante di un nuovo ordine militare globale.

La lectio magistralis di Matteo Flora

Matteo Flora è il divulgatore perfetto di tematiche di tech policy su Internet e in questo video lo dimostra ampiamente. Matteo esamina l’ordine esecutivo di Trump, che impone agli sviluppatori di modelli avanzati di concedere al governo federale e alla NSA un accesso anticipato di trenta giorni per valutazioni di sicurezza. Questa strategia mira ad accentrare il potere a Washington, cercando al contempo di invalidare le leggi locali dei singoli stati americani poste a tutela dei cittadini. A differenza dell’AI Act europeo, basato su norme pubbliche e trasparenti legate al rischio, il sistema statunitense appare guidato dalla discrezionalità politica e da criteri di sicurezza nazionale riservati. In ultima analisi, la fonte evidenzia come il concetto di adesione “volontaria” sia in realtà uno strumento di pressione competitiva per mantenere il controllo tecnologico globale. Il passaggio chiave è quando dice che si tratta di un “guinzaglio di lusso” a conferma di quanto detto. La posizione Europea è piuttosto critica in questo momento: non ci basta obbedire per sentirci liberi.

Il Miraggio della Deregolamentazione: Oltre la Narrativa del Libero Mercato

Per oltre due decenni, dice Matteo Flora, il dibattito globale sull’innovazione tecnologica è stato alimentato da una dicotomia rassicurante quanto fallace: da un lato l’Europa, dipinta come un museo di burocrati intenti a soffocare il genio creativo sotto il peso di regolamenti asfissianti; dall’altro gli Stati Uniti, la terra dell’innovazione “senza catene” dove le idee corrono libere dai vincoli statali. Questa narrazione è ufficialmente tramontata il 2 giugno 2026. Con la firma dell’Executive Order denominato “Promoting Advanced Artificial Intelligence Innovation and Security”, Donald Trump ha di fatto consegnato al governo federale le chiavi dei modelli computazionali più potenti del pianeta. Non si è trattato di un atto di liberazione del mercato, bensì di un sistematico accentramento del potere decisionale nelle mani di Washington. Questo spostamento trasforma radicalmente la postura americana, sottraendo sovranità legislativa ai singoli stati della federazione per convergere verso un modello di controllo centralizzato che ridefinisce il concetto stesso di innovazione sotto l’egida della sicurezza nazionale, preparando il terreno per l’ascesa dei nuovi guardiani tecnologici.

I Nuovi Guardiani: La National Security Agency e il filtro dei Frontier Models

La giustificazione suprema per questa inversione di tendenza risiede nella ragion di Stato, un pilastro che oggi autorizza un intervento governativo senza precedenti nei cosiddetti modelli di frontiera. L’ordine esecutivo, secondo Matteo Flora, stabilisce la creazione di un sistema di valutazione riservato, gestito non da organi civili trasparenti, ma dalla National Security Agency. La NSA ha ora il compito di definire, attraverso benchmark classificati e dunque sottratti al dibattito pubblico, cosa costituisca un “frontier model”. La clausola che impone agli sviluppatori di concedere allo Stato un accesso anticipato di 30 giorni prima del rilascio pubblico crea un vantaggio asimmetrico incolmabile. In un settore dove l’evoluzione tecnologica si misura in settimane, trenta giorni rappresentano un’era geologica.

Matteo Flora: “Chi controlla il futuro con un mese di anticipo non sta semplicemente regolando un software, ma sta annullando il diritto al tempo futuro per il resto della società”.

L’architettura di questo nuovo potere si nasconde dietro la semantica rassicurante della “scelta volontaria”. Sebbene l’ordine esecutivo sottolinei che l’accesso ai modelli avvenga su base spontanea, un’analisi critica rivela che questa libertà è puramente formale. Seguendo la teoria di Lawrence Lessig, secondo cui il codice e l’architettura del sistema agiscono come legge (Code is Law), la partecipazione “volontaria” viene forzata attraverso la manipolazione degli incentivi di mercato. Essere riconosciuti come “partner fidato” dalla Casa Bianca è l’unico viatico per accedere ad appalti pubblici e finanziamenti federali determinanti. In questo contesto, il governo non ha bisogno di legiferare divieti espliciti; è sufficiente agitare la clava del Defense Production Act, una norma dell’era della Guerra Fredda utilizzata come strumento di pressione per piegare i laboratori più indipendenti. Il caso di Anthropic, percepita come politicamente in disgrazia e spinta a consegnare spontaneamente il suo modello più potente dopo essere stata minacciata di essere bollata come “rischio di filiera”, dimostra come la sottomissione sia ormai una scelta capestro. In questo ecosistema, la libertà di dissentire somiglia pericolosamente a quella dei cittadini in regimi illiberali: tecnicamente garantita, ma praticamente fatale per chiunque voglia sopravvivere nel mercato.

Eclissi dei Diritti: La Scomparsa delle Tutele Locali e il Primato della Ragion di Stato

L’accentramento a Washington ha avuto come prima vittima il pluralismo delle tutele civili garantite dai singoli stati americani, sacrificato sull’altare di una visione marziale della tecnologia. Già nel dicembre 2025, con l’iniziativa “Ensuring a National Policy Framework for AI”, l’amministrazione aveva lanciato una task force del Dipartimento della Giustizia con l’obiettivo esplicito di impugnare le leggi statali sull’intelligenza artificiale, minacciando il taglio dei fondi federali per chiunque osasse regolare in modo autonomo. Questa mossa ha eliminato le tutele di prossimità per i cittadini, sostituendole con una ragion di sicurezza opaca gestita da un’amministrazione che ha persino ribattezzato il Dipartimento della Difesa in “Dipartimento della Guerra”.

Matteo Flora: “Questa nuova cornice mentale non si basa su norme cieche e universali, ma sulla capacità discrezionale del sovrano di identificare “amici e nemici” su una lavagna politica. La protezione del cittadino svanisce quando lo Stato non cerca più di regolare l’uso di una tecnologia per fini sociali, ma di possederla come arma cibernetica, spostando il baricentro del potere dalle corti locali agli uffici della Casa Bianca”.

La Geografia del Potere: confronto di Matteo Flora tra AIAct e E.O. di Trump

Il confronto tra il modello americano e quello europeo secondo Matteo Flora, rivela una profonda divergenza nella filosofia politica della regolamentazione. L’AI Act europeo, pur con la sua rigidità documentale, si fonda su una “flessibilità negoziata” e su norme generali che classificano le tecnologie in base al rischio potenziale per i diritti umani, ponendo il limite al momento dell’utilizzo. Al contrario, il modello statunitense post-2026 sposta il collo di bottiglia normativo al momento dell’accesso preventivo. Mentre l’Europa agisce attraverso una norma cieca che non guarda in faccia allo sviluppatore ma all’impatto del sistema, gli Stati Uniti applicano una “coercizione discrezionale” basata sull’approvazione preventiva dell’apparato di sicurezza. Entrambi i sistemi regolano pesantemente, ma con finalità opposte: la tutela del cittadino contro la supremazia dello Stato. La vera notizia non è dunque l’assenza di regole americane, ma la loro natura invisibile e coercitiva, ordini di grandezza più invasiva della governance europea, poiché basata sulla discrezionalità di un organo che decide chi può innovare e a quali condizioni politiche, trasformando il mercato in un’estensione della potenza federale.

Epilogo: La Lucidità come Unico Superpotere nel Capitalismo della Sorveglianza

In questa nuova geografia del potere, la libertà tecnologica non coincide con l’assenza di regole, ma con la trasparenza su chi le scrive e a quale vantaggio esse mirano.

Matteo Flora: “La narrazione di un’America libera contro un’Europa burocratica si è rivelata essere la più ingenua delle favole della buonanotte, utile solo a mascherare un controllo che trasforma l’innovazione in un “guinzaglio di lusso” per le aziende: una catena che permette di correre, ma solo nella direzione indicata dal padrone”.

Washington ha tinto la coercizione con i colori della sicurezza nazionale, sfilando ai cittadini le protezioni locali e sostituendole con l’accesso privilegiato della National Security Agency. In un’epoca dove l’architettura stessa dei modelli linguistici è gestita da apparati che segnano i nemici su un taccuino, l’unico vero superpotere rimasto è la lucidità critica. Comprendere la mappa del potere, individuando chi tiene in mano il rubinetto dell’accesso e dove viene piazzato il collo di bottiglia, è l’unico modo per non essere semplici sudditi della rivoluzione algoritmica, ma attori consapevoli capaci di guardare oltre la retorica del volontarismo. Bravo Matteo. Applausi per te.