ROMA, 4 giugno 2026 – Mentre cresce l’attesa per la possibile IPO di Anthropic nel 2026, con valutazioni che si aggirano intorno al trilione di dollari, il dibattito sulla reale sostenibilità del modello economico dell’intelligenza artificiale si fa sempre più acceso. Al centro della discussione c’è un’analisi lucida e provocatoria di Nicola Grandis, CEO di ASC27 e T01X, pubblicata su LinkedIn.
Grandis parte da un parallelismo storico con Rivian, il produttore di veicoli elettrici che nel 2021 fece un ingresso trionfale a Wall Street:
«Nel 2021 Rivian entra a Wall Street con una IPO da 66 miliardi di dollari, per raggiungere in pochi giorni i 150 miliardi. Tra il 2021 e il 2024 le azioni Rivian sono passate da 127 dollari a 8 dollari per azione. Un buco enorme; l’azienda esiste ancora solo grazie al salvataggio pubblico, ma di fatto è ancora irrilevante nel panorama automobilistico nonostante gli immensi capitali bruciati».
Secondo Grandis, gli stessi investitori istituzionali, fondi sovrani e cordate industriali che puntarono su Rivian oggi sostengono i grandi nomi dell’AI come Anthropic, OpenAI e SpaceX. La scommessa, però, si gioca su scale completamente diverse:
«Si parla di una valutazione a 1 trilione (1000 miliardi di dollari), per una compagnia che forse fattura 43 miliardi e ne spende molti di più per proseguire nella sua esistenza. Chi investirà sta scommettendo sul fatto che la valutazione supererà a breve i 5 o i 10 trilioni di dollari. Un oceano di capitali in un mare di rischi e qualche opportunità».
L’aspetto più interessante dell’analisi di Grandis è la lettura del ruolo reale di queste aziende. Anthropic, così come OpenAI, non sarebbe tanto un produttore di intelligenza artificiale, quanto un “volano finanziario” inserito in un ecosistema molto più ampio:
«Investire in Anthropic però non è come investire in una fabbrica di scarpe e nemmeno come investire in Rivian, una fabbrica di auto. Mettere soldi su Anthropic significa metterli su AWS che fornirà il Cloud, su Nvidia che fornirà le loro GPU, sul governo USA che manterrà la sua AI-Supremacy con quei capitali, sulle aziende statunitensi che costruiranno i datacenter per tutto questo e su tanto altro ancora che fa parte del grande circo legato all’indotto dell’AI Global-Scale».
«Anthropic non produce AI. Lei, come OpenAI e altre, è solo un volano finanziario che le persone conoscono per il fatto di avere un modello AI decente, ma estremamente energivoro e costoso da mantenere».

Grandis prevede che, in caso di difficoltà, Anthropic riceverà lo stesso trattamento riservato a Rivian: un salvataggio pubblico, motivato non dal merito aziendale ma dal suo valore strategico nella competizione geopolitica:
«Rivian, che non era un’azienda strategica, è stata salvata dalla sua bolla direttamente dal Dipartimento dell’Energia USA. Anthropic verrà sicuramente tenuta a galla dagli stessi attori, non perché siano più bravi o migliori di altri, ma perché rappresentano una risorsa strategica in un panorama in declino, ovvero quello dell’industria occidentale».
Nel dibattito è intervenuto anche l’analista Dario Denni di Europio Consulting, che ha difeso la mentalità della Silicon Valley definendola «all in» e sottolineando come l’accettazione di un rischio elevato sia il vero motore dell’innovazione:
«La mentalità della Silicon è all in, i loro investitori apprezzano; l’alto rischio di insuccesso è la benzina che alimenta tutto […] È il modello di avanzamento della società che non si basa sull’insuccesso o sul fallimento, ma sul futuro possibile».
Grandis ha replicato con un tono più realista e disincantato:
«Dario Denni, io sono meno romantico. È solo un modo diverso di far lavorare i soldi pubblici, dando alla collettività degli attori di cui parlare. Ma va bene lo stesso, basta solo scegliere quale modello si intende perseguire. Non penso che Elon o Sam siano padroni di alcuna scelta al di fuori dei social».
L’intervento di Grandis solleva interrogativi profondi sul futuro dell’AI: l’Europa e l’Italia, forti nell’«economia della scarsità», potranno ritagliarsi un ruolo in un settore dominato da capitali immensi, consumi energetici straordinari e dipendenza dalle big tech americane? E soprattutto: queste valutazioni miliardarie premiano davvero l’innovazione o stanno gonfiando una nuova, gigantesca bolla destinata a essere riassorbita dallo Stato?
La discussione resta aperta, ma una cosa è certa: l’IPO di Anthropic non sarà soltanto un evento finanziario, bensì il banco di prova di un modello di sviluppo che sta ridefinendo i rapporti tra tecnologia, finanza pubblica e potere geopolitico.

