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Antitrust vs Meta: da Bruxelles stop indagine italiana su WhatsApp

ROMA – Può apparire come una disputa regolatoria di nicchia, ma il recente confronto tra l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato (AGCM) e Meta rappresenta un capitolo emblematico delle frizioni tra poteri nazionali e governance comunitaria nel settore digitale. L’archiviazione dell’istruttoria italiana è un caso significativo per diverse ragioni.

Nel luglio del 2025, l’Antitrust italiano aveva avviato un’istruttoria per un presunto abuso di posizione dominante legato all’integrazione di Meta AI all’interno di WhatsApp. Sotto la lente d’ingrandimento erano finite, in particolare, l’assenza di un opt-in esplicito per gli utenti e le nuove condizioni di WhatsApp Business, che di fatto escludevano i chatbot AI della concorrenza. Nei giorni scorsi, tuttavia, il procedimento nazionale si è bruscamente interrotto: la Commissione Europea, guidata dalla vicepresidente esecutiva per la Concorrenza Teresa Ribera, ha esteso la propria indagine formale anche al caso italiano, determinando nei fatti la “disapplicazione” dell’intervento dell’autorità nazionale.

RegTech News affronta le reazioni alle dichiarazioni della commissaria Ribera sul caso che ha avocato i poteri di Bruxelles sull’indagine italiana.

La reazione di Meta è stata immediata. L’azienda ha liquidato l’intervento definendolo un chiaro caso di «regulatory overreach» – un eccesso di regolamentazione che, a suo avviso, soffoca l’innovazione. Mark Zuckerberg e i vertici del gruppo hanno respinto l’iniziativa con toni netti e perentori, interpretabili quasi come una sorta di sbavatura istituzionale nei confronti delle autorità europee.

«Se le nostre autorità nazionali vengono “disapplicate” dal centralismo europeo, è un pezzetto di sovranità che viene meno», osserva chi segue da vicino questi dossier. «Ora, non dico che sia sbagliato; dico solo che a livello continentale occorre decidere se stringere un matrimonio a 27 su tutte le questioni, oppure saremo sempre ostaggio di burocrazia, autodazi e frammentazione».

Nel momento in cui la Commissione avvia un procedimento, le autorità nazionali perdono la facoltà di adottare decisioni autonome sul caso. Si tratta di un meccanismo concepito per garantire l’uniformità delle regole nel mercato unico, ma che nei fatti si traduce in una progressiva cessione di competenze da parte degli Stati membri, soprattutto su dossier strategici come la regolamentazione dei colossi tecnologici.

Si delineano così due visioni contrapposte, il centralismo europeo, che mira a evitare una frammentazione normativa che indebolirebbe l’Unione di fronte ai giganti statunitensi e cinesi. E le prerogative nazionali, che rischiano di vedere depotenziate iniziative locali spesso più rapide e incisive, alimentando proprio quella burocrazia e quell’inefficienza che si vorrebbero combattere.

Il caso Meta-WhatsApp ne è la dimostrazione concreta: un’indagine partita da Roma undici mesi fa è stata di fatto avocata a favore di Bruxelles, con la Commissione che ha contestualmente imposto misure cautelari all’azienda (tra cui l’obbligo di garantire l’accesso ai chatbot concorrenti).

Al di là del merito della singola controversia antitrust, emerge una questione ben più ampia legata all’architettura istituzionale dell’Unione. In un’Europa che ambisce a una politica digitale unitaria, il rapporto tra il livello nazionale e quello sovranazionale si dimostra ancora imperfetto. Senza una reale condivisione di strategie globali – e non solo di competenze formali – il rischio concreto è quello di oscillare continuamente tra ambizioni collettive e paralisi regolatoria.

Il braccio di ferro tra AGCM, Commissione Europea e Meta non è quindi una semplice schermaglia tra un’autorità di vigilanza e una Big Tech. È, piuttosto, lo specchio in cui l’Unione Europea riflette le proprie contraddizioni latenti, il desiderio di una sovranità tecnologica comune e la fatica cronica nel conciliare culture regolatorie e tempistiche differenti tra i Ventisette. Una tensione profonda, destinata a segnare la politica industriale europea dei prossimi anni.