La decisione della Commissione europea del 5 febbraio 2026 rappresenta un’importante precisazione sull’applicazione del Digital Markets Act (DMA), il regolamento che dal 2023 mira a contrastare il potere eccessivo delle grandi piattaforme digitali impedendo loro di abusare della posizione dominante per danneggiare concorrenza e consumatori.

Ricordiamo che il DMA identifica i cosiddetti “gatekeeper”, aziende che controllano servizi di piattaforma fondamentali e che raggiungono determinate soglie quantitative in termini di fatturato, utenti attivi e capitalizzazione di mercato. Una volta designate, queste imprese devono rispettare obblighi stringenti, come aprire i propri ecosistemi, garantire interoperabilità e trattare in modo equo gli utenti aziendali. Apple era già stata designata gatekeeper per diversi servizi core, tra cui l’App Store, il sistema operativo iOS, Safari e iMessage, con obblighi che hanno costretto l’azienda a introdurre cambiamenti significativi nell’Unione Europea, come la possibilità di store alternativi e sideloading di app. Tuttavia, nel novembre 2025 Apple ha notificato alla Commissione due ulteriori servizi – Apple Ads, la piattaforma di pubblicità online integrata nell’App Store e in altri contesti, e Apple Maps, il servizio di mappe e navigazione – sostenendo che non meritassero la designazione come gatekeeper.

Dopo un’analisi approfondita delle argomentazioni presentate da Apple, la Commissione ha accolto la tesi dell’azienda. Ha concluso che né Apple Ads né Apple Maps fungono da “importanti gateway” tra utenti aziendali e utenti finali nel mercato europeo. Per Apple Maps il motivo principale è il tasso di utilizzo complessivo relativamente basso nell’UE: a differenza di Google Maps, che domina il settore, l’app di Apple non raggiunge quote di mercato tali da renderla un punto di passaggio obbligato per imprese che vogliono raggiungere clienti (ad esempio ristoranti, negozi o servizi locali che dipendono dalle mappe per visibilità). Molti utenti europei preferiscono ancora alternative consolidate o integrate in Android.Quanto ad Apple Ads, la portata appare molto limitata nel vasto e competitivo panorama della pubblicità online europea.

Piattaforme come Google Ads, Meta Ads e Amazon dominano il settore con quote enormi e meccanismi di targeting avanzati; la soluzione di Apple, pur integrata nell’ecosistema iOS, non ha scalato abbastanza da esercitare un’influenza gatekeeper-like, restando un attore marginale rispetto ai giganti del settore.Questa valutazione non altera lo status di Apple come gatekeeper per gli altri servizi principali, su cui permangono tutti gli obblighi DMA. La Commissione ha comunque precisato che monitorerà attentamente l’evoluzione del mercato: se in futuro Apple Ads o Apple Maps dovessero crescere in modo sostanziale – magari grazie a nuove funzionalità o a un aumento dell’adozione – la decisione potrebbe essere rivista. Apple ha salutato l’esito come un riconoscimento della forte concorrenza che i due servizi affrontano in Europa, evitando così oneri regolatori aggiuntivi che avrebbero potuto complicare ulteriormente la sua strategia continentale.

In sostanza, la pronuncia conferma l’approccio mirato del DMA: non si tratta di punire indiscriminatamente le big tech, ma di intervenire solo dove esiste un reale rischio di chiusura del mercato.

In che modo il Digital Markets Act promuove la concorrenza nei mercati digitali?

Con l’entrata in vigore del Digital Markets Act (DMA), l’Unione Europea ha ufficialmente dichiarato chiusa l’era del “laissez-faire” per i colossi tecnologici, introducendo un modello di regolamentazione ex-ante che mira a ridisegnare la concorrenza fin dalle sue fondamenta.

I Nuovi Sceriffi del Web: I Gatekeeper
Al centro di questa riforma ci sono i cosiddetti “gatekeeper”, piattaforme sistemiche come Alphabet, Amazon, Apple, Meta, Microsoft, ByteDance e, più recentemente, Booking.com. Queste aziende sono state designate non attraverso lunghe indagini antitrust, ma sulla base di soglie quantitative precise: fatturato, capitalizzazione di mercato e numero di utenti. L’obiettivo è chiaro: garantire la contendibilità (la possibilità per nuovi attori di entrare nel mercato) e l’equità (evitare abusi di potere contrattuale verso le imprese terze).

Le Regole del Gioco
Il DMA impone obblighi rigidi, definiti “bright-line rules”, per evitare che i gatekeeper utilizzino la propria posizione per soffocare i rivali. Tra i divieti principali figura il self-preferencing: una piattaforma non può più favorire i propri servizi nei risultati di ricerca rispetto a quelli della concorrenza.

Un caso emblematico di questa nuova fermezza è la sanzione da 500 milioni di euro inflitta ad Apple. La Commissione ha stabilito che le restrizioni allo “steering” ovvero l’impedire agli sviluppatori di app di indirizzare i clienti verso offerte esterne all’App Store violano l’Articolo 5.4 del DMA, che richiede che tali comunicazioni siano gratuite. Sebbene il DMA sia nato da una profonda analisi economica sui fallimenti dei mercati digitali (come il rapporto Crémer del 2019), il legislatore ha scelto una struttura rigida per garantire velocità e certezza del diritto. In mercati che evolvono a velocità esponenziale, attendere l’esito di anni di processi antitrust è stato considerato un costo troppo alto. Tuttavia, questa “rigidità” ha sollevato dubbi sulla capacità della norma di adattarsi a innovazioni come l’intelligenza artificiale.

Nonostante un approccio finora prevalentemente “legalistico” nelle prime fasi di applicazione, le fonti suggeriscono che l’economia giocherà un ruolo cruciale nella fase di valutazione periodica prevista dall’Articolo 53. Attraverso il cosiddetto Better Regulation Framework, la Commissione dovrà analizzare se gli obblighi imposti stiano effettivamente portando a prezzi più equi, maggiore scelta per i consumatori e, soprattutto, a un incremento dell’innovazione. Il successo del DMA non si misurerà solo sul numero di multe, ma sulla sua capacità di diventare uno strumento di “apprendimento regolamentare”. La sfida per l’Europa è trasformare queste regole in un volano per la crescita delle proprie imprese tech, bilanciando la disciplina dei giganti con la tutela degli incentivi agli investimenti in un mercato globale sempre più geoeconomico.

Il Caso Apple e il Digital Markets Act

Per anni, il mondo di Apple è stato descritto come un “giardino recintato”: un ecosistema perfetto ma blindato, dove l’azienda di Cupertino decideva ogni singola regola. Oggi, grazie al Digital Markets Act (DMA), quel recinto sta crollando. L’Europa ha messo sotto la lente d’ingrandimento la Mela più famosa del mondo, costringendola a cambiare il modo in cui funzionano iPhone e iPad per garantire più scelta ai consumatori e più spazio ai concorrenti.

Tutto è iniziato nel settembre 2023, quando la Commissione Europea ha designato Apple come “gatekeeper” (controllore dell’accesso) per servizi fondamentali come il sistema operativo iOS e l’App Store. La sorpresa è arrivata poco dopo con iPadOS: nonostante avesse inizialmente meno utenti rispetto alla soglia prevista, l’Europa lo ha incluso nelle regole perché gli utenti si sentono “bloccati” (effetto lock-in) dentro l’ecosistema Apple, rendendo quasi impossibile uscirne. Al contrario, il servizio iMessage è stato per ora risparmiato, poiché non è considerato un punto di accesso inevitabile per le aziende in Europa.

Una multa da 500 milioni di euro

Uno dei colpi più duri è arrivato con una sanzione di ben 500 milioni di euro. Il motivo? Apple impediva agli sviluppatori di app di informare gli utenti su offerte più convenienti disponibili al di fuori dell’App Store (una pratica chiamata “anti-steering”). Secondo la Commissione, la legge è chiara: gli sviluppatori devono poter promuovere i propri contratti gratuitamente, senza subire commissioni nascoste dal gatekeeper anche quando la vendita avviene altrove.

Più potere agli utenti: disinstallazione e scelta

Il DMA sta cambiando anche l’aspetto del nostro iPhone. Un’indagine europea ha spinto Apple a rilasciare un aggiornamento che, per la prima volta, permette agli utenti di disinstallare app di sistema che prima erano intoccabili, come Foto, Fotocamera e Messaggi. Non solo: ora è molto più semplice cambiare il browser predefinito (non solo Safari) e gestire le impostazioni del dispositivo secondo le proprie preferenze, senza vincoli imposti dal produttore.

L’ultima frontiera riguarda l’interoperabilità. L’Europa vuole che l’iPhone funzioni bene anche con smartwatch o occhiali intelligenti prodotti da altre marche. Per questo, la Commissione sta “guidando” Apple attraverso procedimenti specifici, obbligandola a creare soluzioni tecniche che eliminino ogni attrito per gli utenti che scelgono accessori non originali.

Quello che stiamo vedendo è un cambio di paradigma: non è più solo una questione di multe, ma di “dialogo regolamentare”. L’obiettivo finale dell’Europa è semplice: trasformare il mercato digitale in un luogo più equo e contendibile, dove l’innovazione non appartiene a un solo gigante, ma è alla portata di tutti. Per gli utenti Apple, questo significa più libertà, anche se per l’azienda di Cupertino rappresenta la sfida più grande della sua storia recente.