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Chat control e la strategia di Bruxelles per la protezione dei minori

Passi avanti decisivi nel negoziato sul regolamento CSA (Child Sexual Abuse), il pacchetto di norme per il contrasto alla pedopornografia online noto come “Chat Control 2.0”. Secondo quanto si apprende da fonti UE, nel corso del quarto incontro di trilogo svoltosi ieri sono stati registrati “progressi significativi” con il raggiungimento di un’intesa su diversi paragrafi chiave del testo.

Tra i punti oggetto dell’accordo figurano, in particolare, la definizione del materiale soggetto al regolamento e l’individuazione dei fornitori di servizi che rientreranno nel perimetro delle nuove norme. Sono i due punti più importanti del provvedimento ed anche quelli più divisivi in questa fase avanzata del dibattito.

La Presidenza di turno cipriota ha confermato, per bocca di un portavoce, il fermo impegno nel contrasto alla diffusione di materiale pedopornografico. L’obiettivo dichiarato da Nicosia è quello di “compiere il maggior numero possibile di progressi” sulla proposta entro la scadenza del mandato semestrale, fissata per il prossimo 30 giugno 2026. Manca un mese e le trattative sembrano giunte ad una fase di stallo controllato. Il calendario dei lavori resta comunque serrato: i prossimi colloqui trilaterali tra Commissione, Parlamento e Consiglio sono già stati fissati per il 29 giugno, alla vigilia del passaggio di consegne della presidenza.

I negoziati sul regolamento CSA 2.0 erano stati avviati nel dicembre 2025 in un clima di forte urgenza regolatoria. Le norme precedenti, il cosiddetto “Chat Control 1.0”, sono infatti decadute alla fine di aprile 2026, dopo che a marzo era fallito il tentativo di trovare un accordo su una proroga temporanea. Andremo verso un Chat control 3.0 e poi 4.0 all’infinito se non si arriva ad una sintesi politica dell’intervento. Serve o no?