ROMA, 11 APR – Il settore delle telecomunicazioni italiano torna in fibrillazione dopo la pubblicazione da parte di Invitalia del bando per l’accesso alle risorse del Fondo Nazionale per la Connettività (FNC). Il provvedimento, che mette a terra circa 700 milioni di euro, nasce con l’obiettivo dichiarato di colmare i gap lasciati scoperti dal precedente “Piano Italia 1 Giga”, ma finisce al centro di aspre critiche per le modalità di gestione politica e tecnica.
Al centro della disputa vi è la “consultazione lampo” avviata dal Dipartimento per la Trasformazione Digitale lo scorso febbraio. Fonti del settore e osservatori rilevano che sebbene il bando sia ormai operativo, gli esiti della consultazione non sono stati resi pubblici. Resta il mistero su chi abbia partecipato, quali suggerimenti siano stati avanzati dagli operatori e, soprattutto, in che misura queste osservazioni abbiano influenzato il testo finale.
In questo modo, il Fondo Nazionale Connettività rischia di ridursi a una gestione delle “frattaglie” di un Piano Italia 1 Giga che ha mostrato diverse criticità strutturali. “L’Italia non ha una guida sul digitale”, de sembra che da anni si tenti di risolvere problemi complessi con una “disinvoltura” che spesso genera complicazioni maggiori.
Si usa “l’idrante per bere e la bottiglia per spegnere l’incendio”. Da un lato, un afflusso massiccio di capitali (l’idrante) gestito con scadenze temporali che ne rendono difficile l’assorbimento efficiente; dall’altro, strumenti normativi e burocratici fragili (la bottiglia) per affrontare l’incendio dei ritardi strutturali e della burocrazia locale.
Il timore è che, continuando a operare con logiche emergenziali e processi partecipativi quasi formali, il risultato resti invariato: una digitalizzazione incompiuta che rincorre se stessa, accumulando nuovi fondi per rimediare agli errori dei precedenti, in un circolo vizioso che allontana l’Italia dagli obiettivi europei del 2030.
Sommario
Il Fondo Nazionale Connettività: Recuperare le “Frattaglie”
Il Fondo Nazionale per la Connettività nasce con una dotazione di circa 700 milioni di euro per affrontare quella che potremmo definire l’”eredità incompiuta” dei piani precedenti del PNRR. Ufficialmente, lo scopo è coprire quei civici che, per errori di mappatura, complessità tecnica o insostenibilità economica, sono rimasti esclusi dalle reti ad altissima capacità (VHCN).
Il termine “frattaglie” non è qui usato a sproposito anche perchè sono frattaglie costose. Rappresenta ciò che resta sul tavolo dopo che i grandi banchetti del PNRR hanno distribuito le portate principali. Il problema è che queste “frattaglie” non sono semplici eccezioni: sono il cuore pulsante delle aree grigie e bianche del Paese, dove la trasformazione digitale dovrebbe essere il motore di coesione sociale e invece diventa il simbolo di una discriminazione geografica persistente col rischio di un digital divide di ritorno.
Sulle Consultazioni Lampo
La consultazione pubblica è stata avviata nel febbraio 2026. In un settore dove le decisioni di investimento richiedono anni di ammortamento e una precisione chirurgica nella posa della fibra, una consultazione “lampo” senza che si evincano le risultanze, gli esiti e le conseguenze appare quasi come un atto dovuto per soddisfare i requisiti della Commissione Europea sugli aiuti di Stato, piuttosto che come un reale strumento di ascolto.
- Chi ha partecipato? In assenza di risultanze pubbliche immediate, è lecito ipotizzare la presenza dei soliti grandi operatori infrastrutturali e delle associazioni che rappresentano i piccoli ISP (Internet Service Providers).
- Il silenzio sugli esiti: Quando i suggerimenti degli stakeholder non vengono resi noti tempestivamente, si perde il significato, il concetto stesso di democrazia partecipativa digitale. Se non è dato sapere cosa è stato chiesto e perché alcune proposte siano state scartate, la consultazione decade a mero orpello burocratico.
Confusione tra Mezzi e Fini
Sbagli a chi pensa di usare l’idrante per bere e la bottiglia per spegnere l’incendio e si rischia l’inefficienza allocativa delle risorse.
- L’Idrante (Le Grandi Risorse): 700 Milioni di euro vengono immessi nel sistema con scadenze draconiane. Questa pressione finanziaria costringe a una spesa frettolosa che spesso ignora le reali necessità del terreno, saturando la capacità delle ditte di posa e rischiando di gonfiare i prezzi.
- La Bottiglia (Le Soluzioni Puntuali): Al contrario, i problemi micro-strutturali, come la semplificazione dei permessi comunali, la formazione di tecnici specializzati o la risoluzione dei conflitti di mappatura (chi ha certificato l’esistenza dei civici post walk in?) vengono affrontati con strumenti deboli e lenti, totalmente inadeguati a “spegnere l’incendio” dei ritardi accumulati.
L’Assenza di una Guida sul Digitale in Italia
L’Italia soffre di una governance digitale frammentata. Il passaggio di competenze tra il Dipartimento per la Trasformazione Digitale (DTD), Infratel e Invitalia crea una sovrapposizione di ruoli che genera incertezza. Invece di una regia unica e autorevole, assistiamo a un “tentativo di risolvere problemi complessi con disinvoltura”. Il che si traduce spesso nella creazione di nuovi problemi: ogni piano introdotto per correggere quello precedente aggiunge uno strato di complessità normativa. Gli operatori si trovano a dover gestire rendicontazioni diverse per la stessa strada, con il rischio di bloccare i cantieri per anni a causa di cavilli burocratici nati paradossalmente per “velocizzare” i lavori.
Fare le cose sempre nello stesso modo aspettandosi risultati diversi è, citando una nota massima, la definizione di quanto vediamo accadere oggi. Se il Fondo Nazionale Connettività viene gestito con la stessa modalità e la stessa fretta dei piani precedenti, il risultato sarà lo stesso: una copertura a macchia di leopardo, un dispendio di risorse pubbliche e una cittadinanza che, nel 2026, si trova ancora a lottare con connessioni instabili. Probabilmente sarà cosi anche nel 2030 e non ce lo possiamo permettere.
Per cambiare rotta, serve una visione che parta dalla realtà dei territori e non solo dai fogli di calcolo dei ministeri. Occorre coinvolgere i comuni! Pensare ancora di risolvere con un modello centralizzato e con grandi lotti, finisce per seminare altro denaro pubblico nel terreno arido di una burocrazia che non impara dai propri errori.












