Critica ragionata a Stefano Rodotà e al suo articolo su WIKILEAKS apparso su Repubblica del 8/12/2010

Secondo Stefano Rodotà, la vicenda che ruota attorno al sito WIKILEAKS apre la via ad un nuovo modello democratico basato sulla trasparenza. E ovviamente io non sono d’accordo. Il segreto e la trasparenza sono due concetti ben distinti. In queste poche righe cercherò di spiegare perchè.

Wikileaks pone un tema di sicurezza nazionale. Si passa attraverso una nuova gestione documentale di materiale riservato che deve cambiare e rafforzarsi. Ma cio’ che è segreto nulla ha a che fare con la trasparenza.

Rodota’ cerca furbescamente di far passare l’idea di uno Stato/Amministrazione dove il concetto di trasparenza e’ rilevante. Peccato pero’ che non possiamo parlare di trasparenza sui documenti riservati della diplomazia internazionale.

Proprio per questo sto polemizzando con Rodotà che da giurista non contribuisce affatto a chiarire il quadro ma lo mistifica. Trovo che sia sbagliata l’idea di uno Stato che per essere democratico deve necessariamente rinunciare al segreto in nome di una fantomatica trasparenza. Acconsentire alla pubblicazione di tutto o per dirla con Rodotà “smetterla di arroccarsi dietro al segreto” è quantomai sbagliato e qualunquista.

Il Segreto c’è ed è un istituto pubblicistico ben preciso che risponde a varie ragioni di ordine pubblico.

Detto questo il dibattito prende due direzioni. La prima è quella che preferisco lasciare ai fautori della democrazia diretta. Non credo in una democrazia elettronica basata sulla partecipazione del cittadino a scelte che non gli competono.

Credo in Internet come strumento di controllo ma non di intrusione, come strumento partecipativo in termini di iniziative democratiche dal basso. Ma la vita reale ci mostra un quadro completamente diverso. Essere trasparenti non significa mettere on line documenti riservati.

Essere trasparenti, peraltro, è una condotta riferibile alla pubblica amministrazione nei suoi rapporti con il cittadino e le aziende. Non riguarda in nessun caso lo Stato/Nazione e giammai i rapporti tra Stati.

Ecco la seconda direttiva di natura sicuritaria: i segreti di Wikileaks non sono mere puttanate ma pericolosissime informazioni potenzalmente capaci di aprire un terzo conflitto mondiale.

Immaginiamoci a titolo di esempio, una ricognizione militare segreta sulla Corea. Che risvolti aprirebbe conoscere azioni militari? Siamo ancora convinti che aumenterebbe la democrazia la diffusione di queste notizie? E se poi dovessero dimostrarsi addirittura false o tradotte male?

Questo ci dice che i problemi che ha aperto la vicenda di WIKILEAKS non si prestano a soluzioni facili ma tutt’altro devono avviare un dibattito sereno e competente sul futuro di Internet e delle libertà.