In questi giorni la Baviera sta vivendo una disputa piuttosto accesa all’interno del suo governo regionale, tra due ministri che dovrebbero lavorare fianco a fianco per rendere l’amministrazione più moderna e digitale. Da una parte c’è Fabian Mehring, ministro per gli Affari Digitali dei Freie Wähler, dall’altra Albert Füracker, ministro delle Finanze della CSU. Al centro della lite c’è la dipendenza dalla software di Microsoft per le autorità statali e comunali.

La questione non riguarda solo soldi o contratti tecnici, ma tocca temi più profondi come la sicurezza dei dati, l’indipendenza del Land e il modo in cui la politica bavarese affronta la trasformazione digitale. Mehring ha espresso dubbi forti su un possibile ampliamento dell’uso di Microsoft 365 nelle amministrazioni. Ha detto chiaramente che il mondo è cambiato, soprattutto dopo le tensioni geopolitiche con gli Stati Uniti, le minacce di sanzioni digitali e l’atteggiamento più aggressivo verso l’Europa. Secondo lui, legarsi troppo a un’azienda americana rischia di creare una dipendenza strategica pericolosa: un domani potremmo trovarci limitati nelle scelte, con costi altissimi per cambiare rotta o addirittura con il rischio che qualcuno da fuori possa influenzare o bloccare i nostri sistemi. Per questo chiede una valutazione aperta, senza pregiudizi, del progetto in corso, proprio per evitare errori che potrebbero costarci cari nel lungo periodo.

Mehring non parla a vanvera, è un eroe della sovranità digitale e dell’autonomia strategica. Ricorda che esiste già una legge digitale bavarese che obbliga a preferire il software open source ovvero programmi aperti, modificabili e controllabili da chiunque, ogni volta che è economicamente sensato e utile. Punta l’esempio di Schleswig-Holstein, che sta riducendo proprio la dipendenza da Microsoft, e cita la decisione recente dei presidenti dei Länder tedeschi: entro il 2027 vogliono un posto di lavoro digitale sovrano, indipendente da fornitori esteri dominanti.

È una posizione che guarda al futuro, alla sostenibilità e alla libertà di azione dello Stato bavarese in un’epoca in cui la tecnologia decide molto della sovranità nazionale.

Dall’altra parte Füracker difende con decisione il percorso attuale. Per lui non si tratta di firmare un nuovo contratto miliardario, ma di raggruppare e ottimizzare le licenze Microsoft già esistenti, ottenendo sconti migliori e risparmi per il Land. Sottolinea che la Baviera tiene i dati sensibili nei propri data center statali, con infrastrutture cloud private o ibride, quindi la sicurezza e la sovranità dei dati sarebbero garantite. Accusa Mehring di incoerenza, perché lo stesso ministero digitale usa Microsoft, e di aver cambiato idea improvvisamente, creando incertezza soprattutto tra i comuni che vorrebbero approfittare di condizioni vantaggiose.

Il conflitto è esploso pubblicamente con interviste, comunicati stampa e risposte al vetriolo, tanto che il ministro-presidente Markus Söder è intervenuto dopo una riunione di gabinetto. Ha rimproverato entrambi per aver lavato i panni sporchi in pubblico, insistendo che certe discussioni vadano fatte internamente. Si è schierato con Füracker, definendo le sue ragioni convincenti e ricordando che pure il ministero digitale si serve di Microsoft. Ha sminuito la questione della sovranità digitale, chiamandola una discussione esagerata e trattandola più come un problema amministrativo che come una scelta di principio.

E’ innegabile che in Europa, e quindi in Baviera come in Italia, c’è il rischio reale di una dipendenza digitale dai colossi americani che cresce nel tempo, in un contesto internazionale instabile dove le grandi aziende tech americane possono subire pressioni politiche dal loro governo. La storia recente, con guerre commerciali, minacce di sanzioni e cambiamenti improvvisi nelle regole del cloud, dovrebbe farci riflettere.

Mehring ha ragione a insistere sulla sovranità digitale come priorità strategica. Non è un capriccio ideologico: è una necessità per uno Stato che vuole restare autonomo e resiliente. Il software open source non è una moda, ma un modo per controllare il proprio destino tecnologico, evitare lock-in costosi e stimolare innovazione locale. Paesi e regioni che lo hanno scelto dimostrano che si può fare, anche se richiede tempo, investimenti iniziali e coraggio politico.

La vera sfida non è scegliere tra Microsoft sì o no oggi, ma costruire una strategia che riduca progressivamente le dipendenze, investendo in alternative aperte senza strappi traumatici.

Questa lite rivela una tensione più ampia nella coalizione tedesca ma direi in tutta Europa e nella visione della digitalizzazione: velocità e risparmio contro indipendenza e visione a lungo termine. La Baviera, come regione leader in Europa, dovrebbe puntare in alto: non accontentarsi di essere efficiente con strumenti altrui, ma diventare modello di sovranità digitale. Una revisione seria, come chiede Mehring, non è un ostacolo, ma un’opportunità per decidere con consapevolezza cosa vogliamo essere tra dieci anni. Speriamo che dal confronto esca una linea chiara e coraggiosa, non solo un compromesso al ribasso per calmare le acque. Acque che in Italia restano ferme: nessuno qui parla più di questi temi. Il Governo Meloni da questo punto di vista è monolitico. Potrebbe essere un segnale di totale dipendenza digitale dai colossi tech americani?