E’ davvero importante la neutralità della rete in America?

Capita molto spesso di rimanere a ricasco delle soluzioni adottate dagli altri per giustificare il nostro immobilismo, colpevole e latente nelle dannate scelte che il nostro Paese non sa prendere.

Non voglio banalizzare il dibattito sulla Network Neutrality tanto per renderlo divulgabile su un blog. C’è gia’ chi lo fa da prima di me e meglio di me. Né voglio imbarazzarvi con discorsi ampollosi tecnico regolamentari che oggi prorpio non ci porterebbero lontano. Vorrei solo lanciare due provocazioni e altrettanti quesiti che non trovano risposta.

La prima provocazione riguarda questo modo da pappagallo ammaestrato che abbiamo di osservare con un occhio morboso le vicende degli Stati Uniti e della improvvida FCC sulla neutralità della rete, mentre con l’altro assistiamo impotenti all’avanzare di scelte private di operatori telefonici, che in Italia ormai sono disposti a tutto pur di ostacolare l’avanzata tecnologica che erode voracemente i loro margini di profitto.

La seconda provocazione, invece, va letta a prospettiva rovesciata con un campo piu’ spostato dall’esterno verso l’interno. Ossia, se provassimo ad osservarci per un attimo da fuori, che immagine stiamo proiettando verso l’esterno, che spettacolo triste stiamo recitando? Due dei maggiori operatori del nostro Paese appaiono invischiati in torbidi affari internazionali di natura fraudolenta, a fronte poi di una intollerabile assenza di un decisore politico che si riflette inevitabilmente in un’accusa agli interessi personali del capo del Governo, complice perfino di una paralisi del regolatore del settore.

Dunque, detto fuori dai denti, se la provocazione iniziale è quella di non dover seguire necessariamente le scelte prese da altri Paesi su temi così delicati come la neutralità della rete ma di trovare il coraggio di procedere su tematiche come queste anticipando scelte che dopo tutto appaiono inevitabili, la domanda sorge spontanea. Chi decide in Italia su questi temi? Chi ha o chi dovrebbe avere questo compito, e da dove gli discende questo potere e perché non lo esercita.

Ecco. Di seguito a questa provocazione c’è un nuovo quesito misterioso, che si spiega tornando all’apparente immobilismo del mercato italiano, affastellato da vicende societarie torbide che scuotono i mercati e i titoli azionari delle aziende, di cui si occupano i giornali e la campagna politica pre elettorale quando ci racconta di strane telefonate – normali in un Paese africano, meno normali in un Paese civile – la domanda è: come possiamo preoccuparci della neutralità della rete in America se prima non definiamo in Italia i ruoli al punto che l’Autorità torna a fare le regole, gli imprenditori ci mettono i soldi – e non fanno finanza spericolata da galera – i politici collaborano, i lobbisti orientano e l’ecosistema riparte?