Il potere logora anche chi ce l’ha. Elon Musk ha espresso oggi preoccupazione per la partnership tra Apple e Google su una versione più personalizzata di Siri basata sulla piattaforma di intelligenza artificiale generativa di Google, Gemini.

Nel caso ve lo foste perso, Apple e Google hanno annunciato congiuntamente che Gemini contribuirà a potenziare le future funzionalità di Apple Intelligence, tra cui una versione più personalizzata di Siri, il cui lancio è previsto per quest’anno. Apple non ha ancora annunciato con esattezza quando verrà lanciata la versione rinnovata di Siri, ma si dice che arriverà come parte di iOS 26.4 a marzo o aprile 2026.

“Sembra una concentrazione di potere irragionevole per Google, dato che ha anche Android e Chrome”, ha scritto Musk in un post su X. Ricordiamo che Musk è CEO di xAI, la società dietro Grok, concorrente di Gemini. Ma non ha l’ecosistema esteso di Google a supportare la sua AI come feature resta limitata al social X e poco oltre. È probabile che Apple o Google rispondano pubblicamente al commento di Musk, ma aggiorneremo questa storia se le aziende avranno qualcosa da dire anche indirettamente o con altri annunci commerciali da cui desumere le posizioni.

Sembra proprio che Elon Musk rappresenti il prototipo del “primo della classe”: un genio ingegneristico e imprenditoriale che eccelle nei contesti astratti e competitivi, ma inciampa sistematicamente nelle dinamiche relazionali umane e di potere. Il suo rapporto con Donald Trump ne è un esempio lampante: un’alleanza iniziale nel 2025, con donazioni massicce e ruoli influenti come il DOGE, sfociata in una lite furiosa a giugno dello stesso anno – accuse reciproche su Epstein, minacce di revoca di contratti governativi, persino l’idea di un nuovo partito da parte di Musk – per poi ricucire con una cena “lovely” a Mar-a-Lago nel gennaio 2026, promettendo un anno “amazing”.

Allo stesso modo con OpenAI, da co-fondatore Elon si è poi trasformato in nemico giurato: dimissioni nel 2018 per divergenze sulla missione no-profit, seguite da una causa infinita che, nel 2025-2026, ha visto un giudice riconoscere prove di promesse infrante, portando a un processo con giuria. Ora se volessimo analizzare questo pattern si ripete esattamente con la recente critica di Musk alla partnership tra Apple e Google per potenziare Siri con Gemini, l’IA generativa di Google. Come CEO di xAI (creatrice di Grok, rivale di Gemini), Musk vede questa alleanza come una minaccia al suo ecosistema.

La partnership tra Google ed Apple, che prevede l’integrazione dei modelli di intelligenza artificiale di Google all’interno di Siri e dell’ecosistema Apple, presenta diversi rischi significativi per la concorrenza.

La partnership tra Google ed Apple, che prevede l’integrazione dei modelli di intelligenza artificiale di Google all’interno di Siri e dell’ecosistema Apple, presenta diversi rischi significativi per la concorrenza.

I principali rischi identificati sono:

  • Replicazione dei monopoli del Web 2.0: Lina Khan avverte che questo accordo è “molto simile” a quanto accaduto nell’era dei motori di ricerca. Il timore è che non si stiano imparando le lezioni del passato e che si stia assistendo a una replica delle dinamiche di dominio che hanno caratterizzato il Web 2.0.
  • Controllo dei canali di distribuzione: Attraverso questa partnership, Google si assicura il controllo di un canale di distribuzione massiccio (i dispositivi Apple), garantendo ai propri modelli di IA una posizione privilegiata che potrebbe escludere altri concorrenti.
  • Stratificazione dei vantaggi sui dati: Le fonti sottolineano che i vantaggi nei mercati dell’IA, in particolare nell’IA generativa, si stanno spesso stratificando sopra i vantaggi di dati preesistenti. Questo permette a incumbent già dominanti come Google di estendere il proprio potere di “gatekeeper” anche nella nuova era tecnologica.
  • Ostacolo all’innovazione e ai nuovi entranti: Accordi di questo tipo possono impedire la nascita di tecnologie di ricerca di nuova generazione. Khan osserva che se simili accordi esclusivi fossero stati impediti dieci anni fa, la traiettoria del mercato della ricerca avrebbe potuto essere molto diversa.
  • Mancata rettifica del mercato: Esiste il rischio che, nonostante le vittorie legali dell’antitrust (come nel caso Google Search), decisioni deboli sui rimedi non riescano a correggere realmente il mercato, lasciando intatto il potere dei giganti tecnologici proprio mentre si passa a nuove tecnologie.

In sintesi, il rischio principale è che tale collaborazione contribuisca a una “calcificazione” del dominio illegale, rendendo molto più difficile e “pesante” un eventuale intervento normativo futuro per ripristinare la concorrenza perduta.

Musk teme una concentrazione di potere che marginalizzi concorrenti come lui, ma finge di non sapere quanto potere sia nelle sue mani oggi: Tesla, SpaceX e X dominano settori chiave, spesso con tattiche aggressive per eccellere in ogni mercato. Probabilmente Musk è un visionario ma sembra ossessionato dal controllo, ma il suo deficit relazionale è un vulnus che lo porta a conflitti ciclici. Invece di alleanze stabili, opta per battaglie pubbliche, alimentate da ego e ambizione.

Questo lo rende efficace nella scalata veloce dei mercati, ma instabile nei partenariati. Se da un lato accelera l’innovazione (basti pensare a Neuralink o Starlink), dall’altro lato Musk rischia di isolarsi, come il nerd geniale che vince premi ma perde amici. In un mondo interconnesso, un approccio come quello di Musk potrebbe limitare il vero progresso collaborativo, favorendo invece una guerra fredda tech che beneficia pochi. Eppure, è proprio questa imprevedibilità a renderlo iconico: un “primo della classe” che non impara mai la lezione. E’ un unicum nel suo genere.