L’Europa sbaglia: invece di rincorrere i LLM americani, deve proteggere i suoi dati e la sua proprietà intellettuale per non finire dipendente. Lo afferma Franco Bernabè in un’intervista a L’Opinion, un quotidiano francese. L’Europa si trova oggi di fronte a una “doppia sfida” che ne minaccia la competitività: un eccesso di regolamentazione invasiva e una lettura strategica dei nuovi equilibri globali spesso errata. Franco Bernabè, già alla guida di ENI e Telecom Italia e attuale presidente dell’Università di Trento, ci spiega tutto in un’intervista focalizzata sulle attuali fragilità del sistema occidentale.

CRISI ENERGETICA E TEST STRATEGICO Secondo Bernabè, l’attuale tensione nello Stretto di Hormuz rappresenta per il settore energetico “il peggior incubo dalla guerra del Kippur”. La crisi non è solo energetica, ma rivela un'”incertezza radicale” sul ruolo degli Stati Uniti e sulla coerenza delle loro azioni rispetto agli interessi storici dell’Occidente. Lo shock, che porterà inevitabilmente inflazione a causa dell’irreperibilità nel breve termine di prodotti essenziali come fertilizzanti e carburanti, costringerà l’Europa a riaprire il complesso dossier dei rapporti politici con la Russia. Ha incredibilmente ragione. Si fa fatica ad immaginare una condizione di scarsità dei beni più importanti per le nostre economie, dai carburanti ai fertilizzanti, la situazione è grave.

IL RITORNO DELLE SFERE D’INFLUENZA Analizzando il panorama geopolitico, Bernabè osserva un ritorno alla logica delle “sfere d’influenza”, con un sistema internazionale più fluido e pericoloso rispetto a quello della Guerra Fredda. In questo contesto, l’Europa sconta il limite di pensare ancora secondo categorie legate agli Stati-nazione, mentre la competizione globale si sposta verso lo scontro tra grandi poli. Il mondo è fatto a pezzi dall’emergere di individualismi e nuovi legami tra Stati. La Cina espande l’area della sua influenza geopolitica. L’America si distacca progressivamente dagli alleati partner NATO e cerca di riportare la produzione in casa. Con effetti di lungo periodo e che non cambieranno a livello strategico nemmeno con una prossima amministrazione di democratici, quando e se verrà.

IL NODO REGOLATORIO E L’INTELLIGENZA ARTIFICIALE Bernabè punta il dito contro la “surproduzione normativa” dell’UE, che invece di favorire la crescita agisce come un freno. “Le imprese europee supportano costi di conformità considerevoli che distraggono dall’innovazione”, spiega l’ex manager, criticando una visione della concorrenza ridotta al solo obiettivo del calo dei prezzi. Come si può sostenere un confronto con chi non rispetta le stesse regole?

Anche sull’intelligenza artificiale il monito è netto: l’Europa starebbe sbagliando battaglia cercando di rincorrere gli USA sui grandi modelli linguistici (LLM). La vera priorità strategica dovrebbe essere invece “proteggere il patrimonio informativo europeo” e impedire che i dati e la proprietà intellettuale delle aziende del continente vengano assorbiti e controllati da operatori esterni, principalmente americani o cinesi. Le economie sono basate sui dati. I dati sono potere. I nostri dati industriali e critici sono un elemento di sicurezza degli Stati, rappresentano la loro sovranità. E’ chiaro che non si sta facendo abbastanza.