Poste Italiane lancia l’opas totalitaria volontaria su Telecom Italia. L’offerta avrà a oggetto un massimo di 17.063.618.293 azioni ordinarie dell’emittente, pari alle 21.357.258.195 azioni ordinarie dell’emittente rappresentanti il 100% del capitale sociale e delle azioni. Il corrispettivo totale è di circa 10,8 miliardi.

(RegTechNews.it) – ROMA, 22 MAR 2026 – Svolta epocale per le telecomunicazioni italiane. Il Gruppo Poste Italiane, guidato dal CEO Matteo Del Fante, secondo lo scoop di Milano Finanza si appresta ad un’OPAS su TIM. L’operazione punta a una “ristatalizzazione di fatto”. L’obiettivo probabilmente è riportare sotto l’egida pubblica i servizi critici: Cloud di Stato, Intelligenza Artificiale e Cybersecurity, garantendo la sovranità digitale del Paese in un contesto geopolitico frammentato.

Sulla manovra è intervenuto Dario Denni, esperto di regolamentazione ed economia digitale, che ha analizzato la natura ambivalente dell’operazione:

“La mossa di Poste su TIM non è una restaurazione nostalgica della vecchia Telecom degli anni ’90, ma una risposta pragmatica alla centralità dei servizi digitali. Tuttavia, non si può ignorare il paradosso di fondo: stiamo assistendo alla nascita di un nuovo ‘Ministero delle Poste e delle Telecomunicazioni’ proprio nel momento più basso per l’ex monopolista, ormai privo della sua infrastruttura di rete finita in mani estere.”

Secondo Denni, la sfida per il nuovo polo pubblico sarà dimostrare la sostenibilità di un modello basato sulla rivendita:

“Senza il possesso della rete, la sfida nazionale si sposta sul valore dei dati e sulla capacità di integrare i sevizi postali con l’offerta telco. La priorità qui è la stabilità di sistema e la creazione di sinergie industriali per uscire dal ‘gomitolo’ di problemi irrisolti degli ultimi trent’anni. Resta da capire se TIM esisterà ancora come brand, e se Poste+TIM saprà giocare un ruolo da protagonista vendendo servizi, a volte di terzi, o se questa operazione servirà principalmente a blindare il cloud di Stato, un asset che avrebbe rischiato la deriva dopo la chiusura del PNRR.”

Sembra piuttosto una “ristatalizzazione di ritorno” che però arriva fuori tempo massimo, quando il “gioiello di famiglia” è stato già privato della sua componente più preziosa, la rete. “Trent’anni fa si privatizzava per costruire il futuro, oggi si rinazionalizza per evitare che il passato crolli addosso al presente” ha concluso Denni.  Intanto TIM, per mezzo del portavoce, fa sapere che prende atto dell’offerta pubblica di acquisto e scambio totalitaria lanciata questa sera da Poste Italiane sul gruppo e precisa che domani si riunira’ il consiglio di amministrazione per avviare il processo di valutazione dell’offerta.

I punti chiave dell’operazione: cosa accadrà dopo l’OPAS di Poste Italiane su TIM

Dunque non ci sarà nessuna POSTE+TIM o PosTIM come anticipato da alcuni giornali ma regnerà la piena indipendenza operativa di TIM da Poste Italiane. Nonostante l’acquisto, TIM resterà un’azienda separata e autonoma (stand-alone) e questo è un dato fondamentale anche dal punto di vista occupazionale. Nessun ostacolo legale sembra profilarsi nell’immediato perchè Poste notificherà l’operazione all’Antitrust (l’autorità della concorrenza), e l’Amministratore Delegato Del Fante sostiene che non ci siano rischi di blocco. In pratica Poste ritiene che TIM completi perfettamente il proprio modello di business, specialmente dopo che TIM ha separato con successo la gestione della sua rete infrastrutturale. Ha molto senso che si sprigionino proprio adesso queste sinergie che si basano su un approccio positivo e di dividendi. E’ chiaro che una volta chiusa l’operazione (entro fine 2026), Poste presenterà un nuovo piano industriale e sta già promettendo guadagni interessanti (dividendi) per i suoi azionisti. Dunque Poste Italiane sta comprando TIM perché la ritiene un pezzo mancante fondamentale per la sua crescita, ma promette di lasciarla lavorare in autonomia e di non avere problemi con le autorità. Questo è esattamente quello che il mercato, gli analisti e i sindacati volevano sentirsi dire.

La reazione di Franco Bernabè su La Stampa

Milano, 24 marzo 2026 – «Ma quale sovranismo. L’offerta di Poste su Tim ha un forte senso finanziario e strategico. E poi la mossa arriva da una società che in Italia è un caso di successo di nomine pubbliche. Da Corrado Passera a Massimo Sarmi e Matteo Del Fante si sono dimostrati tutti manager indipendenti e capaci. Nel mondo arrivavano le mail e loro hanno saputo trasformare in un’azienda moderna un business di lettere e pacchi!».Lo afferma Franco Bernabè, per tre volte ai vertici di Tim in epoche storiche e politiche diverse. Per l’ex presidente e amministratore delegato di Telecom Italia è fuorviante parlare di “rinazionalizzazione”.«Piuttosto – aggiunge – dobbiamo interrogarci sulla strategia dell’Ue che ha guidato lo sviluppo delle telecomunicazioni negli ultimi 30-40 anni. Diciamolo, è stato un fallimento».