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GOOGLE AI OVERVIEW: IL “KILLER” SILENZIOSO DEL TRAFFICO WEB

La rivoluzione silenziosa che sta ridisegnando i confini di Internet ha un nome preciso: AI Overview (Panoramica AI).

E’ una mossa difensiva di Google per difendere la Search da tutti gli altri servizi di intelligenza artificiale che sono usati non come LLM ma come motori di ricerca. Ma dietro la promessa di Google di semplificare la vita agli utenti, si nasconde una minaccia esistenziale per l’intero ecosistema dell’informazione e della conoscenza digitale. Mentre le autorità antitrust globali tentano di correre ai ripari proponendo la clausola dell’opt-out, un’analisi serrata rivela che questa soluzione potrebbe rivelarsi un “cavallo di Troia” destinato a dare il colpo di grazia a giornali, blog e siti educativi.

Nel corso del 2024, Google ha integrato stabilmente nella propria pagina dei risultati di ricerca una funzione basata sul modello di intelligenza artificiale Gemini. Il meccanismo è tecnicamente noto come “grounding”: l’IA non genera contenuti dal nulla, ma setaccia i siti web presenti nell’indice, ne estrae le informazioni rilevanti e le rielabora in un riassunto esaustivo posizionato in cima alla pagina. In questo contesto l’utente ha tutto e subito e non deve fare ulteriori click o approfondimenti.

Il mutamento antropologico è radicale. Per trent’anni, Google è stato un “portale di smistamento”: il suo compito era indirizzare l’utente verso la fonte originale. Oggi, Google si è trasformato in una “destinazione finale”. Fornendo la risposta completa direttamente sulla propria piattaforma, il motore di ricerca annulla la necessità di cliccare sui link sottostanti. Il risultato è una emorragia di traffico senza precedenti, che colpisce in modo chirurgico proprio quei siti – informativi, accademici, divulgativi – che offrono contenuti gratuiti di alta qualità. I siti di notizie sopravviveranno all’AI?

L’ILLUSIONE DELLA SOLUZIONE: IL NODO DELL’OPT-OUT

Di fronte alle proteste degli editori, la CMA (Competition and Markets Authority) nel Regno Unito, ovvero la loro antitrust, e la Commissione Europea hanno iniziato a ipotizzare una via d’uscita: il diritto di opt-out. In sostanza, si vorrebbe dare ai proprietari dei siti la facoltà di dire: “Non autorizzo Google a usare i miei testi per generare i riassunti dell’IA”. E’ una pia illusione. Di fatto sono 20 anni che i grandi player globali del settore tecnologico hanno saccheggiato i dati delle nostre vite: nessuno più di Google possiede i very big data che raccolgono online a strascico tutto quello che possono.

Sono proprio gli esperti del settore che lanciano l’allarme: l’opt-out non è una soluzione, è una scelta tra due forme di suicidio commerciale. Gli autori del report analizzato sottolineano come questa opzione sia profondamente viziata da due criticità strutturali.

Il danno non è l’uso, ma la distorsione del mercato

Anche se un editore autorevole decide di escludersi, la Panoramica AI non smetterà di esistere. Esattamente come capita a chi per protesta si cancella dai social network, ormai è impossibile che questo faccia la differenza. Google utilizzerà semplicemente altre fonti, magari meno affidabili, per fornire comunque quel riassunto. L’utente, abituato alla comodità della risposta rapida, continuerà a non cliccare sui link esterni. Il sito che ha esercitato l’opt-out non recupera il traffico perduto; semplicemente, regala la propria visibilità residua a concorrenti che hanno scelto di restare nel sistema. È il cosiddetto “paradosso della sopravvivenza”: gli editori preferiscono farsi cannibalizzare piuttosto che scomparire totalmente dal radar di Google. Ovviamente non è un problema solo di Google. Tutte le bigtech hanno acquisito un potere tecnologico nei loro giardini recintati dove rimanere fuori è un danno che pochi possono permettersi. Pensate alla causa tra SIAE e Meta per la monetizzazione della musica su Instagram. Pensate all’abuso di dipendenza economica che ci ha costretto a norme positive per regolare la fattispecie. Pensate al Platform To Business e a tutte le conseguenze giuridiche del regolamento che non ha mai visto applicazione in Europa e sta per essere cancellato dal Digital Omnibus.

L’opt-out sposta l’onere della protezione sul danneggiato. In un regime di mercato dominato da un quasi-monopolista, la scelta è tra “farsi sfruttare” o “essere isolati”. Non è vera libertà se l’opzione B porta all’irrilevanza digitale. Inoltre, la complessità tecnica per implementare correttamente l’esclusione e il rischio di incorrere in “dark patterns” (ostacoli software volti a scoraggiare l’utente) rendono questa strada impraticabile per i piccoli e medi editori.

I 5 RISCHI CHE MINACCIANO LA DEMOCRAZIA DIGITALE

L’adozione dell’opt-out come standard normativo porterebbe con sé una serie di effetti collaterali che vanno ben oltre il semplice mancato guadagno economico.

  • Degrado qualitativo dell’informazione: Se le fonti più autorevoli dovessero scegliere massicciamente l’opt-out, l’IA si nutrirebbe di contenuti di “seconda mano” o di bassa qualità. Le risposte fornite agli utenti diventerebbero approssimative, se non pericolosamente errate, specialmente su temi sensibili come salute o diritto.
  • Il premio al “copia-incolla”: Si creerebbe un’ingiustizia sistemica. Un giornale che investe mesi in un’inchiesta originale e fa opt-out vedrebbe i propri risultati ignorati dall’IA, la quale però citerebbe e darebbe traffico a siti “aggregatori” che hanno semplicemente ripreso la notizia senza fare alcuna verifica sul campo.
  • Il declino degli investimenti giornalistici: Senza il ritorno economico garantito dalle visite (pubblicità e abbonamenti), chi pagherà più i giornalisti professionisti? Il fenomeno del free-riding di Google rischia di desertificare le redazioni, lasciando il campo libero a contenuti generati automaticamente e privi di profondità.
  • Manipolazione e propaganda: In un sistema basato sull’opt-out, i siti finanziati da gruppi di interesse o stati autoritari avrebbero tutto l’interesse a restare “dentro” per dominare le narrazioni dell’IA. Il rischio è che l’intelligenza artificiale diventi una cassa di risonanza per visioni distorte della realtà, senza il contrappeso di un’informazione plurale.
  • Crisi del pluralismo: Quando l’utente smette di confrontare diverse testate e si affida a un unico “oracolo” algoritmico, la capacità critica della società si indebolisce. Il controllo del flusso informativo passa dalle mani di una moltitudine di editori indipendenti a quelle di un unico attore privato, con implicazioni drammatiche per la tenuta democratica.

In primo luogo, si propone il passaggio dall’opt-out all’opt-in: nessun contenuto dovrebbe essere utilizzato per l’IA a meno che l’editore non esprima un consenso preventivo e attivo, negoziato da una posizione di forza. In secondo luogo, si evoca lo strumento della “cessazione e desistenza”: le autorità dovrebbero imporre a Google di rimuovere o limitare drasticamente la Panoramica AI finché non sarà dimostrato che essa non distorce la concorrenza. Ma è pura illusione. Non accadrà. Sono 20 anni che chiediamo lo scorporo della Search dagli altri servizi Google. Il tema di Google News specifica tutto quanto sopra e non è nuovo anch’esso. Sono almeno 4 lustri che se ne parla. Non ci sono stati avanzamenti apprezzabili.

Infine, la questione del compenso. Non basta una “mancia” una tantum; serve un canone obbligatorio e strutturale per l’uso dei dati, accompagnato però da meccanismi tecnici che obblighino Google a restituire traffico reale ai siti. Senza il “clic”, l’editoria web è destinata a morire, e con essa la qualità dell’informazione che l’IA stessa dichiara di voler riassumere. Tuttavia non vedo soluzioni facili. A dire il vero non vedo nemmeno soluzioni in questo frangente storico e geopolitico. Sicuramente gli Stati Membri dell’UE singolarmente non hanno forza per opporsi a Google. Non ce l’hanno nemmeno i Tribunali americani, sarà difficile immaginare una forma di reazione europea ferma e convincente.