WASHINGTON/ROMA – Lo scacchiere globale è scosso da un doppio terremoto: da un lato, il definitivo disimpegno degli Stati Uniti nel Golfo Persico; dall’altro, l’allarme rosso che corre lungo i cavi della rete internet europea. La crisi energetica innescata dal blocco dello Stretto di Hormuz sta per trasformarsi in un blackout digitale senza precedenti, mentre la Casa Bianca chiude ufficialmente l’era della protezione globale delle rotte petrolifere.
Sommario
L’affondo della Casa Bianca: «L’America non vi aiuterà»
Con un annuncio che segna una rottura storica con gli alleati della NATO, il Presidente Donald Trump ha chiarito che Washington non intende spendere ulteriori risorse militari per riaprire il passaggio marittimo da cui transita il 20% del fabbisogno energetico mondiale.
«A tutti quei paesi che non possono ottenere carburante a causa dello Stretto di Hormuz, ho un suggerimento: comprate dagli Stati Uniti o andate allo Stretto e prendetevelo», ha dichiarato il Presidente. Il messaggio è indirizzato in particolare a nazioni come il Regno Unito, accusate di non aver supportato attivamente le operazioni militari statunitensi dei mesi scorsi. «Dovrete imparare a difendervi da soli, gli Stati Uniti non saranno più lì ad aiutarvi. Andate a procurarvi il petrolio per conto vostro». Trump l’ha già fatto in Venezuela ed ora vuole portare a termine il piano in Iran e in futuro in Artico.
L’allarme infrastrutture: se finisce il gasolio, si spegne il web: l’Italia cosa fa?
Mentre la politica internazionale si divide sulla linea dura di Trump, in Italia il settore delle infrastrutture digitali entra in stato di massima allerta. Il rischio concreto non è solo il rincaro dei prezzi, ma il razionamento energetico che potrebbe colpire i gangli vitali del Paese: i data center e i nodi di rete.
A differenza delle industrie pesanti, le infrastrutture che permettono il funzionamento di internet non possono “ridurre” i consumi. Un taglio lineare della potenza elettrica significherebbe lo spegnimento immediato di server che ospitano servizi bancari, cartelle cliniche elettroniche e logistica.
Il punto critico è rappresentato dalla continuità operativa. Senza il gas del Qatar e con le forniture di greggio bloccate, la gestione delle emergenze tramite gruppi elettrogeni diventa una corsa contro il tempo. Se mancano i rifornimenti di gasolio per alimentare i generatori di emergenza, la rete nazionale rischia il collasso in pochi giorni.
Manca un piano di emergenza nazionale
È stata avanzata la richiesta urgente di un tavolo di crisi interministeriale per classificare le reti di comunicazione e i nodi di interconnessione come “siti non razionabili”. L’obiettivo è inserire formalmente il comparto digitale tra le funzioni nazionali da salvaguardare prioritariamente nei meccanismi di emergenza relativi a elettricità e carburanti. E’ difficile capire se l’appello sarà accolto. E’ un tema di indipendenza europea, ma gli Stati Membri si stanno muovendo in ordine sparso.
Senza l’ombrello protettivo americano a garantire la sicurezza delle rotte marittime, l’Italia si trova a un bivio: accettare la sfida di una difesa autonoma del proprio approvvigionamento o prepararsi a un drastico piano di contenimento energetico che questa volta rischia di lasciare il Paese non solo al freddo, ma anche offline.
Aggiornamento 19 Maggio 2026: petrolio a 112 dollari a barile
I prezzi del petrolio continuano a essere molto instabili e nervosi. Dopo un forte aumento seguito da qualche calo, il greggio resta comunque su livelli alti e gli investitori sono preoccupati. La causa principale è la guerra con l’Iran, che ha bloccato diverse petroliere nel Golfo Persico e minaccia la chiusura dello Stretto di Hormuz, uno dei passaggi più importanti al mondo per il trasporto del petrolio. Questa situazione ha ridotto le forniture globali e fatto schizzare i prezzi. Il Brent (il riferimento europeo) ha toccato i 112 dollari al barile e si aggirava intorno a 111,83 dollari, con un aumento del 2,33%. Siamo molto sopra i 70 dollari che valeva prima del conflitto. Anche il WTI americano è salito a circa 104,75 dollari, con un rialzo del 3,69%. I mercati oscillano tra la paura di nuovi problemi alle forniture e le speranze che Stati Uniti e Iran riescano a trovare un accordo per calmare la situazione. In pratica, il petrolio resta caro e l’incertezza è alta.



