C’è una soglia di saturazione oltre la quale il sistema sensoriale umano smette di reagire. Accade ai sommelier immersi in troppi profumi, accade a chi vive vicino a una fabbrica: dopo un po’, il cervello smette di segnalare il pericolo. Non riconosciamo più gli odori. Nell’industria tecnologica globale, siamo esattamente a questo punto. Il mercato sta marcendo sotto il peso di accordi circolari progettati chirurgicamente per eludere ogni forma di controllo Antitrust, ma noi preferiamo chiamarla “sinergia”, “investimento strategico” o, più banalmente, “progresso”.
È un gioco di specchi dove i giganti dei chip, del cloud e dei modelli linguistici si scambiano miliardi di dollari senza che una sola goccia di quel capitale esca realmente dal loro recinto. È il nuovo feudalesimo circolare dell’Intelligenza Artificiale.
Il Giro di Miliardi: Il Modello Microsoft-OpenAI
Tre anni fa, quando Microsoft ha siglato il primo accordo con OpenAI, il segnale d’allarme era già assordante. Non era una semplice partnership commerciale; era un’interdipendenza vitale. Microsoft non stava solo posizionandosi in prima linea su un servizio di avanguardia: stava fornendo i “motori” (l’infrastruttura Azure) e i capitali necessari affinché il “cervello” artificiale progettato da Sam Altman potesse funzionare.
Oggi quel modello è diventato lo standard di settore per eludere l’antitrust. Il meccanismo è quasi magico nella sua opacità: il Gigante Tech investe miliardi nella Startup-AI che compra risorse e viceversa. Tuttavia, questi miliardi non servono solo a pagare stipendi o ricerca in senso lato; tornano immediatamente al Gigante tech sotto forma di canoni per l’affitto della potenza di calcolo. È il cosiddetto Round-Tripping Finanziario. I soldi girano in tondo, le valutazioni delle startup schizzano alle stelle e il mercato viene blindato. Nessun nuovo attore può sperare di competere se non ha accesso a queste “linee di credito” circolari che vincolano lo sviluppo software all’hardware di un unico padrone.
NVIDIA mette un chip ovunque
In questo scenario, NVIDIA si è posizionata come il vertice assoluto della piramide. Con una quotazione che sfida le leggi della fisica economica e una liquidità impareggiabile, l’azienda di Jensen Huang ha smesso di essere un semplice produttore di componenti. NVIDIA oggi è l’arbitro del mercato mondiale. Gestendo la scarsità dei chip (le preziose GPU H100 e Blackwell), NVIDIA può decidere letteralmente chi sopravvive e chi muore nel mondo delle startup.
L’ultimo tassello di questa strategia è l’accordo da 20 miliardi di dollari con Groq. Per i non addetti ai lavori, Groq è la startup che ha rivoluzionato l’inferenza (la fase in cui l’AI risponde all’utente) grazie ai suoi chip LPU, infinitamente più veloci delle GPU tradizionali per certi compiti. Un potenziale “NVIDIA killer”. Cosa fa il campione in carica? Non lo combatte sul terreno dell’innovazione: lo assorbe, lo finanzia, lo integra.
Secondo alcuni osservatori, NVIDIA pratica oggi forme di scontistica indiretta: se sei un partner fedele, se utilizzi i loro stack software (CUDA) e se non cerchi alternative, l’accesso ai chip è garantito e agevolato. È un posizionamento sistemico sul mercato a valle — quello delle applicazioni e dei modelli — che fino a ieri era considerato l’unico spazio ancora contendibile. Ora, anche quel prato è stato recintato.
Il Silenzio delle Autorità Antitrust e la Debolezza del Legislatore europeo
Ciò che sorprende non è il comportamento delle Big Tech — che fanno il loro mestiere di monopolisti — ma il silenzio assordante delle Autorità Antitrust e del Legislatore. Siamo di fronte a una Dominanza Collettiva che non ha bisogno della dimostrazione di un abuso per essere nociva; la sua sola esistenza pregiudica la nascita di alternative.
Oggi la dominanza si esercita tramite il controllo della filiera produttiva e finanziaria. Non serve che Microsoft possieda il 100% di OpenAI per controllarla; Non gli serve nemmeno controllarla, basta che sia il suo fornitore di cloud e il suo principale finanziatore.
Perché il legislatore non interviene? C’è una ragione di debolezza politica profonda. L’Europa, in particolare, si trova in una posizione di scacco. Non dominiamo il mercato dei chip, non controlliamo le infrastrutture cloud, non comprendiamo fino in fondo le dinamiche di integrazione tra hardware e software AI. Intervenire con forza significa rischiare che i giganti americani “spengano l’interruttore” o ci escludano dalle versioni più avanzate dei modelli, condannandoci a una serie B tecnologica. Siamo ostaggi che cercano di scrivere le regole per i propri carcerieri, stando bene attenti a non offenderli.
La Fine della Contendibilità: Un Mercato senza PMI
Se il mercato dell’AI è blindato da accordi miliardari tra NVIDIA, Microsoft e OpenAI, quale spazio resta per l’azienda europea che vuole sviluppare un modello sovrano? Nessuno. Sarà costretta a comprare i chip da chi è anche il suo concorrente, ad affittare il cloud da chi sta addestrando un modello rivale e a sottostare a listini prezzi decisi in una boardroom a 14 ore di volo da noi. Senza un intervento che spacchi questi accordi circolari, che imponga l’interoperabilità dell’hardware e che sanzioni il finanziamento predatorio, l’AI non sarà il volano di una nuova democrazia digitale, ma il sigillo definitivo su un nuovo feudalesimo. E’ già cosi, purtroppo. Se non troveremo il modo di inserire queste forme di coordinamento in fattispecie di illlecito antitrust, se non avremo la forza politica di sfidare i gatekeeper sulla loro stessa terra, allora il “buio” che temevamo non sarà un incidente tecnico, un down di un servizio digitale americano. Sarà una scelta deliberata di chi ha deciso che non possiamo giocare la partita dell’innovazione.


