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Il caso Stellantis Microsoft spiegato bene

Mentre a Bruxelles si brinda al varo dell’Industrial Accelerator Act (IAA), convinti che basti una quota del 70% di “ferro e bulloni” europei per salvare l’automotive, la realtà industriale di oggi ci consegna un verdetto opposto e brutale. La partnership tra Stellantis e Microsoft non è un semplice accordo di fornitura; è probabilmente la certificazione di una resa tecnologica. Siamo lontani dal Made in Eu, la nostra dipendenza digitale rischia di diventare un fattore irreversibile.

La “Trappola Strutturale” del Cloud

Stellantis annuncia orgogliosamente la migrazione su Azure per ridurre i data center del 60%. Ma attenzione: quello che il CFO chiama “efficientamento”, un analista di politiche digitali lo chiama lock-in strategico. Quantomeno il rischio c’è sempre quando si migrano i sistemi su un hyperscaler globale.

RegTech News torna ad occuparsi di Stellantis dopo la cessione di Cassino a Dongfeng.

Ancora una volta, un campione europeo decide che è troppo costoso, troppo difficile o troppo tardi per costruire un’infrastruttura dati sovrana. Preferisce indebitarsi (in termini di dipendenza operativa) per consegnare le chiavi della propria intelligenza industriale a un provider americano. Se Microsoft domattina decidesse di triplicare i costi delle licenze o di cambiare le policy di accesso ai dati, Stellantis si troverebbe paralizzata. È il solito riflesso condizionato: esternalizziamo il cervello per salvare i margini del trimestre. Non possiamo nemmeno immaginare cosa accadrebbe nel momento di tensioni geopolitiche in cui un Executive Order andasse a bloccare sistemi cloud offerti in Paesi che erano alleati ed ora non sono più nemmeno partner. E’ un rischio evidente e da tenere molto in considerazione.

Dominanza cinese dello stack tecnologico: batterie, chip, software. Nuove alleanze.

Il campo di battaglia strategico dell’automotive del nuovo millennio si è spostato dalle prestazioni meccaniche all’ecosistema digitale di bordo, dove il valore percepito dai consumatori più giovani è dettato dalla qualità degli schermi e dalla fluidità del software-defined vehicle (SDV). In questo contesto, l’ostinazione dei produttori cinesi, ed in particolare di BYD nel mantenere uno sviluppo interno monolitico potrebbe trasformarsi da punto di forza in rigidità strategica. Mentre BYD procede isolata, i suoi concorrenti stanno adottando modelli di ecosistema modulare: Volkswagen ha acquisito know-how da Xpeng, Geely ha stretto alleanze con StepFun e iFlytek per l’intelligenza artificiale, e Huawei ha messo a disposizione il proprio stack tecnologico a diversi produttori, culminando nel marchio premium Maextro, sviluppato con JAC, con prezzi superiori ai 100.000 dollari. Max Zhang e il team software di BYD difendono la scelta di evitare fornitori terzi per garantire l’indipendenza negli aggiornamenti, ma il rischio è di non riuscire a scalare la complessità dell’IA alla stessa velocità dei giganti tecnologici nati nel settore internet. Il dilemma rimane: se l’eccellenza nella chimica e l’autarchia produttiva saranno sufficienti a proteggere l’impero di Shenzhen in un’era in cui l’automobile è, in ultima analisi, un computer su ruote.

Il Paradosso dell’IAA: Protezionismo di Carta

L’Industrial Accelerator Act è lo specchio di un’Europa che non sa più innovare e quindi prova a “vietare”. Imporre che il 70% di un’auto non-batteria sia europeo serve a proteggere la fonderia di ghisa e il produttore di sedili, ma ignora dove risiede oggi il vero valore: nel software e negli algoritmi.

Per approfondire la tensione tra UE e Cina su Industrial accelerator act leggi l’analisi di RegTech News.

Stiamo finanziando con soldi pubblici (NextGenEU) un guscio europeo che contiene organi vitali stranieri. È una “super-conformità” che maschera una debolezza strutturale: l’Europa protegge il passato (la manifattura tradizionale) mentre regala il futuro (i dati e l’IA) ai campioni della Silicon Valley e di Shenzhen. L’Europa ha assunto una posizione difensiva. E’ comprensibile verso la Cina che ha invaso il vecchio continente di modelli elettrici altamente performanti, gradevoli, e a basso costo. La sfida al saper fare europeo è lanciata. Anzi è in corso. Le dinamiche di mercato non ci permettono di raccogliere segnali in controtendenza rispetto al declino cognitivo. Si tratta proprio di sovranità cognitiva nel momento in cui perdiamo il dominio della conoscenza. Il declino a quel punto sarà inevitabile e irreversibile.

Cybersecurity: Una Sovranità Delegata?

L’idea di rafforzare il centro globale di cybersicurezza di Stellantis tramite analytics IA di Microsoft è quasi ironica. Per proteggere i veicoli connessi e i dati dei clienti europei, ci affidiamo a algoritmi proprietari di un soggetto extra-UE.

È la negazione stessa dell’autonomia strategica. Quando la difesa del perimetro digitale diventa un “servizio acquistato” all’esterno, non sei più il proprietario della tua sicurezza, sei un inquilino nel cloud di qualcun altro. Questo tema è sicuramente molto ampio. Non coinvolge solamente l’automotive ma tutti i settori produttivi che si avvantaggiano di servizi digitali e che comunque trattano i dati e i big data. Ovviamente nessuno escluso. E’ un problema anche per la Pubblica Amministrazione ma per i privati il nodo è una questione ad alto impatto economico e industriale.

L’automotive europeo sta diventando un settore regolamentato senza tecnologia propria. L’IAA è una risposta burocratica a un problema di scala e ricerca. Se non creiamo le condizioni perché nascano “Microsoft europee” o campioni del software industriale capaci di competere, continueremo a produrre auto che sono europee solo per la targhetta sulla porta, mentre il know-how e i margini continuano a fuggire verso altre latitudini.

Il rischio? Pagare auto più care, sostenute da tasse più alte, per ritrovarci con un’industria che ha smesso di essere un leader per diventare un assemblatore di tecnologie altrui. L’Europa deve decidere se vuole essere un mercato da regolare o una potenza da costruire. E non lo stiamo dimostrando. Specialmente sui Data Center rischiamo di offrire un ulteriore vantaggio agli investimenti esteri. Il sistema dei trasporti in Italia conta molto sulla gomma per le persone. Sulle rotaie per le merci. Ovviamente anche Ferrovie deve fare ulteriori riflessioni sul tema perchè può sembrare un grande annuncio strategico, ma l’acquisto di un servizio digitale da fornitori extra europei fa venire meno l’essenza di una filiera strategica in grado di supportare nativamente l’industria, farla crescere sul territorio, rafforzare l’indipendenza tecnologica del Paese. A livello continentale non basterà una legge per modificare le cose. Occorre un cambio di paradigma molto più profondo.

Ulteriori approfondimenti

Il miraggio del made in Europe
Link: https://www.dariodenni.it/il-miraggio-del-made-in-europe/
(Articolo che critica l’approccio protezionistico dell’IAA)

L’Industrial Accelerator Act di Stéphane Séjourné protegge poco e non fa crescere l’industria europea
Link: https://www.dariodenni.it/lindustrial-accelerator-act-di-stephane-sejourne-protegge-poco-e-non-fa-crescere-lindustria-europea/
(Analisi critica dell’adozione dell’IAA)