Un’inchiesta del Washington Post pubblicata il 9 gennaio 2026, ha rivelato dettagli su sforzi diplomatici frenetici per trovare una via d’uscita a Nicolás Maduro, l’ex presidente venezuelano catturato dalle forze USA il 3 gennaio 2026. L’articolo cita documenti governativi USA e interviste con oltre 20 fonti, e il Vaticano ha risposto con una nota stampa che conferma l’essenza della storia, lamentando solo “alcune approssimazioni” in parti della ricostruzione – il che implica che il nucleo dei fatti è accurato, senza smentite sostanziali.
- Il contesto: Maduro era sotto pressione da mesi per le accuse USA di narcotraffico, corruzione e frodi elettorali. Dopo la rielezione contestata del 2024 e l’insediamento di Trump nel 2025, gli USA hanno intensificato le minacce di intervento militare. Vari intermediari (Qatar, Turchia, Russia, Chiesa Cattolica) hanno cercato di negoziare un esilio per evitare spargimenti di sangue e instabilità regionale.
- L’incontro della vigilia di Natale (24 dicembre 2025): Il cardinale Pietro Parolin, segretario di Stato vaticano (il “numero due” del Papa Leone), ha convocato d’urgenza Brian Burch, ambasciatore USA presso la Santa Sede e alleato di Trump. Secondo i documenti USA citati dal WP, Parolin ha ammesso che “Maduro doveva andarsene” per il bene del Venezuela, ma ha implorato gli USA di concedergli una “via d’uscita sicura”. Ha rivelato che la Russia era disposta a concedere asilo a Maduro (e forse alla sua famiglia), e ha chiesto tempo per convincerlo ad accettarla. Parolin ha espresso preoccupazioni su un possibile “cambio di regime” violento, chiedendo se gli USA mirassero solo a trafficanti di droga o a un intervento più ampio.
- Il “rumor” su Russia-Ucraina: Parolin ha condiviso un’indiscrezione (descritta come “rumor” nei documenti): Mosca sarebbe stata pronta a “cedere” il Venezuela se soddisfatta nelle negoziazioni su Ucraina (ad esempio, concessioni territoriali o sanzioni). Questo suggerisce che la Russia vedeva Maduro come una pedina negoziabile, non un alleato intoccabile.
- Risposta del Vaticano all’articolo del Washington Post: In una nota ufficiale, la Santa Sede ha espresso “delusione” per “parti di una ricostruzione altrimenti accurata che sono state approssimate”. Non ha negato l’incontro, il ruolo di Parolin o l’offerta russa, confermando implicitamente la veridicità del nucleo. Questo vuol dire che la storia è sostanzialmente vera, con solo dettagli minori imprecisi (forse su tempistiche o frasi esatte).
Maduro ha rifiutato ripetutamente offerte di esilio (in Russia, Turchia o altrove), sottovalutando la determinazione USA. Il 3 gennaio 2026, forze speciali USA hanno lanciato un raid a Caracas, catturandolo insieme alla moglie Cilia Flores. Ora sono detenuti a New York con accuse di “narcoterrorismo”.
Perché i BRICS non hanno reagito (o lo hanno fatto in modo limitato)?
I BRICS (Brasile, Russia, India, Cina, Sudafrica) hanno emesso condanne verbali, ma senza azioni concrete come sanzioni, interventi militari o rotture diplomatiche. Questo non significa “nessuna reazione”, ma un approccio misurato, forse perché sapevano dei negoziati e non volevano escalation.
- Russia: Ha reagito solo con forza verbale – il Ministero degli Esteri ha definito l’operazione USA “un’inaccettabile violazione della sovranità” e ha “espresso estrema allarme”, chiedendo il “rilascio immediato” di Maduro e Flores. Tuttavia, non ha minacciato ritorsioni militari o economiche. Motivo probabile: Mosca era parte attiva dei negoziati (offrendo asilo) e, secondo il “rumor” di Parolin, stava usando il Venezuela come moneta di scambio per l’Ucraina. Putin ha investito miliardi in Venezuela, ma priorita’ è l’Ucraina; abbandonare Maduro evita un confronto diretto con gli USA mentre è impegnato in Europa.
- Cina: Il Ministero degli Esteri ha “condannato fermamente” l’intervento USA come “aggressione” e ha chiesto di “garantire la sicurezza personale di Maduro e moglie, rilasciandoli immediatamente”. Pechino ha investito oltre 60 miliardi in Venezuela (prestiti e infrastrutture), ma la reazione è rimasta diplomatica, senza boicottaggi o richiami di ambasciatori. Perché? La Cina sapeva probabilmente dei canali diplomatici (tramite Russia o Qatar) e preferisce evitare escalation con gli USA, focalizzandosi su Taiwan e commercio globale. Maduro era un alleato utile per il petrolio, ma non essenziale per la strategia BRICS.
- Brasile: Il presidente Lula ha condannato l’azione USA come “violazione del diritto internazionale” e ha chiesto un meeting ONU urgente. Come vicino del Venezuela, il Brasile ha preoccupazioni per rifugiati e instabilità, ma non ha preso misure concrete. Motivo: Il Brasile è diviso internamente (opposizione pro-USA), e Lula potrebbe aver saputo dei negoziati vaticani-russi; inoltre, priorita’ è l’economia BRICS, non un conflitto.
- India: Il Ministero degli Esteri ha espresso “preoccupazione” per la “violazione della sovranità” e ha chiesto “dialogo pacifico”, ma senza condanne aspre. L’India compra petrolio venezuelano scontato, ma le relazioni con gli USA (Quad alliance) la frenano da reazioni forti. Probabilmente consapevole dei backchannel, ha optato per neutralità.
- Sudafrica: Ha “condannato” l’intervento come “aggressione imperiale” in un comunicato, allineandosi ai BRICS, ma senza azioni. Come membro africano, vede paralleli con imperialismo, ma manca di leva diretta; priorita’ è l’economia interna.
Perché reazioni “soft” complessive?
I BRICS sapevano (almeno Russia e Cina, i più influenti) dei tentativi di esilio, inclusa l’offerta russa. Maduro ha ignorato avvisi e offerte, isolandosi. Non c’è stata una “reazione unita” perché i BRICS non sono un’alleanza militare come la NATO, ma un forum economico; divergenze interne (es. India pro-USA, Brasile cauto) e il “tradimento” implicito della Russia (pronta a “vendere” Maduro per l’Ucraina) hanno diluito la solidarietà. Fonti come Eurasian Times e Firstpost notano che questo espone debolezze BRICS: gli USA hanno dimostrato di poter agire unilateralmente, e la mancanza di risposta forte segnala che il blocco non è pronto a confronti diretti.
Perché “questa cosa cambia tutto”?
- Per la geopolitica globale: Rivela crepe nei BRICS – Russia priorita’ l’Ucraina su alleati come Maduro, erodendo la narrativa di “multipolarismo anti-USA”. Cina e altri sembrano pragmatici, non ideologici, preferendo stabilità economica a difese eroiche.
- Per il Venezuela e America Latina: Mostra che Maduro era isolato; l’esilio fallito ha accelerato l’intervento USA, potenzialmente installando un governo pro-Washington (es. centrato su Diosdado Cabello, come pianificato dagli USA). Questo potrebbe ispirare azioni USA contro altri (Cuba, Nicaragua), ridisegnando la regione.
- Per Russia e Ucraina: Il “rumor” su uno scambio Venezuela-Ucraina suggerisce che Putin è aperto a compromessi, indebolendo la sua posizione negoziale. Potrebbe accelerare trattative USA-Russia su pace in Europa.
- Implicazioni più ampie: Rafforza l’immagine di Trump come “deciso”, ma rischia backlash (es. migrazioni, instabilità). Per i BRICS, è un “momento di reckoning” (come dice Firstpost): espone che il “Sud Globale” non è unito contro l’Occidente, e gli USA possono ancora imporre la “loro” ordine mondiale.
