Ogni iniziativa europea sovrana è da sostenere a occhi chiusi. Sia cosi di Eurosky. Certo vi ricorderete il momento in cui le piattaforme americane diventarono censori etici dei comportamenti dei politici arrivando a bannare lo stesso Trump del primo mandato presidenziale.

La discussione all’epoca fu se fosse giusto bannare un leader politico dai social media sembra ormai lontana ma non lontanissima, semplicemente oggi l’attenzione si è spostata da un’altra parte e non si cerca più solo di rendere “buoni” i colossi tecnologici americani (le Big Tech Meta, X, e altri), ma si punta a costruire delle vere e proprie alternative perchè da un lato è diventato impossibile trattare con i colossi statunitensi e dall’altro il dibattito civile passa attraverso quelle piattaforme anche prima delle elezioni. La parola d’ordine è sovranità digitale, sempre, e il 2026 potrebbe essere l’anno della svolta con il lancio di Eurosky, ma è solo una timida proposta iniziale, che lascia ben sperare ma non troppo. Vediamo perchè.

Che cos’è Eurosky?

Eurosky è un consorzio nato per creare un’infrastruttura di social media interamente europea. L’obiettivo è ambizioso: garantire che i dati, i post e gli account dei cittadini europei siano conservati su server (cloud) situati in Europa, protetti dalle leggi europee e moderati secondo standard locali. Questo servirebbe a evitare che governi stranieri possano “spegnere” improvvisamente l’accesso a persone o organizzazioni europee. Il progetto non parte da zero, ma utilizza la tecnologia di Bluesky, il social network decentralizzato creato dal fondatore di Twitter, Jack Dorsey. A differenza dei social tradizionali, che sono “giardini recintati” dove una sola azienda decide tutto, Bluesky usa un protocollo aperto (chiamato AT Protocol).

In parole semplici, questo sistema permette di separare i dati dall’applicazione:

  • Decentralizzazione: I dati non appartengono a un unico padrone. Gruppi o associazioni possono gestire i propri server.
  • Libertà di scelta: Puoi usare un’app per vedere i contenuti (come Flashes, simile a Instagram) pur rimanendo in contatto con chi usa l’app classica di Bluesky.
  • Infrastruttura condivisa: Se un’app fallisce, l’utente non perde i suoi contatti o i suoi post, perché questi risiedono su un server indipendente.

Social networks vietati ai minori di 15 anni: la proposta francese

La sfida lanciata dalla Francia per proteggere i più giovani dai pericoli del mondo digitale sta entrando in una fase decisiva, ma il percorso si sta rivelando più complesso del previsto. L’obiettivo del governo francese è chiaro: impedire l’accesso ai social network come TikTok, Instagram e Snapchat a chiunque abbia meno di quindici anni, a meno che non ci sia un esplicito consenso dei genitori. Tuttavia, in un mondo interconnesso dove le piattaforme digitali non hanno confini nazionali, la Francia si è resa conto che una legge approvata tra le mura di casa non è sufficiente per cambiare le abitudini di giganti tecnologici che operano su scala globale.

Per trasformare questa ambizione in realtà, Parigi ha bisogno del supporto della Commissione Europea. Questo accade perché Bruxelles è l’unico organismo dotato dell’autorità legale necessaria per imporre requisiti tecnici e restrizioni alle grandi multinazionali del web. In pratica, la Francia può decidere l’età minima, ma è l’Europa che deve fornire i muscoli per far rispettare tale limite. Il problema principale è sempre stato la verifica dell’identità: finora è bastato mentire sulla data di nascita per aggirare i controlli, rendendo i divieti poco più che suggerimenti facilmente ignorabili da qualsiasi adolescente esperto di tecnologia.

Per superare questo ostacolo, la strategia si sta spostando sul piano tecnologico attraverso la creazione di un sistema di verifica dell’età a prova di manomissione. L’idea che sta prendendo forma a livello europeo è quella di un’applicazione prototipo, una sorta di cassaforte digitale installata sullo smartphone. Questa applicazione memorizzerà l’età reale dell’utente in modo sicuro e certificato, comunicando alle piattaforme social solo un segnale di via libera o di blocco, senza però condividere dati personali sensibili o l’identità dell’utente. Questo sistema permetterebbe di proteggere i minori garantendo allo stesso tempo la loro privacy, un equilibrio difficile ma essenziale per le democrazie moderne.

Il calendario di questa piccola rivoluzione è già stato tracciato e vede i vari paesi muoversi in rapida successione. Mentre la Francia conta di pubblicare la propria soluzione tecnica già a febbraio per essere pronta per il prossimo anno scolastico, l’Italia sta seguendo una rotta simile con un debutto previsto per la fine di marzo. Anche Spagna e Danimarca si preparano a lanciare i propri strumenti entro la primavera, seguendo l’esempio della Grecia che si è già mossa in anticipo. L’obiettivo della Commissione Europea è coordinare questi sforzi per evitare che ogni nazione crei un sistema diverso, il che genererebbe solo confusione.

Le sfide per il futuro

La sfida più grande è convincere gli utenti a spostarsi. Sembra banale ma non lo è. Sembra banale perchè il lancio di nuovi servizi e prodotti è un fenomeno immediato e globale per una grande azienda americana. Per tutti gli altri non si verificano le medesime condizioni di quando Zuckerberg in persona recensisce il suo nuovo visore o lancia il suo ennesimo social di microblogging per fare concorrenza al defunto Twitter che, in un certo momento storico ha sofferto un forte tasso di abbandono. Spesso i sistemi decentralizzati sono complicati da usare (si pensi a Mastodon che comunque non realizza tutte le feature dei più famosi rivali), scoraggiando il grande pubblico. Tuttavia, Eurosky punta sulla semplicità e sulla collaborazione con la società civile per creare una moderazione dei contenuti trasparente e rispettosa delle leggi UE. Ma questo non sembra essere un valore ancora percepito in maniera diffusa tra la gente che ovviamente preferisce la comodità di qualcosa che già funziona ed è largamente adottato da tutti. Tecnicamente si parla di effetti rete (diretti e indiretti, vado dove c’è già qualcuno e produco per chi c’è già) e di lock-in (incapacità di poter uscire da un servizio recintato). Ad ogni modo c’è da essere ottimisti e sperare che il progetto possa crescere fino a diventare una vera alternativa ai giganti americani, riportando i social media alla loro funzione originaria: il networking sano e lo scambio di idee senza algoritmi manipolatori o controlli stranieri. Lo dobbiamo per mantenere saldi i principi che regolano la nostra democrazia e per rafforzare il nostro vivere civile fondato su valori europei.