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Invitalia va in soccorso del Piano Italia a 1 Giga e lo trascina fino al 2030

di Dario Denni – Europio Consulting

Al netto di ogni considerazione sull’efficacia degli aiuti di Stato per la banda ultralarga in Italia e delle nuove e future azioni da intraprendere, è evidente il perdurare di una situazione di affaticamento che impedisce il realizzarsi degli obiettivi che ci eravamo proposti per la copertura delle cosiddette aree grigie del Piano Italia a 1 Giga.

A fronte dell’obbligo perentorio di rispettare i termini temporali del PNRR, è emersa da subito una certa elasticità nelle procedure di rimodulazione del Piano. Elasticità che ha minato da principio l’azione dello Stato quando interviene nell’economia e che rappresenta, ad avviso di chi scrive, l’elemento principale ed altamente disincentivante per il corretto inquadramento del problema del digital divide infrastrutturale che affligge molte aree del nostro territorio. Se non è certo che all’accadere o al non accadere di un evento, ricorrano una serie di conseguenze giuridiche immediate ed automatiche, tutto diventa negoziabile, cioè rientra in un’alea di incertezza aggiuntiva che indebolisce qualsiasi azione economica. Questo i privati lo sanno bene.

Dunque prima di ogni nuovo e futuro bando che intervenga a copertura dei civici esclusi dal Piano Italia 1 Giga, ma ammissibili di un sussidio ulteriore da parte dello Stato, occorrerebbe fare prime valutazioni sulla certezza delle regole che si applicano prima, durante e dopo i bandi, anche perché il solo fattore che legittima sulla carta determinate scelte, non è di per se sufficiente a sanare i ritardi e le inefficienze che ne conseguono. Detto ancora più semplicemente, non tutto quello che è lecito è necessario.

Il rischio maggiore è di perseverare in procedure che pur legittime sotto il profilo giuridico, mantengono il Paese ancora ostaggio del digital divide, e questa volta in maniera ancora più frammentata e difficile da ricomporre. Entrando nel merito, sappiamo con certezza, che ci sono pesanti ritardi accumulati nel dispiegamento del Piano e che il Governo non intende perdere le risorse. Su questo punto in particolare, storicamente da più parti è stato detto che non eravamo obbligati a prendere in prestito tutti i soldi disponibili del PNRR, in gran parte a debito, ma questa opinione è rimasta minoritaria e per quanto mi riguarda, una fatica velleitaria. Quindi non resta che prendere atto che anche questo Governo ha attivato una rimodulazione che coinvolge Open Fiber, Infratel e Invitalia, e di conseguenza il mercato nella sua interezza, e intende andare avanti speditamente.

Personalmente non sottovaluterei un ripensamento ex ante proprio della necessità di dover ancora attingere ad altri soldi pubblici nel solco di un parziale insuccesso del passato, che non può che trascinarsi ulteriormente, negli effetti e nelle stesse modalità, anche su qualunque buona azione futura, per quanto ben strutturata possa essere. Questo perchè i civici residui sparsi sul territorio rimasti da coprire ed ammissibili di finanziamento pubblico, pongono delle sfide economiche e amministrative veramente importanti, ben superiori al Piano originario. Coprirli non è una passeggiata a basso costo.

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