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La strategia di Starlink in Italia

Starlink, la creatura di Elon Musk ha deciso di colonizzare l’Italia con zero dipendenti, naturalmente. Perché assumere italiani quando puoi far girare miliardi con un paio di server a Dublino e un cielo pieno di satelliti? La srl italiana, Starlink Italy Srl, è un capolavoro di minimalismo burocratico: nel 2024 fatturava meno di due milioni, utile 54 mila euro, imposte versate 36.912 euro, una cifra interessante.

Per le frequenze Ku e Ka, quelle che un tempo servivano a trasmettere televendite di pentole di notte e ora portano Netflix nei paesini alpini, lo Stato incassa meno di 30 mila euro l’anno. Intanto gli operatori nostrani, quelli che hanno sudato sangue alle aste 5G del 2018 versando 6,5 miliardi nelle casse pubbliche, guardano sconsolati mentre il texano con la Tesla sfreccia sopra le loro teste a prezzi da saldo.

Oltre 50 mila abbonati a inizio 2025, probabilmente già 60-70 mila ora che siamo a febbraio 2026, con cartelloni pubblicitari che tappezzano le tangenziali come se fossimo in America e non in un Paese dove la fibra ottica è ancora un miraggio promesso dal Pnrr per il 2026 (spoiler: non ce la faremo neanche nel 2030 a coprire gli ultimi 2 milioni di civici appesi al chiodo dal PNRR).

Le bollette le paghiamo, ma i soldi volano in Irlanda, patria fiscale delle Big Tech, dove l’aliquota è un gentile suggerimento a fare business tra le pecore e i rododendri selvaggi e non un obbligo. All’erario italiano resta l’IVA al 22%, pochino. E cosa resta della stabile organizzazione? I satelliti sono in orbita bassa, fuori giurisdizione, i dipendenti zero, i gateway tre. La srl italiana si accontenta di un rimborso spese per tenere accese le luci delle antenne, il grosso del margine resta extraterritoriale. Legale e geniale.

Il bello è che il servizio funziona, accidenti se funziona. Nei paesini dove la linea ADSL arrivava a 7 mega in discesa con il vento a favore, ora scarichi film in 4K mentre la nonna guarda il telegiornale senza pixel impazziti. Italo treno ci ha messo sopra pure il Wi-Fi, velocità su del 60%, latenza dimezzata, e il passeggero medio pensa “grazie Elon” invece di chiedersi perché lo Stato non abbia fatto prima, meglio, da sé. Ma il paradosso è sublime: paghiamo Musk per risolvere i problemi che lo Stato non ha risolto con i nostri soldi. E ora si parla pure di contratto da 1,5 miliardi per le comunicazioni sicure governative. StarShield, la versione militare, per intenderci. Immaginate: droni, basi, cifratura, tutto veicolato da satelliti di un privato americano che twitta meme alle 3 di notte e litiga con i presidenti (compreso il suo) via social.

Sovranità digitale? Se domani Trump – o chi per lui – decidesse di spegnere il rubinetto come ha fatto con l’Ucraina per un capriccio? Elon Musk non ha conquistato l’Italia con le armi: l’ha fatto con un kit da 500 euro, 40 al mese e un’aliquota effettiva da paradiso caraibico. E noi gli abbiamo aperto le braccia, le porte e il portafoglio.