Le grandi aziende di tecnologia (le Big Tech, come Google, Meta, Amazon, Apple, OpenAI, Anthropic e altre) hanno cambiato profondamente la società negli ultimi 20 anni, senza chiedere il permesso a nessuno. Non hanno aspettato leggi, governi o cittadini. Hanno semplicemente agito, e oggi il loro potere è spesso più forte di quello degli Stati.
Per tanti anni si è parlato di innovazione come qualcosa di sempre positivo. “Innovare” significava creare app, social, motori di ricerca, negozi online, intelligenza artificiale. Tutti dicevano: “È il futuro, va bene così”. Ma quasi nessuno ha chiesto: “Chi decide le regole? Chi controlla che non sia arrechi danno alla società?”. Le Big Tech hanno proceduto da sole. Hanno preso decisioni enormi che hanno toccato la vita di miliardi di persone. Ecco alcuni esempi concreti:
- Hanno raccolto senza consenso tonnellate di dati personali (cosa guardi, dove vai, con chi parli, cosa compri) senza che la maggior parte delle persone capisse davvero quanto stava cedendo. Hanno rotto il diritto alla privacy, che è una parte importante della libertà individuale. Prima c’era l’idea che la tua vita privata fosse protetta; oggi molti accettano che un algoritmo sappia tutto di te.
- Hanno distrutto tanti negozi fisici e piccole imprese. Amazon e simili vendono tutto online, più veloce e più economico. Hanno riscritto le regole del commercio: chi comanda non è più il mercato locale o le leggi nazionali, ma la piattaforma che decide chi appare nei risultati di ricerca, quanto costa spedire, chi paga commissioni altissime.
- Usano algoritmi per cambiare i prezzi in tempo reale, mostrare annunci diversi a persone diverse, spingere acquisti impulsivi. Questo altera la concorrenza vera: non vince il prodotto migliore, ma chi controlla meglio l’algoritmo.
- Molte evitano di pagare le tasse giuste spostando profitti in paradisi fiscali. Gli Stati perdono miliardi che servirebbero per scuole, ospedali, strade. Nell’acquisto di servizi da Stati alleati, si drenano risorse pubbliche che originano dalle tasse dei cittadini e terminano nelle tasche di pochi Stati, poche aziende, poche persone al mondo.
- Gestiscono i lavoratori con app e algoritmi (tipo Uber, Deliveroo, Amazon magazzini). L’algoritmo decide turni, paghe, licenziamenti. Spesso i diritti classici (ferie, malattia, contratto stabile) spariscono.
- Si oppongono tenacemente quando uno Stato prova a fare regole (tipo tasse più alte o limiti sui dati), le aziende minacciano: “Se ci costringete, chiudiamo i servizi qui”. O bloccano l’accesso a email, mappe, cloud per istituzioni o giudici, accesso ad internet via satellite.
Tutto questo ha spostato l’equilibrio dei poteri facendo entrare il potere economico e il potere tecnologico nella terna di Montesquieu. Prima il potere era diviso: legislativo (parlamento fa leggi), esecutivo (governo applica), giudiziario (giudici controllano). Era l’idea di Montesquieu, pensatore del ‘700. Oggi c’è un quarto potere (economico) e un quinto (tecnologico) in capo a pochi soggetti: le Big Tech.
Sommario
I temi sottesi tra usi civili e usi militari delle tecnologie e dell’intelligenza artificiale: oltre il caso Anthropic
Ci chiediamo allora chi decide davvero come usare i sistemi di AI più potenti? Il governo, in nome della sicurezza nazionale, o le aziende che li hanno creati? In America tutto è iniziato con un contratto tra un’importante agenzia di difesa americana e un’azienda leader nell’AI. Il governo voleva inserire una regola chiara: il modello di intelligenza artificiale doveva poter essere usato per qualsiasi scopo lecito secondo la legge statunitense, senza che l’azienda potesse mettere veti o restrizioni extra. L’azienda ha risposto di no. Ha chiesto due eccezioni molto precise, considerate “linee rosse” invalicabili:
- Vietare l’uso per sorveglianza di massa sui cittadini americani. L’idea era che l’AI non dovesse analizzare automaticamente enormi quantità di dati personali (come posizioni GPS, abitudini online, acquisti) per spiare la popolazione interna. Questo uso, secondo l’azienda, rischiava di violare la privacy e i diritti fondamentali.
- Vietare l’impiego in armi letali completamente autonome o in sistemi che tolgono quasi del tutto il controllo umano sulle decisioni di uccidere (la cosiddetta “kill chain”). Oggi i modelli AI non sono abbastanza sicuri per prendere da soli scelte di vita o di morte: un errore potrebbe causare disastri irreparabili.
Il governo ha rifiutato entrambe le eccezioni. Ha detto che decidere cosa è “lecito” spetta solo allo Stato, non a un’azienda privata. I negoziati sono falliti. A quel punto la situazione è degenerata. L’amministrazione Trump ha usato uno strumento molto grave: ha classificato l’azienda come “rischio per la catena di approvvigionamento”, una etichetta di solito riservata a società straniere legate a paesi nemici. Ha ordinato a tutte le agenzie federali e ai contractor militari di smettere di usare i suoi modelli entro pochi mesi. Ha minacciato anche altre misure estreme. L’azienda ha annunciato che farà causa, sostenendo che la misura è illegale e crea un precedente pericoloso: nessun’azienda americana era mai stata trattata così.
Ma c’è un dettaglio paradossale, che nonostante il divieto ufficiale, fonti interne dicono che il sistema AI continua a essere usato in operazioni militari reali, inclusi attacchi e analisi di intelligence. Questo mostra quanto questi modelli siano ormai indispensabili per certi compiti e quanto sia difficile, in pratica, bloccarne l’uso una volta che sono installati su reti segrete. Nel frattempo, un’altra grande azienda del settore, OpenAI ha scelto la strada opposta. Ha accettato la clausola “qualsiasi uso lecito” e ha ottenuto in cambio contratti importanti con il governo. Ha promesso di mantenere un’influenza tecnica (inviando ingegneri, mettendo garanzie software), ma ha lasciato al Pentagono la libertà di definire cosa è lecito. Questo approccio ha portato vantaggi economici immediati con nuovi accordi, supporto da grandi fornitori cloud e un rapporto più stretto con le istituzioni.
Fino a poco tempo fa le aziende tech firmavano contratti militari senza troppe resistenze. Ora una ha detto pubblicamente “no” su temi etici sensibili, e ha pagato un prezzo altissimo. Questo può incoraggiare altri a fare lo stesso, o al contrario terrorizzarli e spingerli a piegarsi. In secondo luogo, evidenzia quanto l’AI sia diventata infrastruttura strategica, paragonabile a missili, satelliti o reti di comunicazione. In un mondo di competizione globale, i governi la vedono come arma e strumento di potere: non accettano facilmente che un’azienda privata possa limitarne l’uso.
Infine, pone un problema enorme all’Europa. Qui si parla molto di “intelligenza artificiale basata sui valori”, di diritti umani, di divieto alle armi autonome. Ma l’Europa manca di capacità tecniche autonome: non ha cloud potenti, non ha abbastanza computer per addestrare modelli enormi, dipende dalle aziende americane. Se un’azienda “etica” viene schiacciata negli USA, potrebbe cercare rifugio in Europa. Ma senza enormi investimenti (infrastrutture, fondi, garanzie legali contro pressioni straniere), l’Europa rischia di restare solo spettatrice. Il messaggio finale è chiaro, nell’era dell’AI militare, le aziende devono scegliere. O si integrano completamente nella macchina della sicurezza nazionale, perdendo parte della propria indipendenza. O difendono un confine etico, rischiando isolamento economico e ritorsioni pesanti.
Come nascono le Tecno-monarchie e il nuovo rapporto con il potere politico
Nascono così le tecno-monarchie. L’azienda globale campione di tecnologia è diretta da un tecno-monarca, non eletto, non risponde a elezioni, non ha confini chiari. Decide regole invisibili che influenzano la vita quotidiana più di tante leggi.Non è una teoria: l’hanno già fatto. Il patto sociale (l’accordo non scritto tra cittadini e Stato su diritti, doveri, libertà) è stato riscritto da privati potenti.
Ora per rimanere all’esempio recente di Dario Amodei (capo di Anthropic, che fa l’AI Claude). A fine febbraio 2026 c’è stato uno scontro aperto con il Pentagono (il ministero della Difesa USA, chiamato anche Department of War nell’amministrazione attuale). Il governo voleva che Anthropic togliesse alcuni limiti (“safeguards”) dal suo AI:
- Niente uso per sorveglianza di massa sui cittadini americani.
- Niente uso per armi completamente autonome (che decidono da sole chi colpire, senza umano che dice “sì”).
Il Pentagono ha risposto: “O togliete questi limiti per ogni uso legale, o vi tagliamo i contratti da 200 milioni di dollari, vi etichettiamo come rischio per la sicurezza nazionale (cosa mai fatta a un’azienda USA), e usiamo una vecchia legge (Defense Production Act) per obbligarvi”. Amodei ha scritto un lungo messaggio pubblico: “Non possiamo in buona coscienza accettare. La sorveglianza di massa interna va contro i valori democratici. Le armi autonome oggi non sono abbastanza sicure, rischierebbero di sbagliare e uccidere innocenti o i nostri stessi soldati”.
Ma non è un pentimento tardivo o una “presa di coscienza”. È la dimostrazione che Amodei (e altre aziende tech) forse si sentono ancora abbastanza forti da dire no allo Stato più potente del mondo, su temi importantissimi come armi e libertà civili. È una autocoscienza del potere: sanno di avere qualcosa che il governo vuole e non può fare facilmente a meno (Claude è già usato in reti segrete USA). Esattamente come Elon Musk nel momento più alto di tensione con il Presidente Trump minacciava di bloccare i programmi del dominio spaziale.
Il potere tecnologico da 20 anni supera spesso quello politico. Gli Stati dipendono dalle Big Tech per cloud, intelligenza, infrastrutture digitali. Chi comanda davvero? La domanda non è più se le bigtech “possono riscrivere Montesquieu”. L’hanno già fatto. La domanda vera è: come si fa a rimettere equilibrio? Come si controlla un potere che non ha elezioni, non ha territorio fisso, ma influenza tutto?
Cosa è accaduto in OpenAI il 9 marzo 2026? Caitlin Kalinowski si dimette per i legami con il Pentagono, in scia con il caso Anthropic
Le dimissioni lampo di Caitlin Kalinowski, responsabile hardware di OpenAI, scuotono la Silicon Valley e riaprono il dibattito sull’etica militare dell’intelligenza artificiale. La dirigente ha motivato l’addio puntando il dito contro la frettolosa sigla di un contratto con il Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti, avvenuta subito dopo l’esclusione della rivale Anthropic per volere dell’amministrazione Trump. Secondo Kalinowski, l’azienda avrebbe accettato l’integrazione dei propri modelli nelle reti cloud militari senza definire i necessari “guardrail” contro la sorveglianza di massa e l’autonomia letale. La polemica solleva dubbi sulla governance di Sam Altman, accusata di aver sacrificato la supervisione umana e giudiziaria in favore di una rapida espansione nel settore della sicurezza nazionale. Mentre Anthropic aveva preteso garanzie rigorose contro l’uso bellico delle proprie tecnologie, OpenAI sembra aver scelto una strada più pragmatica e rischiosa. Questo scontro interno evidenzia come la corsa agli armamenti digitali stia superando la capacità di controllo delle stesse aziende produttrici. Il caso Kalinowski diventa così il simbolo di una frattura insanabile tra lo sviluppo tecnologico accelerato e la responsabilità morale verso la società civile.
Aggiornamento del 11 Marzo 2026: Microsoft accorre in difesa di Anthropic contro il Pentagono
L’intervento di Microsoft nella disputa legale tra Anthropic e il Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti rappresenta un punto di svolta non solo per il settore dell’intelligenza artificiale, ma per l’intero equilibrio tra potere statale e grandi corporazioni tecnologiche. Presentando un amicus curiae brief a sostegno di Anthropic il 10 marzo 2026, il gigante di Redmond ha compiuto una mossa strategica di rara audacia, sfidando l’amministrazione Trump su un terreno sensibilissimo come quello della sicurezza nazionale. Per comprendere la portata di questo scontro, è necessario analizzare la complessa rete di interdipendenze economiche e tecniche che lega queste entità.
Dal punto di vista puramente economico, la posizione di Microsoft è dettata dalla necessità di proteggere un ecosistema integrato che ha richiesto anni di sviluppo e miliardi di dollari di investimenti. Anthropic non è un semplice fornitore esterno, ma un pilastro dell’offerta Azure AI. I modelli Claude sono profondamente radicati in prodotti chiave come Microsoft 365 e GitHub. Una designazione di “rischio per la catena di approvvigionamento” emessa dal Pentagono non colpisce solo Anthropic, ma innesca una reazione a catena che obbliga migliaia di clienti governativi e contractor della difesa a smantellare infrastrutture software già operative. Microsoft argomenta che un’interruzione improvvisa di tali servizi creerebbe una disrupzione sistemica, portando a costi di migrazione insostenibili e a un pericoloso vuoto tecnologico proprio mentre la competizione globale sull’IA raggiunge il suo apice.
Sul piano tecnico, il cuore della contesa risiede nella sovranità degli algoritmi e nei limiti etici della loro applicazione. Anthropic ha costruito la propria identità aziendale sul concetto di “IA Costituzionale”, un framework che impone vincoli intrinseci al comportamento del modello. Il rifiuto di Anthropic di eliminare le restrizioni sulla sorveglianza di massa e sullo sviluppo di armi autonome letali è visto dal Pentagono come un atto di insubordinazione tecnologica che limita la “prontezza al combattimento”. Tuttavia, Microsoft sostiene nella sua memoria che forzare un’azienda a rimuovere tali sicurezze non solo compromette l’integrità del software, ma espone lo Stato a rischi imprevedibili legati ad allucinazioni o comportamenti devianti dell’IA in contesti critici. La tesi difensiva sottolinea che un’intelligenza artificiale priva di guardrail etici è tecnicamente meno affidabile, non più potente.
La strategia adottata da Microsoft riflette inoltre una visione geopolitica a lungo termine che contrasta con l’approccio immediato dell’amministrazione attuale. Sebbene il governo promuova la dominanza americana nell’IA, l’uso di poteri sanzionatori contro eccellenze nazionali rischia di alienare i talenti e spingere l’innovazione verso giurisdizioni più stabili. Microsoft evidenzia come la mossa del Pentagono sia paradossale: punire un’azienda leader negli Stati Uniti per una disputa contrattuale finisce per indebolire quella stessa superiorità tecnologica che l’amministrazione dichiara di voler proteggere. Questo “fuoco amico” normativo crea un precedente pericoloso in cui la conformità ideologica alle richieste militari diventa il requisito per operare sul mercato, oscurando il merito tecnico e la solidità finanziaria.
Oltre all’aspetto legale, emerge una chiara dinamica di mercato legata alla concorrenza. Mentre Anthropic subisce la pressione del Pentagono, OpenAI ha colto l’occasione per proporsi come alternativa pronta all’uso militare senza le medesime restrizioni etiche. Microsoft, pur avendo legami storici con OpenAI, sembra voler difendere la pluralità del mercato. La dipendenza da un unico fornitore di IA per la difesa nazionale creerebbe un monopolio rischioso e vulnerabile. Supportando Anthropic, Microsoft protegge la propria libertà di offrire un portafoglio diversificato di modelli ai propri clienti, garantendo che il mercato dell’IA rimanga un ecosistema aperto e non un’estensione diretta dell’apparato bellico.
Il coinvolgimento di ventidue ex alti ufficiali militari a favore di Anthropic aggiunge una dimensione di realismo operativo alla causa. Questi esperti sostengono che la tecnologia di Anthropic sia già integrata in sistemi logistici e di analisi che salvano vite umane sul campo. La rimozione forzata di Claude creerebbe buchi informativi che nessun’altra IA potrebbe colmare in tempi brevi. Microsoft ha sfruttato queste testimonianze per rafforzare la richiesta di un ordine di sospensione temporanea, sottolineando che la sicurezza nazionale è meglio servita dalla continuità tecnologica piuttosto che da ritorsioni amministrative.
In conclusione, la battaglia in corso presso il tribunale di San Francisco non riguarda solo il destino di una singola azienda, ma stabilirà se il governo degli Stati Uniti possa esercitare un controllo assoluto sulle politiche etiche delle aziende private attraverso lo strumento della sicurezza nazionale. Microsoft, agendo come scudo per Anthropic, sta cercando di preservare un modello di business in cui l’innovazione privata può coesistere con le esigenze dello Stato senza esserne totalmente assorbita o distrutta. L’esito di questa udienza determinerà se il futuro dell’intelligenza artificiale sarà guidato da un equilibrio di poteri o da una centralizzazione autoritaria delle capacità computazionali.

