Sappiamo che tra Musk e Altman non corre buon sangue. Il loro rapporto è evoluto in modo pessimo. La lite sembra temeraria almeno quanto la richiesta astronomica di risarcimento, tuttavia qualcosa è ancora esigibile dal capo di X-AI.
Partiamo dai più forti di Musk (quelli che hanno convinto il giudice a mandare il caso in giuria)
- Le email e gli accordi iniziali del 2015: Musk ha prove scritte che OpenAI è stata fondata come non-profit open-source “per il bene dell’umanità”, senza scopo di lucro. Lui ha donato circa 38-45 milioni di dollari proprio basandosi su questa promessa. Il giudice ha detto che una giuria potrebbe trovare queste assicurazioni “compelling” (convincenti).
- I diari privati di Greg Brockman: Questo è l’elemento più potente. Brockman ha scritto frasi come “it was a lie” (era una bugia) riguardo al fatto di dire a Musk che volevano restare non-profit. In un altro appunto ammetteva che dire di essere ancora impegnati nel non-profit sarebbe stata una menzogna. Il giudice ha esplicitamente detto che questi appunti possono essere interpretati come prova di frodi o inganno intenzionale.
- Il cambio di struttura: OpenAI è passata da non-profit a capped for-profit (2019) e poi a public benefit corporation for-profit (2025), con accordi miliardari con Microsoft. Musk sostiene che questo è un breach of fiduciary duty e una violazione della missione originaria.
- Testimonianze: Altman, Brockman, Ilya Sutskever e persino Satya Nadella (CEO Microsoft) dovranno testimoniare. Una giuria californiana potrebbe essere sensibile al tema “hanno tradito la promessa fatta al cofondatore”.
Questi elementi hanno fatto sì che il giudice rifiutasse la mozione di OpenAI per archiviare il caso e abbia mandato tutto alla giuria.Argomenti più deboli di Musk (e le contromosse di OpenAI)
- Nessun contratto scritto classico: Molte cose erano accordi verbali o email informali (“Agree on all”). OpenAI sostiene che non esisteva un contratto vincolante che impedisse per sempre il cambio di struttura.
- Musk sapeva del for-profit: OpenAI mostrerà email del 2018 in cui Musk stesso discuteva o accettava l’idea di una componente for-profit per raccogliere i miliardi necessari (per competere con Google). Questo è l’argomento più pericoloso per Musk.
- I danni da 134 miliardi: Il giudice ha definito questa cifra “pulled out of the air” (tirata fuori dal nulla) e “non particolarmente persuasiva”. L’esperto di Musk calcola che la sua donazione valeva il 50-75% del valore del non-profit, ma è un calcolo molto aggressivo e contestato.
- Motivazione personale: OpenAI dipingerà Musk come uno che vuole solo danneggiare un concorrente (xAI) e che ha abbandonato lui stesso OpenAI nel 2018. Diranno che il caso è più una “vendetta” che una vera frode.
Come potrebbe finire in pratica (scenari realistici)
| Scenario | Probabilità approssimativa (basata su prediction market + analisti legali) | Cosa significherebbe |
|---|---|---|
| OpenAI vince completamente | 45-55% | Musk perde tutto, paga le spese legali, OpenAI continua come for-profit senza problemi. |
| Musk vince parzialmente (solo restituzione donazione + interessi) | 35-45% | Musk recupera ~20-50 milioni di dollari (non i 134 miliardi). Nessun “unwind” della struttura. |
| Musk vince in modo significativo (breach + qualche danno extra) | 15-25% | Raro, ma possibile se la giuria si infuria con i diari di Brockman. |
| Vittoria piena (unwind + danni enormi) | <10% | Quasi impossibile: giudice e analisti lo vedono improbabile. |
| Patteggiamento prima o durante il processo | Molto probabile (30-50%) | Accordo privato: Musk ritira o riduce le pretese in cambio di soldi o concessioni. |
Prediction market attuali (8 aprile 2026):
- Kalshi: circa 35-37% che Musk “vinca” il caso (risoluzione Yes entro 2027).
- Polymarket: intorno al 28-37%.
Le probabilità sono scese rispetto a gennaio (quando i diari avevano fatto salire le chance fino al 60-70%), perché gli analisti legali ritengono che anche con una vittoria sulla responsabilità (fraud/breach), i danni saranno molto limitati. In sintesi Musk ha buone carte per dimostrare che c’è stata una sorta di inganno sulla missione non-profit (grazie soprattutto ai diari), ma molto debole sul quantum dei danni e sul fatto che il cambio di modello fosse inevitabile per sopravvivere. Il processo inizia con la selezione della giuria il 27 aprile 2026 e dovrebbe durare circa 4 settimane. Sarà molto mediatico: le testimonianze di Altman e Musk potrebbero essere decisive.
Diciamo che la questione crea tensioni, e con le tensioni il business rallenta sempre. E’ chiaro che è difficile prevedere una vittoria o una sconfitta totale, il Giudice cercherà una via mediata. Naturalmente il diavolo sta nel dettaglio e occorrerebbe analizzare tutte le carte della lite. Le evidenze. Le date. Gli impegni. Questo fa tutta la differenza. A volte bastano elementi contrattuali trascurati, quelli che emergono solo in fase di lite, a far propendere per una parte o per l’altra. Il punto è che la richiesta di risarcimento è astronomica e questo causa mediaticità con effetti che potrebbero far sgonfiare il processo molto rapidamente. Un antico adagio dice che “cane non mangia cane” e quindi tecnomonarca non mangia tecnomonarca. A Elon non sta bene nessuna operazione o partnership che non lo coinvolga. Altman dal canto suo si sta preparando con una potenza di fuoco comunicativa, paragonabile al magnate di X. Microsoft e Amazon non stanno a guardare.
Il caso Musk-OpenAI è il paradosso definitivo della Silicon Valley: una battaglia tra il “capitalismo messianico” delle origini e il realismo corporativo dei giganti. Se Musk ha in mano prove documentali devastanti per la reputazione di Altman e Brockman, la sua debolezza resta il quantum dei danni: è difficile chiedere 134 miliardi per un progetto che lui stesso, nel 2018, aveva accettato di rendere redditizio. Il rischio per OpenAI non è il fallimento finanziario, cosa che non accadrà mai per un giudizio come questo, ma una sentenza che ne cristallizzi l’immagine come “l’azienda nata su una bugia”, proprio mentre cerca di completare la sua metamorfosi in colosso for-profit. Al pubblico sembra non importare di aspetti che invece interessano gli azionisti. Agli azionisti non sembrano interessare le vicende mediatiche che invece coinvolgono gli osservatori e gli analisti.



