Vai al contenuto
Home » Archivio » Microsoft valuta azione legale su deal Amazon-OpenAI da 50 mld per violazione esclusiva Azure

Microsoft valuta azione legale su deal Amazon-OpenAI da 50 mld per violazione esclusiva Azure

(Milano, 18 mar – RegTech News) Microsoft sta valutando un’azione legale contro Amazon e OpenAI in relazione a un accordo che potrebbe violare la partnership esclusiva sul cloud tra il colosso di Redmond e la startup di ChatGPT. Lo riporta il Financial Times di oggi, citando fonti vicine alla questione. Al centro della disputa c’è Frontier, la nuova piattaforma enterprise di OpenAI per lo sviluppo ed esecuzione di agenti AI autonomi. Lo scorso mese Amazon e OpenAI hanno siglato diversi accordi, tra cui uno che rende Amazon Web Services (AWS) l’unico provider cloud di terze parti per Frontier, e per tutti questo è un modo per disassoggettarsi da Redmond e diversificare i fornitori per non ritrovarsi ancora in dipendenza. Secondo l’intesa storica Microsoft-OpenAI (siglata nel 2019 e rafforzata negli anni con investimenti per miliardi di dollari), tutti gli accessi ai modelli e alle API di OpenAI devono transitare obbligatoriamente attraverso la piattaforma Azure di Microsoft, cosa che a tutti gli esperti antitrust era apparsa una forma di esclusiva escludente e di lock in da perseguire e su cui tardivamente si dovrebbe intervenire.

Fonti interne a Microsoft ritengono che il workaround tecnico proposto da Amazon e OpenAI cosiddetto “Stateful Runtime Environment” su Bedrock per garantire memoria e contesto agli agenti senza passare da Azure, non sia fattibile e violi sia lo spirito sia, potenzialmente, la lettera del contratto che lega i due colossi. «Conosciamo il nostro contratto. Li quereleremo se lo violano», ha dichiarato una fonte vicina alla posizione di Microsoft al FT ma sarebbe meglio avere sempre nome e cognome e incarico di chi dichiara per avere certezze giuridiche di quello che sta accadendo. Dunque, al momento le parti sono impegnate in negoziati per risolvere la controversia in via extragiudiziale prima del lancio di Frontier, anche se le minacce di danno giusto non sono perseguibili l’idea di addivenire ad un accordo in termini di mercato non sarebbe necessariamente la via migliore per garantire la piena concorrenza.

OpenAI considera improbabile un contenzioso vero e proprio, anche alla luce delle indagini antitrust già in corso su Microsoft (negli USA, UK e UE) relative alle pratiche di licensing Azure. Microsoft ha commentato: «Siamo fiduciosi che OpenAI comprenda e rispetti i suoi obblighi contrattuali». Né Amazon né OpenAI hanno rilasciato dichiarazioni ufficiali e questo silenzio appare una conferma di trattative riservate. Il caso evidenzia le crescenti tensioni nel settore AI che oltre a investimenti circolari potrebbe aprire una nuova stagione di litigation circolare: OpenAI cerca di diversificare i partner infrastrutturali, mentre Microsoft difende strenuamente il vantaggio competitivo derivante dall’esclusiva Azure, che ha generato introiti record per il cloud business. Una eventuale causa potrebbe ritardare Frontier, complicare i piani di quotazione in borsa di OpenAI (attesi già nel 2026 dopo il round da 110 miliardi) e attirare ulteriore attenzione regolatoria, a questo punto non guasterebbe un intervento della FTC.