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Notiziario Economico: La nuova era del potere digitale

Apple ha ufficialmente scelto Google per potenziare Siri e i suoi servizi di intelligenza artificiale.

È una notizia storica: il castello di Cupertino, da sempre simbolo di ecosistema chiuso e indipendente, ammette di non poter competere da solo nella corsa ai modelli generativi. Entro la fine dell’anno, la tecnologia Gemini di Google diventerà il motore dei dispositivi Apple. Per gli analisti, questa partnership pluriennale segna la nascita di una dipendenza strategica senza precedenti, dove anche i giganti devono inchinarsi ai detentori delle infrastrutture cloud.

Meta punta sul nucleare per nutrire l’IA

Mentre l’Europa legifera, Mark Zuckerberg costruisce le sue centrali. Meta ha siglato accordi massicci con aziende del settore nucleare (Vistra, Terra Power e Oklo) per garantire energia pulita e costante ai suoi data center. L’obiettivo è chiaro: l’intelligenza artificiale ha una fame insaziabile di elettricità. Assicurandosi una fonte energetica autonoma, Meta si sottrae ai mercati nazionali e si pone come un’entità sovrana, capace di gestire l’intera catena del valore, dall’atomo al bit.

Antitrust e sanzioni: il diritto rincorre l’esecuzione

In Europa, le autorità cercano di arginare lo strapotere delle Big Tech, ma con risultati alterni. In Francia è stata avviata un’indagine sui chatbot per valutare i rischi di monopolio, mentre in Italia l’Antitrust ha ricalcolato al ribasso la sanzione ad Amazon del 2021, riducendola a 752 milioni di euro. Questi movimenti confermano un trend preoccupante: la velocità delle aziende (l’esecuzione) è infinitamente superiore a quella dei tribunali. Quando arriva una sentenza, il mercato è spesso già stato conquistato e consolidato.

L’Open Source è l’ultima speranza contro la bolla?

Mark Surman, presidente di Mozilla, avverte: le valutazioni miliardarie delle aziende di IA si basano sul presupposto di un monopolio duraturo. Tuttavia, i modelli “aperti” (Open Source) sono già sei volte più economici e stanno raggiungendo prestazioni simili a quelli chiusi. La vera sfida per la sovranità tecnologica, secondo Surman, passerà dalla capacità dei governi di adottare l’open source nei loro appalti, evitando di diventare clienti prigionieri dei colossi americani.