Nuove regole per la circolazione dei Contenuti digitali in Europa

di Dario Denni

La consultazione europea sulla circolazione dei contenuti digitali mi ha colto favorevolmente di sorpresa.

Il merito che riconosco alla Reding è di avere chiamato a raccolta i veri protagonisti di questa rivoluzione digitale. Consumatori, Industria, società  di telecomunicazioni, prestatori di servizi e Istituzioni, tutti insieme per trovare una soluzione ad un problema enorme:

Far crescere la disponibilità  dei contenuti in linea nel rispetto della proprietà  intellettuale.

Un ossimoro per molti, una grande opportunità  da coltivare e da far sviluppare in tutto il continente europeo.
Sembra infatti che i redditi derivanti dalla vendita di contenuti in linea, siano prossimi a passare dai 1.8 miliardi del 2005 a ben 8.3 miliardi nel 2010.

Detto questo, ci interessa capire come fare per sviluppare e diffondere nuovi modelli commerciali, offerte che siano di facile utilizzazione per i consumatori e tali da fugare ogni dubbio, timore, remora dei proprietari stessi dei contenuti, così poco propensi a mettere on line le loro opere, per timore che finiscano preda della pirateria digitale.

A dire il vero si sente la mancanza perfino di un accordo tra proprietario e distributore sulle condizioni commerciali di sfruttamento del contenuto. Ma questo è un altro problema.

Come tutti sappiamo, Internet e i dispositivi mobili hanno avuto il grande merito di aprire alla conoscenza, un enorme serbatoio di idee e di contenuti creativi davvero impressionante: programmi, film, giochi, radio, user generated content e molto altro ancora.
Non è un dettaglio trascurabile, specialmente per chi si propone l’obiettivo ambizioso di far nascere licenze multiterritoriali sovranazionali. Di cosa stiamo parlando? E’ presto detto.

Se Internet e i servizi in mobilità  permettono di avere contenuti disponibili su tutto il mercato europeo, l’unica via possibile per farli crescere è quella che passa attraverso la creazione di licenze valide all’interno di tutti gli Stati membri traendo un effettivo vantaggio dalle economie di scala.

Per capirci: piu’ contenuti on line, pi๠tutela per gli autori, aumentano i consumatori, si abbassano i prezzi, e si azzera la pirateria.

Un capitolo a parte, meritano i DRM, le tecnologie che offrono soluzioni per la gestione digitale dei diritti. Non basta pi๠che siano interoperabili, cosa che di per sè rappresenta gia’ un gran bel passo avanti.

Devono essere trasparenti, ossia di facile utilizzazione per l’utente a cui si deve dare un’adeguata informazione circa le restrizioni d’utilizzo del contenuto.

La parte che invece mi lascia un pochino perplesso sono i codici di condotta pensati per lottare contro la pirateria e il file sharing.

Un obiettivo un pochino superbo, a mio avviso, ma considerando quanta carne è gia’ sul fuoco, sono sicuro che non appena si introdurranno i nuovi modelli distributivi, il problema della pirateria, della copia privata, degli accordi alla francese e del double notice takedown, svaniranno nei fumi e negli intenti stessi della Commissione.