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Perché il procurement digitale italiano deve ripartire dalle PMI

L’attuale trasformazione digitale dell’Italia, spinta dai miliardi del PNRR, assomiglia sempre più a una partita a scacchi dove le regole del gioco vengono scritte dai giganti globali della tecnologia a scapito del tessuto industriale italiano. Per anni ci siamo comportati come “ripetenti” della strategia digitale, accettando passivamente la dominanza di pochi player extra-europei e delegando loro la gestione del nostro “corpo elettronico”.

Oggi, però, la vicenda del Piracy Shield e lo scontro tra AGCOM e Cloudflare hanno squarciato il velo: dipendere da un interruttore che si trova a San Francisco non è più solo un tema economico, ma una vulnerabilità di sicurezza nazionale. Il cuore del problema risiede nel meccanismo del public procurement, ovvero negli appalti pubblici. Oggi, il mercato del cloud è dominato da tre player globali che esercitano un potere finanziario e geopolitico sproporzionato. Questa dominanza non è frutto del caso, ma di una complessa architettura di “cattura” del mercato. Molto spesso, i bandi di gara vengono disegnati da grandi società di consulenza che, per abitudine o partnership consolidate, inseriscono nei capitolati nomi commerciali specifici di vendor americani, escludendo di fatto le alternative locali. È il paradosso: lo Stato finanzia la propria digitalizzazione drenando risorse pubbliche verso l’estero, arricchendo aziende che operano in zone franche fiscali e che, come dimostra il recente fallimento della global minimum tax, si sentono ormai al di sopra dei patti internazionali.

Le PMI italiane chiedono un cambio di rotta basato sulla proporzionalità e sulla trasparenza. Non si può pretendere che un’azienda tecnologica locale, pur eccellente e certificata, affronti lo stesso carico burocratico di una multinazionale che dispone di eserciti di avvocati per la compliance. Questa sproporzione trasforma i requisiti regolamentari in una barriera all’ingresso insormontabile. La soluzione esiste ed è prevista dalle direttive europee fin dal 2004: la suddivisione sistematica dei grandi appalti in lotti più piccoli e specializzati dove le PMI possano effettivamente accedere. Frammentare le gare non significa diminuire la qualità, ma permettere alla specializzazione e alla verticalizzazione tipiche del DNA italiano di emergere. Un operatore locale può offrire una protezione dei dati e una bassa latenza che un algoritmo standardizzato di un hyperscaler non potrà mai garantire, specialmente in un contesto di tensioni geopolitiche dove la sovranità del dato è diventata un’arma.

Rafforzare i fornitori locali significa anche garantire la continuità dei servizi critici in vista di eventi come le Olimpiadi invernali di Milano-Cortina. Affidare la sicurezza nazionale a chi può operare ritorsioni tecnologiche unilaterali — come minacciare di togliere il servizio a fronte di una sanzione amministrativa — è un azzardo che non possiamo più permetterci. Se il diritto internazionale non vale più “nemmeno fino a un certo punto”, allora l’unica difesa è la costruzione di un’infrastruttura sovrana. Il procurement pubblico deve diventare il “primo cliente” delle tecnologie italiane, agendo come volano di crescita per mantenere sul territorio competenze che altrimenti fuggirebbero all’estero.

Le PMI italiane del cloud rappresentano lo scudo necessario contro questa deriva: aziende che operano nel perimetro fiscale e legale nazionale, garantiscono che il benessere generato dalla spesa IT con introiti che in parte tornano allo Stato anche per fini redistributivi.

E’ chiaro che l’Italia non ha bisogno di un unico “campione nazionale” pesante e burocratico, ma di un ecosistema diffuso di imprese innovative capaci di collaborare. Il nuovo procurement digitale deve superare le barriere d’accesso regolamentari, eliminare i riferimenti a soluzioni proprietarie straniere e valorizzare la localizzazione del dato sovrano. È una sfida che va oltre l’economia: è la lotta per non restare orfani di una sovranità digitale che abbiamo perso e dobbiamo riconquistare.