ROMA, 17 MAR – RegTech News- Si inasprisce lo scontro tra il gigante tecnologico statunitense Cloudflare e l’AGCOM (Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni). La società di San Francisco ha ufficializzato il deposito di un ricorso contro la sanzione da 14 milioni di euro comminata dall’Autorità lo scorso 29 dicembre. La penale, legata al rifiuto di Cloudflare di accreditarsi sulla piattaforma anti-pirateria “Piracy Shield”, rappresenta una delle cifre più alte mai contestate a un provider di infrastrutture globali in Italia.

Cloudflare definisce la sanzione “un atto di ritorsione economica punitiva” che violerebbe i limiti stabiliti dalla stessa normativa nazionale. Secondo la difesa legale del colosso web, il tetto massimo del 2% del fatturato, previsto dalla legge italiana per le inosservanze amministrative, avrebbe dovuto essere calcolato esclusivamente sul volume d’affari generato entro i confini nazionali (e la sanzione sarebbe stata così di circa 140.000 euro). L’Autorità avrebbe invece optato per una base di calcolo legata al fatturato globale, portando la multa a una cifra quasi 100 volte superiore al limite edittale.

(SEGUE)


PIRATERIA: CLOUDFLARE, “PIRACY SHIELD SCATOLA NERA SENZA GARANZIE” (2)

(RegTech News)

ROMA, 17 MAR – (SEGUE DA TAKE 1) Al centro della battaglia non c’è solo l’aspetto pecuniario, ma la natura stessa di Piracy Shield. Nel ricorso, Cloudflare descrive il portale come uno “strumento grossolano” che concede a soggetti privati (media company e titolari di diritti sportivi, tra cui la Lega Serie A) il potere di oscurare ampie porzioni di Internet in soli 30 minuti, senza alcuna supervisione giudiziaria preventiva.

L’azienda denuncia l’assenza di un “giusto processo”: i proprietari dei siti web colpiti non hanno modo di contestare il blocco prima che diventi effettivo, rendendo il sistema una “scatola nera” priva di trasparenza. “Si tratta di stabilire – si legge in una nota della società – se una piccola cerchia di entità private possa dare la priorità ai propri interessi economici rispetto ai diritti di milioni di utenti, costringendo i provider globali a blocchi indiscriminati senza alcun controllo pubblico”.

(SEGUE)


PIRATERIA: DAI BLACKOUT DI GOOGLE AI SITI GOVERNATIVI, I DANNI COLLATERALI (3)

(RegTech News)

ROMA, 17 MAR – (SEGUE DA TAKE 2) Il ricorso di Cloudflare mette sotto la lente i numerosi “errori di sistema” registrati dall’avvio della piattaforma. Viene citato l’eclatante caso del blocco di Google Drive, che per oltre 12 ore ha impedito l’accesso a file critici a migliaia di studenti e professionisti italiani. Ma l’elenco dei danni collaterali è lungo: dai blackout che hanno colpito siti del governo ucraino per la ricerca scientifica, fino all’oscuramento involontario di ONG europee impegnate nel sociale.

A supporto della tesi di Cloudflare interviene uno studio dell’Università di Twente del settembre 2025, che conferma come il sistema di “IP blocking” colpisca regolarmente siti web legittimi. Poiché un singolo indirizzo IP può ospitare contemporaneamente migliaia di siti diversi, il blocco mirato a un contenuto pirata finisce per “oscurare” indiscriminatamente tutto il traffico associato a quell’indirizzo, con ripristini che spesso richiedono diversi mesi.

(SEGUE)


PIRATERIA: SCONTRO CON AGCOM SI SPOSTA A BRUXELLES, INVOCA DSA (4)

(RegTech News)

ROMA, 17 MAR – (SEGUE DA TAKE 3) La vicenda assume ora una dimensione comunitaria. Cloudflare, in coordinamento con la CCIA (Computer & Communications Industry Association), ha investito della questione la Commissione Europea. L’accusa è che Piracy Shield sia incompatibile con il Digital Services Act (DSA), il regolamento UE che impone garanzie procedurali rigorose e proporzionalità per ogni restrizione di contenuti online.

Bruxelles ha già manifestato le prime perplessità: lo scorso 13 giugno 2025, la Commissione ha inviato una lettera ufficiale criticando la carenza di supervisione del sistema italiano. Sul fronte interno, Cloudflare accusa inoltre l’AGCOM di non aver ottemperato all’ordine del tribunale amministrativo che, il 23 dicembre scorso, imponeva la massima trasparenza sugli atti. L’Autorità avrebbe infatti concesso solo una consultazione parziale in loco presso gli uffici di Napoli, modalità definita dall’azienda “ingiustificatamente onerosa e volta a evitare il pubblico scrutinio”.

(SEGUE)


PIRATERIA: CLOUDFLARE, “NON FAREMO PASSI INDIETRO SU INTEGRITÀ RETE” (5-FINE)

(RegTech News)

ROMA, 17 MAR – (SEGUE DA TAKE 4) “Non abbiamo intenzione di fare un passo indietro”, conclude la nota di Cloudflare. L’azienda ribadisce di riconoscere il diritto dei titolari dei contenuti a proteggere il copyright, ma sottolinea che tali interessi “non possono prevalere sull’integrità tecnica dell’Internet globale”. La battaglia legale proseguirà dunque sia nei tribunali amministrativi italiani che presso le istituzioni europee per chiedere l’annullamento della sanzione e la revisione strutturale di Piracy Shield.

Info ufficiali a Cloudflare: Patrick Nemeroff e Emily Terrell