Qualcuno ha scambiato GOOGLE per la gallina dalle uova d’oro?

Se prima era un dubbio adesso è una certezza.

Il riferimento al fatturato di GOOGLE prima era solo una timida allusione sottesa da certe convinzioni, malcelata da problemi di Antitrust o legati alla Privacy, a seconda della convenienza, mentre adesso possiamo dire che il conto economico di GOOGLE fa da ago della bilancia in determinate scelte e questo non è piu’ un dubbio ma una ragionevole certezza.

Lo leggiamo sui giornali e ancora prima nelle sentenze di alcuni magistrati. Per certi è diventata addirittura un’ossessione.

Come si fa a togliere i soldi a GOOGLE?

Perchè vedete, GOOGLE fa bene le cose, vende bene i servizi ‘gratis’ (ua ha ahhah!) e ha successo.

Io sono convinto che GOOGLE non ha – nel quadro normativo attuale – la responsabilità editoriale dei contenuti caricati dagli utenti sul tubo.

Deve certamente rimuovere i contenuti dannosi o che ledano altrui diritti, per carità, ma non deve tenere un comportamento attivo di controllo ex-ante e di censura ragionata ex post.

Purtroppo non sono di questo avviso i giudici, non sono di questo avviso i giornalisti e non sono di certo avviso neanche i lobbisti non pagati da GOOGLE e con loro, certi politici che da GOOGLE non hanno nulla da prendere e nulla da temere.

Temo che GOOGLE sia diventata un po’ la gallina dalle uova d’oro. E’ cresciuta abbastanza, troppo, non può nascondersi in nessun pollaio.

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STRALCIO TRATTO DA IL CORRIERE DELLA SERA
ARTICOLO: E GOOGLE SCOPRE LA RESPONSABILITA’

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Controllare insomma è possibile. Il sistema dei filtri e un adeguato personale riducono le possibilità di fare danni a persone e imprese. Certo, costano. Ma Google è un colosso che guadagna 6-7 miliardi di dollari l’anno. E a chi teme che l’azione di una procura italiana metta a repentaglio la libertà della Rete, i pm milanesi rispondono con Vicktor Frankl: «Se sulla costa dell’Atlantico, in arrivo al porto di New York, i passeggeri incontrano la statua della Libertà, sarebbe meraviglioso poter edificare sulla costa opposta la statua della Responsabilità».
Più prosaicamente, l’avvocato Giuseppe Sena, un guru del diritto industriale, osserva: «L’errore sta nel mettere sullo stesso piano l’eventuale risarcimento danni, che si fonda sulla dimostrazione di una colpa o di un dolo, e l’inibitoria, ovvero l’ordine di non caricare più contenuti altrui per il futuro, che presuppone l’applicazione dei criteri del mondo reale a quello virtuale. Nel primo caso, la dimostrazione può essere difficile ma non impossibile, nel secondo si andrà progressivamente alla forfettizzazione di un ritorno dal motore di ricerca ai generatori di contenuti».