Vi presento “Il ruolo politico della Commissione europea nella regolamentazione della politica degli aiuti di Stato” di Elena Escalante. E’ un po’ come la pergamena che ha in mano Marco Antonio, il testamento di Cesare morto dove i Romani scoprono che li ha fatti suoi eredi. Ci sono delle spinte anti europeiste che spingono ad indagare sul ruolo politico degli aiuti di Stato, il silenzio dei media tradizionali quanto influenza il controllo. O si capisce che l’Europa siamo noi, i debiti sono fatti coi nostri soldi, oppure pugnaliamo Cesare morto. Siamo noi gli eredi delle cose che non vanno, colpevoli di quello che non va, complici nel far andare male le cose. Speravo di trovarci qualcosa sul #pnrr italiano, si parla di #apple e di #ILVA che non sono da meno. Tuttavia un focus che indaghi su #digitalizzazione #pianoitaliaungiga #ultrabroadband #AiutiDiStato è ancora da scrivere.

Il saggio di Elena Escalante e la messa a sistema con il PNRR italiano per la digitalizzazione

Il saggio di Elena Escalante analizza come la Commissione europea abbia trasformato la gestione degli aiuti di Stato da una funzione prettamente tecnica e giuridica a un vero e proprio strumento di direzione politica. Inizialmente concepita per garantire la libera concorrenza nel mercato unico, la regolamentazione degli aiuti pubblici è diventata negli anni un mezzo attraverso il quale la Commissione esercita un controllo significativo sulle scelte economiche dei governi nazionali. Questo spostamento riflette una visione in cui l’esecutivo europeo non si limita a sanzionare le infrazioni, ma modella attivamente le priorità strategiche dell’Unione, influenzando settori chiave come la transizione ecologica e l’innovazione tecnologica.

Il libro dedica due capitoli interi ad Apple (gli aiuti fiscali irlandesi) e ILVA (i salvataggi dello stabilimento di Taranto), mostrando come questi casi sono oggetto di un controllo democratico, trasparente, per non diventare armi nelle mani di chi spinge narrazioni anti-europeiste. Ma sarebbe bello un aggiornamento che porti ad un focus specifico sulla digitalizzazione ed il nostro PNRR, Piano Italia 1 Giga italiano, tra ultrabroadband e Aiuti di Stato. Quel capitolo resta ancora da scrivere ed è proprio quello che serve secondo me per capire il PNRR italiano. Ripercorriamo alcune tappe:

  • Obiettivo: 3,8 miliardi di euro (fondi PNRR = soldi nostri + debito comune UE) per portare connessioni a 1 Gbps in download e 200 Mbps in upload in aree grigie (dove il mercato privato non investe abbastanza).
  • Iter con la Commissione europea (il vero “controllo politico”):
    – Notifica formale 8 novembre 2021.
    – Parere Agcm novembre 2021.
    – Comfort Letter della DG COMP (10 gennaio 2022): “la misura non appare in contrasto con la disciplina degli aiuti di Stato” ? via libera immediato ai bandi.
    – Approvazione piena come compatibile con le Guidelines on State aid for broadband deployment (neutralità tecnologica, mappatura precisa, divieto di sovracompensazione, obbligo di wholesale open access).

Questo è il meccanismo perfetto: la Commissione non blocca, condiziona. Garantisce che i nostri soldi non finiscano in sprechi o in monopoli camuffati. Cosa è successo dopo i ritardi “italiani” che la Commissione ha dovuto gestire?

  • Revisione concordata con Bruxelles: 700 mila civici tagliati dal target di Open Fiber per “salvare” circa 700 milioni di PNRR che altrimenti sarebbero andati persi.
  • Le economie vengono riutilizzate per nuovi piani (fino al 2030, slegati dal vincolo 2026).
  • La Commissione ha dato assenso informale (settembre 2025) e continua a monitorare perché i fondi NextGenerationEU sono comuni.

Senza questo controllo UE, avremmo rischiato di perdere i soldi o di finanziare reti duplicate/inutili. Invece la Commissione ha imposto una mappatura aggiornata, gare competitive e obblighi di condivisione infrastruttura. Tuttavia c’è un silenzio dei media, che sarebbe funzionale al controllo.

Penso questo, che l’Europa siamo noi e se pretendiamo che i nostri soldi PNRR vengano spesi bene, dobbiamo sollecitare più controlli sui civici rimasti al buio. Dobbiamo forse scrivere insieme un capitolo mancante di tutta la storia: “Il ruolo della Commissione europea nella regolamentazione degli aiuti di Stato per la Gigabit Society – il caso italiano del Piano Italia 1 Giga”. L’idea prende le mosse da questo mio articolo “Piano gigabit al 2030, restano i problemi di sempre” apparso su Agenda Digitale. Restano i problemi di sempre scrivevo: civici remoti/sparsi, burocrazia, penali deboli, manodopera scarsa e mappature imprecise. Per la Commissione Europea, un obiettivo è spesso considerato raggiunto quando una piattaforma digitale viene attivata, indipendentemente dal fatto che nessuno la utilizzi o che sia tecnicamente obsoleta rispetto agli standard di mercato. Questa discrepanza tra il “fatto burocratico” e il “fatto sociale” permette ai decisori politici di vantare successi strabilianti mentre sul territorio le reti restano spente e i fondi per la connettività giacciono inutilizzati nei forzieri di Invitalia. Analisti critici hanno denunciato apertamente che il PNRR digitale ha fallito nella sua missione di cambiare il volto del Paese, ma le loro voci faticano a rompere il muro di gomma di una comunicazione ufficiale che preferisce concentrarsi sui miliardi formalmente impegnati piuttosto che sulla qualità dei servizi effettivamente erogati alla popolazione.

Il punto è questo. L’Europa salva i fondi e impone disciplina, ma i ritardi italiani persistono e tocca a noi risolverli per non auto-sabotarci.