Ho una grande coda di libri comprati e da leggere in casa, e una pila sulla scrivania dell’ufficio. Gli dedico qualche domenica pomeriggio e piano piano sto completando quello che ho lasciato indietro. Uno di questi libri preiosi è “Neuromarketing etico” di Simona Ruffino, un libro che cambia il modo di vedere il marketing e forse anche noi stessi. Spinge a una grande introspezione chiunque sia impegnato nella comunicazione, nel branding, nell’efficacia della sua azione promozionale, dall’imprenditore al consulente.

Se state cercando un libro che vi dia strumenti nuovi per ascoltare le persone (che sono vive, i clienti comprano e basta) e costruire brand che durano nel tempo, allora “Neuromarketing etico” serve anche a questo, ad ascoltare le persone meglio di come si è fatto finora. Penso che mi sarà utilissimo.

L’ho divorato in pochi giorni e mi ha lasciato con quella sensazione rara, perchè questo libro mi ha costretto a pensare in modo diverso e ad interrogarmi spesso. Già dalle prime pagine Ruffino ci spiazza con una metafora potentissima: scoprirete perché il cervello del coniglio selvatico è più evoluto di uno di allevamento che ha meno stimoli e deve risolvere meno problemi. Non è un paradosso, ci ricorda che l’evoluzione non premia solo la complessità, ma la capacità di sopravvivenza emotiva, istintiva, relazionale. Il nostro cervello non è una macchina da ottimizzare per il click, è un sistema vivo, antico, che risponde prima di tutto a sicurezza, appartenenza, empatia.

Uno dei passaggi che mi ha colpito di più riguarda i neuroni specchio, questo modo che abbiamo di reagire in modo ancestrale a quello che viviamo, che vediamo, che percepiamo nel mondo. Ecco, Simona li spiega in modo cristallino, mostrando come siano la base biologica dell’empatia e del legame emotivo anche con un brand. Non si tratta di manipolazione, ma di attivazione naturale di connessione umana, quando un brand ci fa sentire “visti”, il cervello si accende allo stesso modo in cui si accende quando vediamo qualcuno che amiamo soffrire o gioire.

Bellissimo anche il monito sul sovraccarico informativo di cui peraltro penso di essere vittima ma anche attore quando mi immergo dal mattino nelle notizie. La novità è che siamo sommersi da commenti. In un mondo dove tutti urlano opinioni, il vero valore sta nelle note con le fonti, cioè nei fatti, nelle evidenze scientifiche, nelle storie vere. Ruffino lo fa magistralmente, per ogni capitolo una bibliografia e in calce ad ogni affermazione ci sono studi, esperimenti, dati, ma senza mai diventare pesante o accademica.

Amo tantissimo la citazione di David Friedrich Strauss che Ruffino riprende e che ormai ho fatto mia. “Bisogna parlare semplicemente ma pensare complicato”. Per anni e anni mi sono allenato a fare l’opposto. Annotavo parole non comuni. Mi compiacevo a dire affatturato, educande, ottundere, espungere, immanente, o riempivo il mio ego con i brocardi latini.

E infine c’è una perla che mi porterò sempre dietro: non serve esserci sempre, ma esserci quando serve. Non vale solo per la comunicazione. Per questo vi dico che il confine tra l’analisi di marketing e l’analisi personale, almeno per me, è stato piuttosto difficile da mantenere. Grazie Simona, per aver scritto un libro così straordinario.