Roma – Nonostante la presenza di tennisti italiani nella finale del Roland Garros, non vi è alcun obbligo di legge di trasmettere la partita in chiaro. Lo ha chiarito con nettezza il commissario dell’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni (Agcom), Massimiliano Capitanio, intervenendo su un tema centrale in questo momento.
Secondo Capitanio, la normativa vigente non impone infatti alcuna trasmissione gratuita per l’evento di quest’anno. Il commissario richiama il decreto del Ministero delle Imprese e del Made in Italy (MIMIT) di ottobre 2025, pubblicato in Gazzetta Ufficiale nel novembre successivo, che aggiorna l’elenco degli eventi di rilevanza nazionale ai sensi dell’articolo 33 del TUSMA.
«Le semifinali e le finali dei tornei del Grande Slam ove presenti atleti italiani» figurano alla lettera “o” della nuova lista. Tuttavia, sottolinea Capitanio, «è stato esplicitamente previsto che l’obbligo scatti “dalla scadenza dei contratti in essere”».
«I diritti televisivi sulla competizione di quest’anno sono stati acquistati da Discovery prima dell’entrata in vigore della delibera (e fino al 2030) e, pertanto, nessuna norma impone la trasmissione in chiaro, sempre salva la libera scelta commerciale del titolare dei diritti, come avvenuto per la semifinale Cobolli-Arnaldi».
Il riferimento è alla recente semifinale tra Flavio Cobolli e Matteo Arnaldi, mandata in onda in chiaro per decisione commerciale dell’emittente e non per un obbligo di legge.
Capitanio aggiunge poi due precisazioni importanti per il futuro, ovvero per quando la nuova lista entrerà pienamente a regime. Innanzitutto, la trasmissione in chiaro potrà essere effettuata non solo dal titolare originario dei diritti, ma da qualsiasi emittente che garantisca una copertura di almeno l’80% della popolazione e che abbia acquisito – o intenda acquisire – i diritti proprio in vista della messa in onda libera.
In secondo luogo, non esiste alcun obbligo di diretta. La norma consente espressamente di trasmettere l’evento in differita, anche parziale.
«Anche quando la lista sarà a “regime”, la trasmissione potrà essere effettuata da qualsiasi emittente che copra almeno l’80% della popolazione, che abbia i diritti o intenda acquistarli in vista della trasmissione. Infine, è bene sottolineare che, per questo tipo di evento, non vi è comunque alcun obbligo di trasmissione in diretta, in quanto la lista prevede espressamente anche la possibilità di trasmettere il match in differita, parzialmente o integralmente».
La presa di posizione di Capitanio, che unisce rigore normativo e chiarezza espositiva, chiude dunque la polemica stagionale e ribadisce un principio cardine della regolamentazione italiana sui grandi eventi sportivi: il bilanciamento tra interesse pubblico, libertà contrattuale e tutela degli investimenti degli operatori. La finale del Roland Garros 2026 resterà quindi, salvo sorprese commerciali dell’ultimo minuto, un’esclusiva a pagamento.

