Scontro RAI e FEDEZ: il mio commento all’analisi di Piero Armenti tra pluralismo e piattaforme TV e social

Piero Armenti è il fondatore di “Il mio viaggio a New York” una società attiva nel turismo nella Grande Mela che ha fatto leva sugli effetti rete diretti e indiretti dati dalla sua pagina su Facebook, molto seguita.

L’impianto della regolamentazione del pluralismo è vecchio di almeno 16 anni (pur con qualche leggina di aggiornamento), segue soprattutto le piattaforme televisive della TV lineare basata su un palinsesto e fa fatica ancora oggi a inseguire il potere di intermediazione delle piattaforme e disintermediazione di coloro che su quelle piattaforme hanno guadagnato una visibilità importante.

Tutto questo, nelle more del digital service act (DSA in arrivo tra 5 anni secondo i lobbisti europei, ma per alcuni le nuove regole arriveranno tra un anno con la presidenza francese particolarmente critica sul potere dei GAFA di oltreoceano).

Nelle more della regolazione delle piattaforme – tra responsabilità delle piattaforme e tutele agli utenti – abbiamo un assetto che non protegge la concorrenza (anche quella in attesa di riforma) sul mercato e oggi c’è una bella novità: i veri influencer sono un mass media a se perchè sono svincolati pure dalla piattaforma.

Coloro che hanno guadagnato una visibilità importante da potersi permettere di agire su più piattaforme contemporaneamente, asimmetricamente, o possono decidere di non usarne alcuna, sono svincolati e particolarmente avvantaggiati nel rapporto di forza che normalmente lega l’utente alla piattaforma o al canale televisivo, l’artista al produttore, la libertà di opinione alle regole geografiche, culturali, aziendali che ne conseguono.

Con poche parole, scritte bene, Piero Armenti spiega bene un caso esemplare: la struttura del rapporto di scontro che si è innescato tra RAI e FEDEZ.

Piero Armenti
Quando hanno chiamato Fedez dovevano tenere a mente che dall’altra parte della cornetta non c’era un artista desideroso di visibilità, ma una “media company” potente quanto la Rai stessa. Perché questo è il punto cruciale su cui bisogna focalizzare la riflessione. “Fedez è un mass media”. Non ha bisogno della TV, non ha bisogno della Rai, non ha bisogno di Mediaset o di Berlusconi. Non ha bisogno di nessuno perché il Mass Media è lui. Se lo vogliono, detta lui le condizioni, figlio com’è di una rivoluzione della comunicazione pari alla stampa di Gutenberg, che ha creato un vero e proprio ribaltamento di potere. Fedez ha un suo pubblico coltivato bypassando l’Italia e le sue logiche di dominio e di controllo, soprattutto politiche. Usa Instagram e Youtube per veicolare il suo messaggio, se vuole fare qualcosa di televisivo può farlo su Amazon Prime o Netflix, tutte aziende americane che non subiscono alcun ricatto dalla politica italiana perché sono più grandi della politica stessa, e dettano a loro volta le condizioni. Un tempo Berlusconi poteva costringere i vertici Rai a licenziare Enzo Biagi o Santoro, ora sarebbe fantascienza: immaginate Salvini o Zingaretti che chiamano Amazon Prime per cacciare via Fedez. Non solo riceverebbero una sonora pernacchia di ritorno, degna del migliore Eduardo De Filippo, ma si troverebbero subito dopo una shitstorm, scatenata da Fedez stesso, e probabilmente perderebbero un bel po’ di consenso.