(regtechnews) – Roma, 26 Marzo 2026 – L’operazione con cui Poste punta a integrare Tim per creare un campione nazionale da oltre 30 miliardi di capitalizzazione rappresenta una svolta strategica per il consolidamento del settore. In un’intervista a Formiche.net, Franco Bassanini – ex ministro e già presidente di CDP e Open Fiber – promuove il ritorno dello Stato nelle telecomunicazioni, definendolo una risposta pragmatica alla frammentazione del mercato.

IL RITORNO DELLO STATO – Secondo Bassanini, la privatizzazione di Telecom negli anni ’90 fu basata sulla sottovalutazione della necessità di grandi investimenti, sostenibili solo da azionisti con “spalle larghe”. Mentre Eni ed Enel, mantenendo una presenza pubblica, si sono consolidate come leader, Telecom è rimasta “in balia di operazioni speculative” che ne hanno ridotto il valore. “Lo Stato è un investitore paziente,” spiega Bassanini, “a differenza dei fondi speculativi. In assenza di grandi investitori privati, meglio il controllo pubblico per presidiare infrastrutture critiche”.

SINERGIE E INNOVAZIONE – L’integrazione tra Poste e Tim è vista come un’opportunità per recuperare terreno su Cloud, AI e tecnologie di ultima generazione. Bassanini sottolinea come Poste abbia ormai mutato natura, superando il core business del recapito per diventare un player digitale. La creazione di un campione nazionale è definita “cruciale per recuperare autonomia strategica e indipendenza politica”.

CONSOLIDAMENTO E MERCATO – Smentiti i timori che la presenza pubblica freni le aggregazioni: Bassanini ricorda come, in passato, l’assenza dello Stato in Telecom impedì una fusione paritetica con Orange (modello STMicroelectronics). Sulla congruità dell’offerta (premio del 9%), il manager conclude: “Spetta agli investitori valutare un eventuale rilancio, ma in un’Opas conta anche l’interesse a diventare soci di un gruppo nascente dalle enormi potenzialità industriali”.