BRUXELLES, 27 MAR – La Commissione Europea ha dato ufficialmente il via alla consultazione pubblica sulla bozza di regolamento che introdurrà un sistema di classificazione comune per i data center in tutta l’Unione. L’iniziativa punta a monitorare e ridurre l’impronta ambientale di un settore in rapida espansione, considerato cruciale per la competitività ma anche fortemente energivoro.
Il nuovo schema di rating, che fa seguito all’istituzione di una banca dati europea introdotta nel 2024, si basa sulla raccolta di indicatori chiave di prestazione (KPI). Questi dati permetteranno di generare automaticamente delle etichette elettroniche per valutare la trasparenza e l’efficienza dei centri dati.
Secondo quanto si legge nella nota della Direzione Generale per l’Energia, gli obiettivi principali del provvedimento sono:
- Efficienza energetica e idrica: Ridurre drasticamente il consumo di elettricità e di acqua potabile.
- Sostenibilità: Incentivare l’uso di energie rinnovabili e il riutilizzo del calore di scarto per il teleriscaldamento.
- Trasparenza: Facilitare il confronto tra le strutture di una stessa regione per orientare meglio gli investimenti e le politiche pubbliche.
“L’espansione del settore ICT pone sfide significative per le reti elettriche e le risorse ambientali”, sottolinea la Commissione, precisando che il sistema di rating aiuterà le aziende a adottare soluzioni progettuali più sostenibili.
L’adozione definitiva del regolamento è prevista per il secondo trimestre del 2026, all’interno di un più ampio pacchetto di misure per l’efficienza energetica. Cittadini e stakeholder hanno tempo fino al 23 aprile 2026 per inviare le proprie osservazioni sulla piattaforma “Have your say”.
Il panorama tecnologico europeo si trova oggi di fronte a una trasformazione senza precedenti, spinta dalla necessità di bilanciare un’innovazione digitale travolgente con gli obiettivi climatici più ambiziosi del pianeta. Il settore delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione (TIC) si è confermato come uno dei comparti a più rapida crescita nel continente, portando però con sé un fardello energetico che non può più essere ignorato dalle autorità regolatorie. Secondo le stime fornite dai servizi della Commissione Europea, il consumo dei centri dati nel territorio dell’Unione ha raggiunto nel 2023 livelli estremamente elevati e le proiezioni indicano una crescita vertiginosa entro il 2030. Questo incremento della domanda elettrica, che potrebbe arrivare a rappresentare una percentuale significativa del consumo totale dell’Unione, è strettamente legato all’adozione accelerata delle tecnologie di intelligenza artificiale. L’Europa, decisa a diventare un attore globale di primo piano in questo campo, ha compreso che la leadership tecnologica non può prescindere da una gestione responsabile delle risorse energetiche.
Oltre alla pura richiesta di elettricità, l’espansione dei centri dati mette sotto pressione le infrastrutture delle reti elettriche e le risorse idriche locali, contribuendo in modo significativo alle emissioni di carbonio. Per rispondere a queste criticità, la strategia digitale dell’Unione Europea ha posto l’accento sull’urgenza di disporre di infrastrutture altamente efficienti e trasparenti riguardo alla propria impronta ambientale. La proposta legislativa attuale si manifesta come un regolamento delegato che integra la direttiva sull’efficienza energetica del 2023, con l’obiettivo di istituire un sistema di classificazione comune a livello comunitario.
Questa iniziativa non mira solo a monitorare, ma a creare un vero e proprio mercato della sostenibilità digitale attraverso la trasparenza e il confronto basato sui dati. Il sistema di rating fornirà informazioni affidabili che permetteranno di paragonare strutture situate in diverse regioni o con caratteristiche operative simili, incentivando una sana competizione verso l’efficienza.
Un elemento centrale della proposta è l’introduzione di un’etichetta elettronica obbligatoria, che fungerà da certificato di sostenibilità per ogni centro dati operativo nell’Unione. Questa etichetta non solo premierà le buone pratiche esistenti, ma fungerà da catalizzatore per nuovi progetti architettonici e interventi di riqualificazione in grado di ridurre drasticamente gli sprechi. Come sottolineato dal recente rapporto di Mario Draghi sulla competitività europea, l’uso efficiente dell’energia è diventato un pilastro fondamentale per la sopravvivenza dell’industria del continente. Ridurre i costi operativi attraverso il risparmio energetico permette alle aziende di liberare risorse vitali da reinvestire in ricerca, sviluppo e creazione di posti di lavoro qualificati. L’Europa vanta già una posizione di leadership tecnologica nelle soluzioni per l’efficienza, e questo regolamento intende trasformare tale vantaggio competitivo in uno standard globale.
Il pacchetto normativo si inserisce coerentemente nel più ampio piano d’azione per l’energia accessibile e nel patto industriale pulito, strumenti pensati per garantire una transizione energetica che sia allo stesso tempo equa e tecnologicamente avanzata. La visione della Commissione prevede un sistema energetico decarbonizzato dove l’efficienza è posta al centro di ogni processo produttivo e digitale. Insieme al regolamento sul rating, l’Unione sta promuovendo una tabella di marcia strategica per la digitalizzazione del settore energetico e una nuova legge per lo sviluppo del cloud e dell’IA. Questo approccio integrato garantisce che le politiche digitali e quelle energetiche non viaggino più su binari separati, ma convergano verso l’obiettivo comune della neutralità climatica.
Dal punto di vista tecnico, il meccanismo di valutazione si appoggerà su una banca dati europea dedicata ai centri dati, operativa dal settembre 2024, che funge da punto unico di raccolta delle informazioni,. Questa piattaforma utilizza indicatori chiave di prestazione, come il Power Usage Effectiveness e il Water Usage Effectiveness, per determinare la classe di efficienza di ogni struttura. Per comprendere la portata dell’impatto atteso, la Commissione stima che migliorare l’efficienza energetica media dei centri dati da un valore di 1,6 a 1,2 possa ridurre il consumo elettrico complessivo del venticinque per cento. Inoltre, il recupero del calore residuo prodotto dai server rappresenta una risorsa preziosa che potrebbe coprire una fetta importante della domanda di riscaldamento residenziale e industriale in Europa.
Le etichette elettroniche verranno generate automaticamente dalla piattaforma di segnalazione, eliminando oneri burocratici eccessivi per gli operatori. A partire dal 15 agosto 2027, e con cadenza annuale, il database europeo emetterà questi certificati per tutte le strutture che avranno comunicato correttamente i propri dati. La validità annuale delle etichette assicura che le informazioni siano sempre aggiornate e riflettano i progressi tecnologici compiuti dai gestori. Queste etichette saranno rese disponibili al pubblico in tutte le lingue ufficiali dell’Unione, garantendo una trasparenza totale verso i cittadini, i clienti e le autorità. Gli operatori avranno l’obbligo di fornire l’etichetta a chiunque ne faccia richiesta, facilitando l’accesso tramite codici QR o link diretti ai propri siti web o alla banca dati ufficiale.
Un aspetto di primaria importanza nel nuovo regolamento riguarda la protezione dei segreti industriali e della riservatezza dei dati aziendali. Sebbene la trasparenza sia il valore guida, la normativa è stata attentamente bilanciata per proteggere le informazioni commercialmente sensibili in linea con le leggi vigenti sull’accesso ai documenti. Solo le informazioni strettamente necessarie per la comprensione dell’etichetta ambientale saranno rese pubbliche, mentre il resto dei dati tecnici rimarrà protetto all’interno del database europeo. Questa cautela è stata necessaria per garantire la partecipazione collaborativa dell’industria senza compromettere la competitività delle singole imprese. Inoltre, per evitare che gli operatori debbano comunicare più volte le stesse informazioni, il sistema è armonizzato con i regolamenti sulle statistiche energetiche e con la direttiva sulla prestazione energetica nell’edilizia.
La proposta introduce anche un linguaggio tecnico standardizzato attraverso nuove definizioni che meglio descrivono la modernità delle infrastrutture digitali. Viene definita, ad esempio, la categoria di centro dati “predisposto per il riutilizzo del calore residuo”, ovvero quelle strutture progettate per cedere energia termica a reti di teleriscaldamento esterne. Altre definizioni tecniche riguardano l’uso dell’acqua dolce e la tipologia di sistemi di raffreddamento impiegati, distinguendo tra circuiti chiusi o semi-chiusi per allinearsi con la strategia europea di resilienza idrica. Questo sforzo di standardizzazione permette di eliminare le ambiguità e di garantire che i dati raccolti siano confrontabili tra i diversi Stati membri in modo scientificamente rigoroso.
Il processo che ha portato alla stesura di questo regolamento è stato lungo e partecipativo, coinvolgendo centinaia di esperti, associazioni di categoria e istituzioni accademiche. Attraverso seminari, interviste mirate e consultazioni pubbliche, la Commissione ha raccolto i feedback necessari per tarare le soglie di prestazione sulla base della realtà operativa del mercato. Sono stati pubblicati rapporti tecnici dettagliati che hanno analizzato l’efficienza dei centri dati europei, fornendo la base scientifica per le diverse classi di rating. Il regolamento prevede anche una clausola di revisione triennale, con la prima scadenza fissata per il 2029, per permettere al sistema di evolversi di pari passo con le innovazioni del settore. In futuro, potrebbero essere introdotti indicatori più complessi che aggregano i dati in un unico indice di sostenibilità o che misurano le prestazioni dei singoli apparati informatici all’interno dei server.
Gli Stati membri avranno un ruolo fondamentale nella vigilanza del mercato e nella verifica della qualità dei dati riportati. Le autorità nazionali dovranno confermare alla Commissione il completamento delle segnalazioni per il proprio territorio entro scadenze precise, assicurando che il database sia sempre aggiornato. Per i centri dati in colocation, dove più clienti condividono lo stesso spazio, la normativa introduce flessibilità permettendo stime percentuali della superficie coperta dai dati, facilitando così la transizione verso la piena conformità. Anche i centri dati più piccoli o quelli ancora in fase di costruzione avranno la possibilità di partecipare volontariamente al sistema di rating, permettendo loro di dimostrare fin da subito il proprio impegno verso la sostenibilità. Questa inclusività è pensata per non escludere le realtà innovative che operano su scala ridotta ma con standard di efficienza elevatissimi.
In conclusione, questa nuova normativa europea rappresenta un passo decisivo verso un futuro digitale che non comprometta le risorse del pianeta. Attraverso l’armonizzazione delle regole e la creazione di strumenti di rating trasparenti, l’Unione Europea si propone di guidare il settore dei centri dati verso una nuova era di responsabilità ambientale. L’obiettivo finale non è solo la riduzione dei consumi, ma la creazione di un ecosistema digitale resiliente, capace di sostenere lo sviluppo dell’intelligenza artificiale e del cloud in modo efficiente, competitivo e rispettoso del clima. Con l’entrata in vigore di queste regole, l’Europa conferma ancora una volta la propria ambizione di essere il continente leader nella definizione di standard per un’economia moderna e sostenibile.



