In un’epoca segnata dal ritorno della guerra, dall’accelerazione della produzione di armamenti e da un’inedita interdipendenza economica e digitale, la domanda sulla capacità degli Stati di controllare il proprio destino torna con urgenza. L’annuncio di Anthropic di venerdì scorso offre un esempio concreto e destabilizzante di come le decisioni di un solo governo possano riverberarsi sull’intero ecosistema globale dell’intelligenza artificiale.
L’azienda americana ha infatti disabilitato l’accesso ai suoi modelli di frontiera Fable 5 e Mythos 5 per conformarsi a una direttiva sul controllo delle esportazioni emessa dal Dipartimento del Commercio statunitense, motivata da “ragioni di sicurezza nazionale”. L’ordine, ricevuto alle 17:21 ET, imponeva di sospendere immediatamente l’accesso ai modelli «a qualsiasi cittadino straniero, sia all’interno che all’esterno degli Stati Uniti, inclusi i dipendenti stranieri di Anthropic». Per garantire la piena conformità, Anthropic ha scelto di disattivare i modelli per tutti i suoi clienti, precisando tuttavia che gli altri sistemi dell’azienda restano operativi.
Ci stiamo conformando alla direttiva legale del governo e stiamo rimuovendo l’accesso a Fable 5 e Mythos 5 per tutti gli utenti. Tuttavia, non concordiamo sul fatto che la scoperta di una potenziale vulnerabilità di jailbreak, seppur limitata, debba giustificare il ritiro dal mercato di un modello commerciale distribuito a centinaia di milioni di persone. Se questo criterio venisse applicato a tutto il settore, riteniamo che bloccherebbe di fatto tutte le nuove implementazioni di modelli per tutti i fornitori di modelli di punta.
Come abbiamo dichiarato pubblicamente , riteniamo che il governo debba avere la possibilità di bloccare dispiegamenti non sicuri, nell’ambito di una procedura legale trasparente, equa, chiara e basata su dati tecnici. Questa azione non rispetta tali principi.
La mossa arriva a pochi giorni dal lancio pubblico di Fable 5 e Mythos 5, presentati come modelli all’avanguardia su molteplici benchmark del settore. Fable 5 rappresentava un passo significativo: per la prima volta Anthropic rendeva disponibile al pubblico un sistema di tale potenza, accompagnato da nuove misure di sicurezza progettate per bloccare risposte in aree ad alto rischio.
Sommario
Aggiornamento di settembre 2026: Anthropic vince in giudizio ma è una vittoria di Pirro
La giudice californiana Rita Lin ha infine annullato la misura del governo, stabilendo che la classificazione come minaccia non derivava dal pericolo reale di un sabotaggio tecnologico, bensì dalla volontà del Dipartimento della Difesa di punire l’azienda per le sue critiche. Nel confermare la decisione, la magistrata ha comunque precisato che il Pentagono non è vincolato a utilizzare i software di Anthropic e può legittimamente rivolgersi ad altri concorrenti. Di conseguenza, pur rimanendo incerto un eventuale ricorso in appello da parte delle autorità, la Difesa ha già ridotto l’impiego dei sistemi di Anthropic con l’intento di dismetterli del tutto entro la fine di settembre 2026. E’ una vittoria? Si. Di Pirro.
La reazione di Anthropic e i precedenti attriti con Washington

L’azienda non ha nascosto il proprio disappunto. In una dichiarazione ufficiale ha affermato:
«Come abbiamo dichiarato pubblicamente, riteniamo che il governo debba avere la possibilità di bloccare installazioni non sicure, nell’ambito di una procedura legale trasparente, equa, chiara e basata su dati tecnici. Questa azione non rispetta tali principi».
Si tratta dell’ultimo capitolo di una tensione crescente tra Anthropic e le autorità statunitensi. Già all’inizio dell’anno l’azienda era stata protagonista di un acceso confronto con il Dipartimento della Difesa, emerso pubblicamente.
La voce dell’industria europea: l’appello di Michele Zunino (Netalia)
La vicenda ha immediatamente riacceso il dibattito sulla sovranità digitale. In un post su LinkedIn, Michele Zunino, CEO di Netalia, ha commentato:
«Lo avevo detto. E ci ho così creduto da scommettere su quelle idee quando in pochi erano disposti a farlo. […] La notizia che arriva questa mattina dagli Stati Uniti — la sospensione, per decisione di un governo straniero, dell’accesso a tecnologie digitali critiche su cui aziende e istituzioni di mezzo mondo hanno costruito la propria operatività — non è un fatto isolato. È la dimostrazione, plastica e immediata, di qualcosa che da quindici anni proviamo a raccontare: la sovranità digitale non è un tema ideologico o astratto, è una condizione di resilienza concreta, ed è fragile quanto la possiamo immaginare.»
Zunino rivolge un appello directo alle istituzioni italiane ed europee affinché diano concretezza alle politiche di sovranità già delineate, premiando infrastrutture e piattaforme nazionali ed europee. «Netalia non è un’idea, un progetto, una promessa per il futuro. È una piattaforma cloud italiana, reale, operativa», sottolinea, invitando system integrator, ISV, gestori di servizi e pubbliche amministrazioni a scegliere percorsi di autonomia digitale immediati. «Il tempo per prepararsi era ieri. Il tempo per agire è oggi.»
Le critiche dalla comunità AI: Gary Marcus e le lacune della policy Usa
Anche il noto ricercatore Gary Marcus ha analizzato l’accaduto in termini critici verso l’amministrazione Trump. Pur riconoscendo un passo avanti nell’Executive Order del 2 giugno che incoraggia test preventivi sui modelli, Marcus lo definisce insufficiente: volontario, troppo focalizzato sulla cybersicurezza e incapace di affrontare rischi concreti come i danni ai minori, la pubblicità ingannevole o la “sycophancy” dei modelli.
Riguardo al provvedimento su Anthropic, Marcus parla di un approccio «arbitrario e capriccioso» che rischia di danneggiare l’intera industria statunitense: «no industry can thrive if the government appears arbitrary and capricious». Secondo il ricercatore, l’ordine sembra scaturito dal panico dopo che Amazon avrebbe dimostrato la possibilità di effettuare un jailbreak su Fable, un problema noto e comune a tutti i large language model. Servirebbe invece, conclude Marcus, «strong but measured AI oversight» – bipartisan, tecnicamente informato e proattivo piuttosto che reattivo.
Il parallelo cinese e la frammentazione globale
Il caso non è isolato. Anche la Cina, per motivi di sicurezza nazionale e competizione strategica, sta progressivamente escludendo gli attori stranieri dal proprio ecosistema tecnologico. Meta ha recentemente completato la separazione operativa da Manus e ha sospeso la condivisione dei dati, conformandosi a un ordine di Pechino di aprile che imponeva l’annullamento di un accordo da 2 miliardi di dollari. Pechino ha inasprito i controlli sulle esportazioni tecnologiche e sugli accordi transfrontalieri che coinvolgono asset strategici, mentre la corsa Usa-Cina per talenti, hardware e dati si trasforma in una vera e propria frammentazione del panorama tecnologico globale.
La vicenda Anthropic non è quindi soltanto un episodio regolatorio: è lo specchio di un mondo in cui la sovranità nazionale, anche in ambito digitale, si afferma spesso attraverso strumenti unilaterali che mettono a nudo l’estrema vulnerabilità delle catene del valore globali. La domanda rimane aperta: in un contesto di interdipendenza profonda, fino a che punto gli Stati – Italia ed Europa in primis – riusciranno a costruire alternative credibili per controllare il proprio destino tecnologico? Il tempo delle risposte astratte è scaduto.

