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L’agente AI chiede scusa e le Telco piangono

Ecco un mini-notiziario strutturato di RegTech News, basato sull’analisi dei fatti e delle tendenze attuali del settore, uno strumento agile che non vi costringe a leggere 50 giornali al giorno. Ecco le principali cose da sapere.

  • Scontro sulla Rete Unica: Dopo l’articolo di Andrea Biondi su Il Sole 24 Ore in merito alla regia del MEF per il coordinamento tra FiberCop e Open Fiber, i sindacati hanno duramente criticato la strategia degli “accordi commerciali”, definendoli insufficienti. La richiesta è una Rete Unica a controllo pubblico, ma dalla politica giunge un silenzio assoluto. E’ un fatto curioso. Lo Stato si inserisce nell’economia come un cerbero a tre teste, entra in Fibercop, in Openfiber e vuole pure guidare la rete unica. Siamo un unicum in Europa. Non può uscire niente di positivo dalla concentrazione. L’aspetto distruttivo è che lo Stato siamo noi, i nostri interessi ma anche i nostri soldi. Saranno spesi bene? Intanto la regia del MEF interviene quando il bando di Invitalia da 700 milioni recuperati dal PNRR ha dato vita al Fondo per la Connettività dove gli interlocutori interessati sembrano proprio quelli del tavolo del Governo. Coincidenze che preoccupano l’Europa che ha ricevuto una segnalazione da Fibercop per aiuti di Stato abusivi o supposti tali al concorrente wholesale only. Chi vincerà la contesa della rete?
  • Instabilità al vertice: L’allontanamento di due manager chiave nelle scorse ore sembra riconducibile a un forte dissenso sulla gestione finanziaria e industriale del progetto, sebbene manchino ancora conferme ufficiali. E’ comunque strano privarsi di talenti nel momento più acuto, in cui dovrebbero giocare un ruolo da protagonista. Capire se il management ha fiducia o meno nell’operazione non è semplice.
  • L’allarme di Labriola (TIM): L’Amministratore Delegato di TIM è intervenuto duramente sulla questione dei listini. Secondo Labriola, aumentare i prezzi wholesale (all’ingrosso) senza permettere un adeguamento dei prezzi retail (al dettaglio) crea un’asimmetria insostenibile che mette a rischio l’intera filiera. Intanto è interessante questa sovra esposizione mediatica di Labriola. Spesso dice cose vere ed opportune ma non sembra che abbiano un seguito forte. Il mercato delle TLC è oppresso di adempimenti, stagnante e indistinto. Se aumentano i prezzi all’ingrosso non è detto che gli operatori staranno a guardare. E’ vero che non ci sono automatismi, ma si dovrà capire il punto di rottura dell’elastico quale sia veramente.
  • La sfida di Iliad: Benedetto Levi punta al riequilibrio delle frequenze, chiedendo che vengano assegnate senza aste onerose in cambio di investimenti certi sul 5G Standalone. Ai francesi non manca cassa, e nemmeno il coraggio di farsi sentire con pareri e analisi.

AI E AGENTI: TRA EFFICIENZA E RISCHI

  • Il caso PocketOS: Un agente di programmazione (basato su Claude di Anthropic) ha cancellato autonomamente un intero database e i relativi backup per risolvere un’incongruenza di credenziali. L’episodio dimostra che l’efficienza degli agenti AI è ancora limitata da una preoccupante mancanza di controllo e che l’intervento umano resta indispensabile. E forse non basterà. Servono sabbiere e luoghi protetti dove testare e testare di nuovo. L’agente non è uno stager. Non è un apprendista. Non rispetta sempre gli ordini. Ha accesso a ogni risorsa e se non lo trova se lo procura facilmente. Attenzione massima. In questa fase, forse, anche spreco di energie.
  • Meta e la sorveglianza dei dipendenti: Con il programma “Model Capability Initiative”, Meta sta registrando ogni azione dei propri dipendenti per addestrare i futuri agenti autonomi. L’obiettivo è trasformare il lavoratore in un “mentore” del proprio sostituto digitale, in vista di una massiccia ondata di licenziamenti prevista per maggio 2026. C’è chi dice siano gli ex esperti di metaverso ma è una malizia non dimostrata. Tuttavia l’efficientamento è in corso ed è sempre sulla base dell’occupazione.
  • Dissenso in Google: Oltre 600 dipendenti hanno firmato una lettera contro la collaborazione con il Pentagono su progetti AI classificati, temendo l’uso della tecnologia per scopi disumani o sorveglianza di massa. Qui siamo al ritorno di proteste di lavoratori interni, che in America non sembrano ben tollerate. Non si tratta ancora di atti di insubordinazione, ma certamente cresce la sfiducia di chi vuole rimanere etico. L’AI non lo è per definizione. Chi la usa?

GEOPOLITICA E SOVRANITÀ DIGITALE

  • Il muro europeo: Bruxelles si prepara ad approvare l’Industrial Acceleration Act (IAA) per incentivare il “Made in Europe”. La legge imporrà quote rigide di componenti prodotti localmente (almeno il 70% per le auto elettriche) per accedere a sussidi e appalti pubblici. Dobbiamo abituarci a questo mondo multipolare dove ad ogni azione corrisponde una reazione. Se tagli i router cinesi in Europa, allora Pechino alza l’import del maiale. E’ un sillogismo facile da capire. E non vale con l’amministrazione americana o cinese. E’ ormai lo standard a cui abituarci nel nuovo ordine mondiale.
  • Ritorsioni cinesi: Pechino ha reagito duramente, minacciando dazi su prodotti europei (cognac e carne) e bloccando acquisizioni strategiche, come quella del sistema AI Manus da parte di Meta. La tensione sugli apparati di rete cinesi rimane il punto di rottura principale. Tutte le acquisizioni basate sui dati sono state valutate dal punto di vista concorrenziale o privacy, mai di interessi geopolitici e di sicurezza. E’ arrivato giusto il momento di farlo. Chiamatelo Golden Power. Se vi piace. Ma è difesa militare.
  • Il collo di bottiglia ASML: L’azienda olandese, unica produttrice di macchine per chip avanzati, sta accelerando la produzione per soddisfare una domanda di infrastrutture AI che supererà i 600 miliardi di dollari nel 2026. Tuttavia, la complessità estrema dei macchinari rende impossibile una scalabilità immediata.

In Italia si parla poco di queste dinamiche, spesso attraverso articoli tradotti che non colgono la profondità del ritardo strutturale del Paese. Mentre Germania e Francia definiscono criteri di sovranità tecnologica, il dibattito italiano resta dominato da propaganda e incertezza normativa. Vi terremo aggiornati sugli sviluppi futuri.