Al centro dell’attenzione questa settimana sono finite le azioni di Palantir, una società di software per l’intelligenza artificiale usata anche in campo militare dall’Italia, dalla Germania, da altri Paesi NATO e comunque da quasi tutti i principali alleati occidentali per operazioni di difesa, intelligence in scenari critici.
Dai documenti ufficiali si evince che nei primi tre mesi del 2026 Donald Trump ha acquistato azioni Palantir per un valore tra i 247.000 e i 630.000 dollari, con diversi acquisti solo a marzo. Poi, ad aprile 2026, ha scritto sui social che Palantir ha “grandi capacità belliche” e che i nemici lo sanno bene. Si, lo sappiamo bene.
Anche l’Italia compra i servizi di Palantir, il Ministero della Difesa ha contratti attivi, alcuni dei quali riservati, per il software Gotham. La Polizia di Stato ha mostrato interesse, anche se procede con maggiore cautela. La Germania invece ha una posizione opposta, con varie polizie regionali che la usano da anni per le indagini, mentre l’esercito per ora la evita, preferendo soluzioni europee per non dipendere troppo da un’azienda americana su dati sensibili di difesa.
Sommario
Aggiornamento giugno 2026: la Francia interrompe i rapporti con Palantir
La Francia ha deciso di interrompere la collaborazione tra i suoi servizi segreti e l’azienda tecnologica americana Palantir. Il Primo Ministro Sébastien Lecornu ha spiegato che il Paese non può permettersi di dipendere da potenze straniere nel settore digitale e, per questo motivo, il governo investirà 655 milioni di euro per sviluppare un proprio sistema di intelligenza artificiale.
Questa mossa della DGSI, l’agenzia di intelligence francese, è stata accelerata da un altro evento recente, ovvero la decisione dell’azienda statunitense Anthropic di bloccare l’accesso ai suoi potenti modelli di intelligenza artificiale agli utenti non americani, seguendo le direttive delle autorità degli Stati Uniti. Questo blocco ha spinto la Francia a pretendere una maggiore sovranità tecnologica per non rischiare di rimanere isolata o controllata.
Mentre Palantir cerca da tempo di espandersi in Europa (ed è già utilizzata dalle forze di sicurezza in diverse regioni della Germania), gli attivisti continuano a sollevare forti preoccupazioni legate ai rischi per la privacy e alle possibili violazioni delle libertà dei cittadini. Al momento, la filiale francese di Palantir ha scelto di non commentare la rottura.
L’intelligenza artificiale e l’ideologia dei giganti tech minacciano la sovranità europea
Palantir sta lavorando molto con il governo americano nella modernizzazione delle forze armate e il suo CEO, Alex Karp, ha sostenuto economicamente l’amministrazione Trump. Di conseguenza, a qualcuno potrà perfino apparire “normale” che anche Trump abbia investito personalmente in grandi aziende di tecnologia e intelligenza artificiale, compresa Palantir, parlandone in modo positivo pubblicamente. Il rapporto tra innovazione tecnologica, ideologia politica e stabilità democratica si fa sempre più stretto, delineando una vera e propria sfida filosofica sul futuro del potere globale. Al centro di questa dinamica si colloca l’analisi lucida e provocatoria contenuta in Tecnologia e potere: l’eresia di Peter Thiel secondo Padre Paolo Benanti, un ritratto critico del fondatore di Palantir visto come un “teologo politico” che teorizza il superamento della democrazia a favore di una governance tecnocratica fondata sui monopoli e sul controllo dei dati. Questa visione anti-pluralista, che rischia di erodere le istituzioni democratiche attraverso l’uso di software di sorveglianza e analisi predittiva, non è un fenomeno isolato, ma si inserisce in una più ampia strategia di ridefinizione delle regole del gioco da parte delle superpotenze.
L’intreccio tra questa visione del mondo e le decisioni politiche concrete emerge chiaramente nell’esame su Il controllo preventivo sui modelli di intelligenza artificiale: il prossimo Executive Order di Trump avrà impatti in Europa. E’ ben noto lo scontro interno all’amministrazione statunitense tra l’anima libertaria e deregolamentatrice della Silicon Valley – di cui Thiel e Musk sono i massimi esponenti – e le preoccupazioni di Pentagono e intelligence, determinati a mantenere un controllo preventivo sull’IA per ragioni di sicurezza nazionale e rivalità con la Cina, costringendo l’Europa a subire le onde d’urto di scelte tecnologiche e militari d’oltreoceano.
Di fronte allo strapotere di questa nuova oligarchia digitale e alle mosse di Washington, il Vecchio Continente si trova a un bivio cruciale. La diagnosi della nostra attuale condizione è semplice da tracciare: La sovranità che scivola via. Tra tecnomonarchi, subalternità europea e il coraggio delle idee, ci mette in guardia dai modelli dei grandi “tecnomonarchi”. L’invito, forte e pressante, è sempre quello di abbandonare ogni forma di subalternità psicologica e tecnologica per costruire una via alternativa e originale. Un percorso che risponda alle derive tecnocratiche americane e al dirigismo cinese non copiando i loro campioni, ma valorizzando il pluralismo, l’open source e una politica di acquisti pubblici strategici capace di difendere i valori democratici europei.
L’accusa di insider trading
Trump continua a fare sfoggio di Palantir pubblicamente su Truth Social, altra sua invenzione techno-politica. Ma la Casa Bianca dice che non c’è nessun conflitto di interessi perché lui non gestisce direttamente quei soldi. Ma non era già grave così? La concentrazione di potere tecnologico e finanziario si somma col potere politico. Dalla teoria alla pratica, ecco che il presidente Donald Trump continua a comprare azioni delle Bigtech americane ed a fare strane dichiarazioni pubbliche in merito.
In realtà Trump aveva anche venduto azioni Palantir per circa 5 milioni di dollari il 10 febbraio e altre vendite nei giorni seguenti. Qualcuno sta parlando di insider trading ma non ci sono ancora prove certe. Non solo Palantir: nei primi mesi dell’anno il Presidente ha comprato anche azioni di Nvidia, Apple, Amazon, Microsoft, Oracle e altre grandi aziende tech, tutte per importi importanti. Davvero non c’è niente di strano che ciò accada. Diventa rilevante se ci sono interessi in conflitto da risolvere. Occorre avere anche il potere e la volontà di andare fino in fondo a questa vicenda.
La Trump Organization ha precisato che gli investimenti del Presidente Trump sono gestiti in modo completamente automatico da banche e gestori indipendenti. Trump e la sua famiglia non decidono niente, non sanno in anticipo cosa verrà comprato o venduto e non danno nessuna indicazione. Dovremmo credergli ma tutto è in un fondo fiduciario gestito dai figli. Cosa che comunque non può tranquillizzare.
In realtà il patrimonio di Trump è gestito formalmente dai suoi figli e da gestori professionali, quindi non è chiaro se sia stato lui a decidere personalmente quali azioni comprare o vendere. Per ora non risultano violazioni di legge, ma questa intensa attività di trading sta riaccendendo le discussioni a Washington su etica e possibili conflitti di interesse. Trump ha fatto ottimi affari in Borsa proprio nel periodo in cui, come presidente, ha preso decisioni che hanno mosso i mercati.
Secondo i documenti ufficiali che deve presentare per legge, ha fatto oltre 3.600 compravendite di azioni per un valore totale tra i 220 e i 750 milioni di dollari. Ha investito soprattutto in grandi aziende tecnologiche come Nvidia, Microsoft, Amazon e Apple, con acquisti che in alcuni casi arrivavano fino a 5 milioni di dollari per volta.
Trump ha anche venduto centinaia di titoli. Su molte azioni sta guadagnando bene: in alcuni casi, come su AMD, Intel e Marvell, ha più che raddoppiato i soldi investiti. Molti di questi acquisti sono stati fatti proprio durante il forte calo della Borsa a marzo, quando il mercato era crollato per la guerra con l’Iran.
Intanto Trump prepara la banconota da 250 dollari
Il Dipartimento del Tesoro statunitense ha avviato colloqui preliminari per raffigurare il volto di Donald Trump su una nuova banconota commemorativa da 250 dollari, in occasione del 250° anniversario degli Stati Uniti. Il Tesoriere Brandon Beach ha già richiesto una bozza grafica al Bureau of Engraving and Printing.
L’operazione richiede tuttavia l’intervento del Congresso, poiché la legge attuale vieta l’effigie di persone viventi sulla valuta. Il Segretario al Tesoro, Scott Bessent, ha confermato che l’amministrazione si adeguerà alle norme vigenti e procederà solo se verrà approvata la proposta di legge dedicata, presentata dal deputato repubblicano Joe Wilson. Indipendentemente dal volto, è già confermato che il nome di Trump apparirà sulle banconote celebrate per l’anniversario, affiancando la firma del Segretario.
L’iniziativa di inserire il volto di un presidente in carica su una banconota si inserisce in una dinamica storica ben precisa: l’uso della valuta come veicolo di legittimazione e propaganda del potere politico che non cerca più il consenso. La decisione dell’amministrazione Trump di forzare i limiti della legislazione attuale, che dal periodo post-bellico tutela la moneta da personalismi vietando l’effigie di persone viventi, riflette la volontà di utilizzare i simboli dello Stato per consolidare il consenso politico e celebrare la propria leadership in concomitanza con un evento epocale come il 250° anniversario della nazione.

