Parlamento europeo chiede alla Commissione di accelerare e intensificare l’applicazione del Digital Markets Act (DMA), con particolare attenzione ai servizi cloud e agli strumenti di ricerca basati sull’intelligenza artificiale. In una risoluzione adottata giovedì per alzata di mano, gli eurodeputati esortano l’esecutivo comunitario a utilizzare «pienamente e senza indugi» tutti i poteri previsti dal regolamento: dialogo normativo, indagini, procedure di non conformità e sanzioni.
I deputati sottolineano la necessità di un controllo più rigoroso sui gatekeeper, in particolare sui servizi di cloud computing e sulle funzionalità di intelligenza artificiale integrate nei motori di ricerca, come l’AI Overview di Google. «La sovranità digitale dell’Unione non deve essere compromessa», si legge nel testo, che mette in guardia contro «le pressioni politiche di paesi terzi» volte a indebolire il DMA.
Il Parlamento critica le sanzioni finora irrogate – definite «modeste» – a Meta e Apple per le rispettive violazioni legate al modello “pay or consent” e alle regole anti-steering. Gli eurodeputati chiedono che i procedimenti in corso siano conclusi rapidamente e che le multe future siano «efficaci, proporzionate e dissuasive».
Nel testo si evidenziano numerose pratiche ancora diffuse: l’auto-preferenza di Google, le interfacce di consenso manipolative di TikTok, le difficoltà di interoperabilità imposte da Microsoft, le clausole di parità di Booking.com e le limitazioni all’accesso ai servizi audiovisivi sulle smart TV.
I deputati invitano la Commissione a monitorare con attenzione anche questo segmento di mercato per evitare il ripetersi di condotte analoghe a quelle contestate su Android. Il Parlamento insiste affinché la conformità al DMA venga valutata non solo formalmente, ma sulla base di «risultati concreti e tangibili»: maggiore apertura dei mercati, effettiva concorrenza e reale libertà di scelta per gli utenti.
La risoluzione arriva pochi giorni dopo la pubblicazione, il 28 aprile, della prima revisione del DMA da parte della Commissione, che ha individuato proprio cloud e intelligenza artificiale tra le priorità future. Si tratta di autopromozione della Commissione del lavoro fatto finora su DMA anche se ha sortito scarsi risultati. Nel 2025 l’esecutivo ha già avviato indagini su Amazon Web Services e Microsoft Azure per valutarne la designazione come gatekeeper. Ora sono i colossi americani del cloud nel mirino.
Facebook Marketplace designato Gatekeeper ai sensi del DMA ma la Corte si oppone
A giugno 2026 il Tribunale dell’Unione Europea ha deciso una parziale battuta d’arresto per la Commissione Europea e un successo formale per Meta nell’ambito del Digital Markets Act. La corte ha infatti annullato la qualifica di gatekeeper per Facebook Marketplace, pur confermandola per Messenger, a causa di errori di analisi e di ragionamento giuridico da parte della Commissione. L’Antitrust UE ha formulato la sua decisione basandosi solo su dati storici e ignorando i cambiamenti strutturali che Meta stava già implementando nel 2023, senza valutarne il reale impatto sul mercato. Dal punto di vista pratico le conseguenze sono minime, poiché la Commissione stessa aveva già rimosso Marketplace dalla lista nel 2025 in seguito al calo dei suoi utenti aziendali. Tuttavia, la sentenza infligge un danno d’immagine ai regolatori europei, sollevando dubbi sul rigore delle loro indagini e dimostrando la capacità delle grandi aziende tecnologiche di far valere le proprie ragioni in tribunale contro normative così cruciali.

