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La retorica della sovranità digitale: dalla Dichiarazione di Berlino al portale NIS2 di BSI

La retorica della sovranità digitale cozza con azioni che, almeno nel breve termine, rafforzano player non europei, segnatamente quelli americani anche se “europeizzati” sulla carta.

Da ultimo, la collaborazione tra l’Agenzia federale tedesca per la sicurezza informatica (BSI) e Amazon Web Services (AWS) è stata formalizzata con un accordo siglato nel marzo 2025, finalizzato a sviluppare standard e processi di validazione per ambienti cloud, con un focus specifico sulla sovranità digitale in Germania e nell’UE. Secondo i termini dell’accordo, AWS si impegna a rispettare i requisiti del BSI per la sovranità, inclusi controlli avanzati su separazione operativa, gestione dei flussi di dati e conformità a obiettivi come riservatezza, integrità, disponibilità, resilienza e uso autonomo dei servizi. Questo – affermano da AWS – include l’investimento di 7,8 miliardi di euro da parte di AWS nel “European Sovereign Cloud”, un’infrastruttura cloud operata indipendentemente dalle regioni AWS esistenti, con personale residente nell’UE e controlli esclusivi in Europa, per garantire che i dati rimangano sovrani e protetti da accessi esterni.

Il portale NIS2 del BSI, lanciato di recente, si basa proprio su questa infrastruttura AWS, descritta come “adatta con funzionalità di sicurezza all’avanguardia”, sebbene la scelta potrebbe suscitare critiche per la dipendenza da un provider statunitense. Infatti la partnership è presentata come un mezzo per rafforzare la sicurezza e la sovranità digitale, promuovendo crescita economica e competitività, grazie a queste garanzie di controllo europeo. Vediamo se è proprio così o residua qualche dubbio.

Come ricorderete, la Dichiarazione per la Sovranità Digitale Europea, firmata durante il Summit sull’European Digital Sovereignty tenutosi a Berlino il 18 novembre 2025, co-presieduto dal cancelliere tedesco Friedrich Merz e dal presidente francese Emmanuel Macron, con la partecipazione di rappresentanti di tutti gli Stati membri UE, tra cui l’italiano Alessio Butti (sottosegretario alla Presidenza del Consiglio per l’innovazione tecnologica) ha riunito oltre 900 leader politici e industriali, ha prodotto impegni per una maggiore competitività e sovranità digitale europea, con enfasi su semplificazione normativa, mercati più equi, sovranità su cloud e dati, e iniziative in AI. Macron stesso ha enfatizzato la necessità di rompere la dipendenza da soluzioni USA o cinesi, promuovendo campioni europei e pressioni su giganti tech americani come AWS e Microsoft, inclusa l’inclusione sotto regolamenti antitrust UE e indagini parallele. Di riflesso anche Merz ha sostenuto un approccio unificato europeo contro la dominanza USA, avvertendo sui rischi di dipendenza da tecnologie americane.

Emerge una tensione evidente tra dichiarazioni e fatti, se non altro appare una contraddizione in termini. Da un lato, il summit di Berlino e la dichiarazione di Sovranità europea miravano a ridurre la dominanza USA nel tech. Si proclamarono impegni per favorire soluzioni europee. Dall’altro lato, la scelta del BSI di affidarsi ad AWS per il portale NIS2 – pur con garanzie di “sovranità” come il Sovereign Cloud – appare come un compromesso, ma di fatto non fa che perpetuare la dipendenza da un gigante americano, proprio mentre l’Europa dichiara di volersene affrancare.

Per completezza di analisi va però specificato che Bundesamt für Sicherheit in der Informationstechnik (BSI) e il provider cloud europeo IONOS hanno siglato il 13 gennaio 2026 una strategica cooperazione a Berlino per rafforzare la sicurezza informatica e la sovranità digitale della Germania. L’accordo permette al BSI di accedere in profondità all’architettura e ai processi operativi della piattaforma IONOS, favorendo lo scambio di informazioni riservate e analisi tecniche avanzate. IONOS supporterà l’amministrazione federale nella costruzione di una Private Enterprise Cloud dedicata, in grado di gestire dati sensibili in modo indipendente da fornitori extraeuropei. Un focus chiave è lo sviluppo di crittografia post-quantum: i dati verranno protetti già oggi contro le future minacce dei computer quantistici. La presidente del BSI, Claudia Plattner, ha sottolineato: «Conoscere a fondo le tecnologie è essenziale per valutazioni di sicurezza solide; questa partnership ne costituisce la base». L’intesa facilita inoltre futuri cambi di fornitore grazie a standard di sicurezza uniformi e maggiore interoperabilità. La collaborazione si inserisce nella strategia a due binari del BSI: promuovere fornitori europei (come IONOS) e integrare in modo sicuro anche soluzioni extra-UE (es. AWS, Google Cloud). Resta da capire se questo è un vero bilanciamento o solo un primo passo che non porterà vera indipendenza digitale alla Germania.