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Reinier van Lanschot relatore del Cloud and AI Development Act per la Sovranità europea

La nomina dell’eurodeputato olandese Reinier van Lanschot (Volt/Verdi-ALE) come relatore del Cloud and AI Development Act (CADA) in Commissione Mercato Interno (IMCO) non è solo una notizia di cronaca parlamentare: è il segnale che la “bolla di Bruxelles” sta provando, con qualche ritardo, a darsi una postura industriale.

Van Lanschot dovrà lavorare sodo perchè la struttura del dossier prevede un “doppio comando” con la nomina di un secondo relatore per la Commissione Industria (ITRE), con ogni probabilità espressione dei gruppi conservatori. Questo dualismo riflette forse la spaccatura interna all’UE: tra chi vuole regolare il mercato e chi, con qualche scetticismo, dichiara che senza muscoli industriali americani non c’è nulla da regolare.

L’obiettivo del CADA invece è ambizioso, almeno sulla carta: triplicare la capacità dei data-center europei entro il 2030 e abbattere la dipendenza dai giganti d’oltreoceano.

Van Lanschot ha definito la sovranità come un “elemento essenziale” per l’ecosistema IA europeo, ma la velocità del processo legislativo cozza con la realtà. Insieme a una coalizione trasversale, il relatore ha già consegnato una lettera al Presidente del Consiglio Europeo António Costa chiedendo un summit straordinario sull’IA. Il messaggio è chiaro: non c’è più tempo per la diplomazia felpata, serve pragmatismo operativo prima che il 2027, data prevista per la fine dei negoziati, diventi l’anno del funerale dell’industria tech continentale.

Sovranità tra controllo architetturale e vincoli contrattuali

Il grande equivoco che funesta i corridoi di Bruxelles è la convinzione che la sovranità dipenda dalla geografia. La localizzazione dei dati è, in realtà, una falsa sicurezza. Esiste un abisso tra la governance architetturale, dove l’operatore europeo possiede il controllo fisico e tecnico diretto sull’intera infrastruttura e la governance contrattuale. Quest’ultima non è altro che una fragile promessa di terze parti, spesso soggette a leggi extracomunitarie che possono imporre il cambio di rotta del servizio o l’accesso ai dati in qualsiasi momento.

Perché lo standard di sovranità del CADA sia serio, deve certificare “chi può cambiare il percorso di servizio e sotto quale legge”, non semplicemente dove risiedono i server. Se l’esecuzione effettiva rimane vincolata a un contratto con un provider di un’altra giurisdizione, la sovranità europea è solo una facciata burocratica. La vera autonomia si misura sulla capacità di impedire che un fornitore estero possa “staccare la spina” o modificare unilateralmente i costi di un’infrastruttura critica.

La solita burocrazia di Bruxelles

Mentre l’Europa è impegnata a scrivere vocabolari sulla “IA etica”, gli Stati Uniti costruiscono capacità di calcolo massicce e la Cina scala modelli a velocità bellica. Il contrasto è brutale: a Washington si spediscono chip e si finanziano colossi; a Bruxelles si programmano i comitati per il 2027. Questa discrepanza non è solo inerzia, è un “declino industriale con allegato un comunicato stampa”.

La sovranità non si ottiene con i regolamenti, ma con la capacità. Senza energia a basso costo, permessi rapidi e capitali di rischio, l’Europa continuerà a essere un continente di consumatori che regolano tecnologie prodotte altrove. La vera partita si gioca sull’integrazione tra intelligenza artificiale e infrastruttura energetica. L’IA non è solo un costo energetico, ma un generatore di entrate che può e deve giustificare il potenziamento della rete elettrica europea, accelerando la transizione verso rinnovabili e nucleare. L’Europa ha l’occasione di diventare il polo globale dei data-center a emissioni zero, ma servono scelte politiche coraggiose.

Realtà come Mistral hanno dimostrato miracoli con budget ridotti, ma non possono competere con i miliardi di OpenAI o Anthropic senza un supporto finanziario che sia un ordine di grandezza superiore a quello attuale. Bisogna abbandonare la logica dei “comitati di esperti” e passare ai laboratori agili. La storia recente dimostra che un team di sei ingegneri con una leadership solida e pochi milioni di euro può ottenere risultati superiori a strutture burocratiche elefantiache.

L’Europa deve smettere di rincorrere il modello americano della “corsa agli armamenti” tecnologica e proporre il proprio: un modello basato sulla co-creazione e sul networking, capace di attirare talenti globali che vogliono lavorare a un’IA che abbia un impatto sociale reale, e non serva solo a generare “più click su Instagram”.

Il CADA verso il 2027

Il cammino verso il 2027 rischia di essere troppo lungo per un settore che si evolve di mese in mese. Se l’Europa non trasforma il CADA da esercizio terminologico a strumento di potenza industriale, la sovranità resterà un miraggio. La richiesta di un summit straordinario consegnata a Costa è l’ultima chiamata per un cambio di passo: serve trasformare la carta in infrastruttura resiliente, veloce e operativa.

Il successo di Van Lanschot non si misurerà sul numero di emendamenti approvati, ma sulla capacità di creare un ambiente dove i “builders” possano muoversi più velocemente dei loro rivali. La sovranità europea nascerà dai data-center e dalle linee elettriche, non dai vocabolari di Bruxelles. Se falliremo in questo, la nostra unica eredità sarà quella di aver regolamentato con estrema precisione il nostro declino.