BRUXELLES, 30 MAR 2026 – Il BEREC, l’organismo che riunisce i regolatori europei delle comunicazioni elettroniche, ha pubblicato oggi una valutazione preliminare sul Digital Networks Act (DNA) proposto dalla Commissione Europea. Pur accogliendo con favore l’obiettivo di modernizzare le infrastrutture comunitarie, i regolatori sollevano forti perplessità su diversi pilastri della riforma, paventando rischi di eccessiva centralizzazione e una riduzione della competitività sul mercato.
Secondo il BEREC, il DNA introduce elementi di “maggiore centralizzazione” che necessitano di urgenti chiarimenti. Nel mirino, in particolare, il meccanismo del “passaporto unico” per le autorizzazioni: il timore è che affidare il controllo allo Stato membro di prima notifica possa scatenare fenomeni di forum shopping, dove gli operatori scelgono il Paese con le maglie normative più larghe, complicando la vigilanza e rallentando l’applicazione delle sanzioni.
Critiche anche sulla gestione dello spettro radio. Sebbene l’armonizzazione sia vista positivamente, il BEREC avverte che il diritto di veto della Commissione e l’introduzione di licenze a durata illimitata potrebbero “favorire gli operatori esistenti”, riducendo la contendibilità del mercato a danno dei nuovi entranti.
Sul fronte dei consumatori, l’organismo segnala il pericolo di un indebolimento delle tutele: la riduzione dell’ambito di protezione dell’utente finale e i limiti alla capacità dei singoli Stati di adottare misure più rigorose potrebbero compromettere l’accessibilità e la convenienza economica dei servizi.
In conclusione, pur sostenendo la transizione dal rame alla fibra, il BEREC chiede di salvaguardare l’indipendenza delle autorità nazionali (ANR) e di non smantellare l’attuale modello normativo basato sulla concorrenza. “Il quadro definitivo deve rafforzare, non complicare, il mercato interno”, si legge nella nota, auspicando che le nuove regole non si traducano in meri “oneri amministrativi e incertezza giuridica”.
Sommario
I principali dubbi del BEREC sul DNA
il BEREC (Organismo dei regolatori europei delle comunicazioni elettroniche) esprime diverse riserve sostanziali riguardo alla proposta del Digital Networks Act (DNA). Pur condividendo l’obiettivo di rafforzare il mercato interno e la connettività, l’organismo teme che il nuovo quadro legislativo possa compromettere l’efficacia della regolamentazione attuale.
Il documento BoR (26) 52 presenta la valutazione preliminare del BEREC (Organismo dei regolatori europei delle comunicazioni elettroniche) riguardo alla proposta della Commissione Europea per un Digital Networks Act (DNA), pubblicata il 21 gennaio 2026. Sebbene il BEREC condivida l’ambizione di rafforzare il mercato interno e promuovere una connettività resiliente e sostenibile, esprime forti dubbi sull’efficacia della proposta, temendo che possa introdurre complessità non necessaria senza apportare un chiaro valore aggiunto.
Il BEREC accoglie con favore i nuovi obiettivi relativi alla resilienza, sicurezza e sostenibilità delle reti. Tuttavia, solleva critiche significative su altri aspetti:
- Declassamento della concorrenza: Si osserva con preoccupazione che la promozione della concorrenza sembra essere stata trasformata da obiettivo autonomo a semplice mezzo per garantire servizi accessibili, rischiando di indebolire l’innovazione e gli investimenti.
- Complessità decisionale: La proliferazione di nuovi obiettivi rispetto al Codice europeo delle comunicazioni elettroniche (EECC) potrebbe aumentare la discrezionalità della Commissione a scapito delle autorità nazionali di regolamentazione (NRAs).
Sulla tendenza alla Centralizzazione
Un tema centrale del documento è la critica verso una crescente centralizzazione delle competenze a favore della Commissione Europea e dell’Ufficio per le reti digitali (ODN).
- Single Passport (Autorizzazione Generale): Il BEREC dubita che il nuovo meccanismo di “passaporto unico” semplifichi i processi; teme invece che possa favorire il “forum shopping” e complicare la supervisione, dato che le reti sono strettamente legate a infrastrutture e leggi locali.
- Gestione dello Spettro Radio: La proposta di trattare lo spettro come una risorsa comune europea con diritti di durata indefinita e il potere di veto della Commissione sulle assegnazioni solleva dubbi di proporzionalità e compatibilità con il principio di sussidiarietà.
- Numerazione: Viene messa in discussione l’utilità di un “piano di numerazione dell’Unione”, evidenziando la mancanza di un’analisi economica che ne giustifichi gli enormi costi di implementazione.
Regolamentazione dell’Accesso e Analisi di Mercato
Il BEREC concorda sul mantenimento del regime SMP (Significant Market Power), ma critica le modifiche agli strumenti operativi:
- Gerarchia dei rimedi: Il BEREC contesta l’introduzione di una sequenza rigida per l’imposizione dei rimedi (dai più leggeri ai più gravosi), ritenendo che il principio di proporzionalità vigente sia già sufficiente.
- Veto della Commissione: L’estensione del potere di veto della Commissione sui rimedi specifici è vista come un’intrusione ingiustificata nelle competenze delle autorità nazionali, che meglio conoscono i mercati locali.
- Switch-off del rame: Viene apprezzata l’attenzione alla migrazione verso la fibra, ma si sottolinea la necessità di regole chiare per evitare distorsioni della concorrenza e per gestire il cablaggio interno agli edifici.
Protezione degli Utenti Finali e Servizio Universale
Il passaggio da una Direttiva a un Regolamento (massima armonizzazione) è visto con cautela:
- Indebolimento delle tutele nazionali: Esiste il rischio che le protezioni nazionali esistenti vadano perse senza essere adeguatamente sostituite da standard europei altrettanto efficaci.
- Servizio Universale: Il BEREC esprime dubbi sul nuovo metodo di finanziamento, che esclude i fondi di mercato a favore del solo bilancio statale (aiuti di Stato), richiedendo un’analisi più approfondita sull’impatto di questa scelta.
Assetto Istituzionale e Indipendenza
Infine, il documento esprime serie preoccupazioni per l’indipendenza del BEREC stesso:
- Ruolo dell’ODN: L’espansione dei compiti dell’ODN (che potrebbe arrivare a presiedere i gruppi di lavoro tecnici) rischia di compromettere il modello del BEREC basato sull’esperienza tecnica delle autorità nazionali.
- Influenza della Commissione: Il potere di veto della Commissione su questioni finanziarie e di personale all’interno del Management Board del BEREC potrebbe creare uno squilibrio istituzionale e limitare l’autonomia decisionale dell’organismo.
In sintesi, il BEREC chiede maggiore chiarezza e miglioramenti mirati al testo legislativo per garantire che la riforma contribuisca effettivamente alla semplificazione senza compromettere la concorrenza e la flessibilità necessaria ai regolatori nazionali. Il BEREC ritiene che diverse disposizioni chiave del DNA aggiungano strati di complessità non necessari senza apportare un chiaro valore aggiunto o raggiungere gli obiettivi di semplificazione e prevedibilità dichiarati. La proliferazione di nuovi obiettivi rispetto al quadro precedente potrebbe aumentare la discrezionalità della Commissione, limitando al contempo quella delle autorità nazionali (NRA).
Declassamento della Concorrenza
Una preoccupazione centrale riguarda il fatto che la promozione della concorrenza sembri essere stata declassata da obiettivo regolatorio autonomo a semplice mezzo per garantire servizi accessibili. Il BEREC sostiene invece che la concorrenza effettiva rimanga il motore principale per gli investimenti e l’innovazione nel settore.
Centralizzazione delle Competenze
Le fonti evidenziano una tendenza verso la centralizzazione che solleva dubbi sulla sussidiarietà e sulla proporzionalità:
- Single Passport: Il meccanismo di autorizzazione unica (“Single Passport”) è visto con scetticismo; si teme che possa favorire il “forum shopping” e creare una distribuzione asimmetrica delle responsabilità di vigilanza tra gli Stati membri.
- Gestione dello Spettro: Il trattamento dello spettro come risorsa comune europea e l’introduzione di un potere di veto della Commissione sulle procedure di assegnazione sono considerati sproporzionati e potenzialmente in conflitto con il principio di sussidiarietà.
- Numerazione: La proposta di un piano di numerazione dell’Unione manca di una giustificazione economica e di un’analisi dei benefici per gli utenti, a fronte di costi enormi per autorità e operatori.
Limitazione dell’Autonomia delle Autorità Nazionali (NRA)
Il BEREC contesta l’estensione del potere di veto della Commissione su specifici rimedi correttivi, ritenendolo un’intrusione ingiustificata in ambiti che richiedono una profonda conoscenza dei mercati locali. Inoltre, la proposta di una “gerarchia dei rimedi” rigida è considerata superflua, poiché il principio di proporzionalità è già ritenuto sufficiente.
Protezione degli Utenti Finali
Il passaggio a un Regolamento (massima armonizzazione) fa temere la perdita di tutele nazionali già esistenti e ben funzionanti. Limitando la capacità degli Stati membri di adattarsi alle esigenze locali, la proposta potrebbe paradossalmente indebolire la protezione complessiva dei consumatori.
Indipendenza Istituzionale
Infine, il BEREC esprime forti dubbi sul futuro assetto istituzionale:
- Ruolo dell’ODN: L’espansione dei compiti dell’Ufficio per le reti digitali (ODN), che potrebbe arrivare a presiedere i gruppi di lavoro tecnici, rischia di compromettere l’indipendenza del BEREC e il suo radicamento nelle competenze tecniche delle NRA.
- Influenza della Commissione: Il potere di veto della Commissione su questioni finanziarie e di personale all’interno del Management Board è visto come un potenziale squilibrio istituzionale che potrebbe limitare l’autonomia decisionale dell’organismo.

